Verona Spritz

Si spegne il Centro Storico

centro_bnCi voleva l'indagine di Confcommercio per certificare l'agonia del Centro Storico di Verona. Ma non è solo colpa dei centri commerciali che si aprono in periferia o dei parcheggi che mancano.

Il problema dei Centri Storici non è solo veronese e neppure italiano. Ho paura però che i buoi siano scappati da tempo, anche perchè non è mai stato considerato nella sua complessità. Se si vuole frenarne il degrado bisogna ripartire dalle carte che ha ancora in mano l'Ente Pubblico, ad esempio l'AGEC. Poi bisognerebbe aiutare i giovani a riaprire le botteghe artigianali, rivedere il ruolo degli Asili Nido, aumentare lotta per la sicurezza e contro il degrado.

E che dire della partita delle Caserme in dismissione su cui non ho sentito finora nessuna voce intervenire con una proposta strategica?

In sostanza Il Centro va 'rammendato' come si dovrebbe fare per le periferie. Certo, non si può chiedere questo a Tosi e alla destra leghista e forzitalista, che pensa solo agli affari ed alle lobby, basta vedere chi candida a Sindaco.

Ma chi si propone per il cambiamento deve pur offrire una alternativa, o no? Lotta per le candidature permettendo, s'intende.

 

February 26th, 2017 at 10:43 pm

I 2 gemelli della cultura veronese

Girondini&AmbrosiniQuando si parla di cultura con la C minuscola a Verona non si possono dimenticare Ambrosini e Girondini. Il primo fa di mestiere l'assessore dal 2009 (prima in Provincia e ora in Comune), ma la sua passione vera sono le Onoranze Funebri, dove ha lavorato prima di darsi alla politica. Al vernissage di inaugurazione della mostra di Picasso si è vantato dei successi della giunta tosiana. L'esimio assessore – che vive a Casaleone, sia detto per inciso – ha citato i mercatini di Natale come esempio massimo di politica culturale locale, di fronte all'allibito Presidente del Musée national Picasso di Parigi. A fargli da spalla c'era l'altro 'gemello di razza' della cultura veronese, cioè il Direttore di AMO Girondini. Il quale, dopo i successi mietuti alla Fondazione Arena è approdato alla Direzione del Museo della Lirica, geniale creazione di Tosi e Biasi.

Qualcuno mi spieghi che bisogno c'è di un Direttore all'AMO quando si è deciso di comprare le Mostre da un unico fornitore esterno come Arthemisia!

Intendiamoci, la società di Milano – costola del Gruppo Sole 24 ore – ha le carte in regola per fare buone mostre, anche se non tutti i propri collaboratori sembrano specchiati, vedi rinvio a giudizio del curatore dell'altra mostra cittadina targata Arthemisia – quella dei Maya alla Gran Guardia – con l'accusa di aver gonfiato il numero dei biglietti venduti in una precedente manifestazione.

Una domanda sorge spontanea: quanto resta nelle esangui casse dell'AMO sul costo dei biglietti staccati da Arthemisia? Che importa, dirà qualcuno, l'importante è fare di Verona la sede di mostre di qualità, anche se comprate 'chiavi in mano' da fornitori esterni. La politica di Tosi è infatti quella di delegare ad altri la soluzione di ogni problema, vedi anche quello che sta facendo con l'Arsenale.

Che questo escluda ogni iniziativa di valore legata alla cultura della città e alla sua storia poco o nulla importa. Ai veronesi bastano i mercatini. E, per gestirli, servono appunto gli Ambrosini e i Girondini, che fa pure rima.

October 16th, 2016 at 3:32 pm

Il pulpito degli imprenditori

ManniE bravo Manni! Parlando della Fondazione Arena l'imprenditore veronese dell'acciaio ha sentenziato:"Finché le gestioni sono politiche, gli imprenditori si tengono alla larga!"
Parole sante per quanto riguarda la disastrosa gestione Tosi-Girondini della Fondazione, non c'è dubbio. Ma il pulpito da cui provengono non convince.

Che gli industriali abbiano fatto tanto per Verona è tutto da dimostrare. Vogliamo ricordare cosa ha prodotto nel passato la guida dell'Aeroporto da parte di un imprenditore 'puro'? E per andare ancora più indietro, quanto hanno partecipato gli industriali veronesi alla nascita di due poli di sviluppo come la Fiera e il Consorzio ZAI? Furono scelte totalmente politiche che videro i privati alla finestra, pronti solo a sfruttarne i vantaggi senza alcun intervento diretto.

Se torniamo all'oggi e alziamo uno sguardo al di là dei confini provinciali, scopriamo che a Vicenza sono indagati Zonin e il presidente di Confindustria Veneto per la dèbacle della Banca Popolare di Vicenza. Anche in questo caso si tratta di industriali 'purissimi' che hanno ridotto sul lastrico migliaia di risparmiatori, mentre le proprie aziende fiorivano. L'imprenditore sa fare bene i conti di casa sua ma spesso quando arriva a responsabilità pubbliche si scorda di questa sua competenza e cede alle lusinghe del potere fine a se stesso.

La responsabilità sociale è uno dei motori con cui si promuove lo sviluppo di una comunità, specie in momenti duri come questi. Per salvare Fondazione Arena e riprendere il cammino che ha fatto grande Verona occorre che ciascuno faccia la propria parte con umiltà e dedizione, facendo fronte comune. Ma la Verona di oggi – ahimè – non sembra avere una classe dirigente all'altezza delle sfide che le stanno davanti.

July 27th, 2016 at 9:01 pm

Il tanto e il niente

I Mulini dell'Adige 1897Rileggendo alcune carte di Giulio Segato che mi ha donato la sua compagna Lucia mi sono imbattuto nel progetto Urban Center. Una bella idea lasciata cadere non appena arrivarono i ‘barbari’di Tosi. L‘Urban Center, inaugurato il 12 gennaio del 2004 alla Gran Guardia, doveva mostrare ai cittadini i cambiamenti nella storia urbanistica della nostra città. Nel 2007 la nuova Giunta archiviò chissà dove e dimenticò i pannelli che documentavano le trasformazioni non solo urbane, ma anche sociologiche, culturali e storiche della comunità cittadina.

Verona è piena di questi documenti ‘sepolti’ chiusi negli scatoloni, come il Museo del Risorgimento (riemerso qualche anno fa all’Arsenale), le immagini fotografiche e filmate della città dell’800/900 e tanto altro.

Un moderno Museo della Città sarebbe il contenitore ideale per la straordinaria vicenda di Verona che possiede memorie storiche di tutte le epoche, dall’età preromana fino a noi. Offrirebbe ai cittadini, alle scuole ed ai turisti lo strumento ideale per comprendere i monumenti di cui Verona è ricchissima, collocandoli nel loro contesto storico e civile.

Sul Museo della Città sono stati presentati vari progetti, che ne prevedono anche la fattibilità economica. Ma l’amministrazione attuale è sempre stata sorda. Per i nostri eroi è indispensabile far dimenticare il tanto che si è fatto nel passato perché altrimenti risalterebbe il niente che hanno fatto loro.

July 3rd, 2016 at 5:09 pm

Rapinatori in guanti bianche e silenzio delle opposizioni

thief2Mi sono chiesto in questi giorni se i banchieri veronesi della Prima Repubblica – ho conosciuto Alberto ‘Toto’ Pavesi e Giorgio Zanotto – avrebbero potuto fare ai propri clienti quanto addebitato ai vari Zonin e Consoli di Popolare di Vicenza e Veneto Banca. La risposta è no, impossibile.

E questo sia per etica personale sia per il sistema di contrappesi che vigeva nel passato. Banche e Politica si confrontavano a vicenda e seppure con qualche sconfinamento della seconda sulla prima, il sistema aveva un suo equilibrio. Tanto per essere chiari, né Pavesi né Zanotto – che certo non erano ‘farina da far ostie’ – si sarebbero mai permessi di ridurre in povertà i propri azionisti, semmai l'avessero solo ipotizzato: il partito di riferimento, la vecchia DC, li avrebbe chiamati a rendere conto del loro operato.

La DC sapeva infatti che se fosse crollata la fiducia nelle banche locali, sui muri delle strade sarebbero apparsi migliaia di manifesti con la scritta LADRI! in grande evidenza. Ci sarebbero state manifestazioni e comizi contro il gruppo di potere che governava Città, Regione e Banche.

Ora non è più così: la Politica è stata espulsa dalle Banche (così come dalla Sanità) ma i risultati non sono certo migliori del passato!

Quello che sorprende davvero è che la politica non intenda più neppure difendere gli interessi di chi è stato così pesantemente dissanguato. Passi per il gruppo di potere che governa la Regione Veneto negli ultimi anni. Difensori a parole del popolo padano, i leghisti alla Zaia e soci (pronti a ‘mettere le mani sulla pistola’ se entra qualcuno in casa) si inchinano volentieri a coloro che lo rapinano in modo scientifico. E’invece incomprensibile che tacciano gli oppositori. Eppure è proprio così! Né PD né Movimento 5 Stelle sembra abbiano interesse ad occuparsi con forza della cosa. Il problema di migliaia di risparmiatori messi sul lastrico da ‘rapinatori in guanti bianchi’ non è argomento di cui occuparsi. Evitiamo il populismo, suvvia, sembrano dire i nostri! Se fossi un risparmiatore truffato a chi dovrei rivolgermi, quindi? Con quale animo andrei al voto il prossimo anno?

Non a caso al funerale dell'ex operaio vicentino, suicidatosi con un colpo di pistola dopo aver lasciato un biglietto in cui denunciava di aver perso i risparmi di una vita, ha parlato solo il presidente del Coordinamento Soci delle Banche Popolari Venete, un parroco. Sembra proprio che l’unica voce credibile a difesa degli interessi dei deboli e degli oppressi sia rimasta quella religiosa.

June 19th, 2016 at 7:50 am

Il vero Falcone

Giovanni FalconePrima o poi qualcuno scriverà un libro sul PSI che vinse molte battaglie e perse la guerra. Volete un esempio? E' di questi giorni la commemorazione del Giudice Falcone – eroe e martire della legalità. Tutti uniti nel ricordo, com'è giusto che sia. Ma non si può dimenticare da quanti Falcone fu combattuto in vita e chi si schierò fino in fondo con lui. Illuminante a questo proposito la recente intervista a Claudio Martelli pubblicata su 'Il Dubbio'. La storia ci aiuta a guardare meglio al futuro.

May 25th, 2016 at 3:19 pm

La Carica dei Dilettanti

Una volta si diceva ‘se arrivasse un marziano non capirebbe niente della politica italiana’.
Oggi basta una qualunque persona dotata di buon senso per giudicare dei ‘marziani’ i politici di casa nostra. Prendiamo ad esempio la corsa alle imminenti elezioni amministrative. Nella nostra provincia sono in palio 24 comuni con in testa – per numero di abitanti – San Giovanni Lupatoto e Bovolone. Guarda caso in tutti e due i comuni si presentano 6 liste diverse, ciascuna con un proprio candidato Sindaco. 6+6 liste – con una media di 16 iscritti per ogni lista – significano circa 200 persone che ‘venderanno’ il proprio candidato a conoscenti e amici. Moltiplicateli per le liste degli altri 22 comuni aggiungete simpatizzanti e clientes e troverete un paio di migliaia di persone che cercheranno adesioni alla propria formazione. Con quali argomenti?
politikos
I due modelli principali di comunicazione sono esattamente agli opposti: ‘votate Tizio perché ha esperienza politica’ ‘votate Caio perché non si è mai sporcato le mani con la politica’. I cittadini dovrebbero scegliere tra questi due estremi assoluti, roba da matti! Il resto dei programmi? Uno squallore totale, con i candidati che si rubano le (poche) idee come i bambini copioni tra i banchi di scuola. Salvo rincorrere la politica nazionale per differenziarsi con argomenti ‘alti’ come l'accoglienza agli immigrati o i matrimoni gay.

Ma quali sono i motivi per cui così tante brave persone consumeranno suole e copertoni a caccia di un voto? Il primo e più importante è dovuto alla scomparsa dei partiti. Tutti sappiamo che sono stati distrutti in parte per colpe proprie, in parte perché erano d’ostacolo ai poteri forti di questo paese. Invece di riformarli sono stati azzerati, buttando il bambino – la democrazia – con l’acqua sporca. La fine dei partiti – che fungevano da filtro e da palestra di formazione – ha fatto esplodere il fai-da-te della politica, lanciando allo sbaraglio centinaia di migliaia di dilettanti.

Poiché non è possibile – e forse nemmeno auspicabile – tornare alla situazione del passato, occorre capire se e come si può ripristinare la politique d’abord, come la chiamava Pietro Nenni. Tornare cioè ai valori chiave della politica, quelli che mettono in campo le opzioni fondamentali del vivere comune: il progresso sociale e culturale, la redistribuzione della ricchezza, la difesa dei deboli contro i forti, la salvaguardia dell’ambiente in accordo con lo sviluppo dell’economia. Parlo naturalmente alla Sinistra, quella che dovrebbe mandare a casa – nel Veneto – il comitato d’affari che governa la nostra Regione da Galan in poi e che a Verona ha la sua filiale operativa gestita da Tosi.

A sinistra in molti hanno ormai accettato che il Veneto sia‘di diritto’proprietà della destra. C’è chi non ricorda neppure quando al potere c’era il centrosinistra, cui si deve – per esempio – l’eccellenza della nostra Sanità. “I Veneti amano lo status quo, alla gente sta bene Joe Brillantina a Palazzo Balbi e lo sceriffo Tosi a Palazzo Barbieri”.

Ma forse le cose non stanno proprio così. Altrimenti non si spiegano i voti presi da Renzi alle elezioni europee del 2014 o lo straordinario impatto che hanno le parole di papa Francesco sui nostri concittadini. Le idee forza che hanno lanciato sono semplici e chiare in campo etico, sociale ed economico: bene comune, inclusione, innovazione. Una visione del futuro non legata ai gruppi di potere attuali – come le Banche che hanno tradito i risparmiatori veneti – ma che si rivolge ai giovani, ai deboli, agli anziani, alle imprese innovative ed ai lavoratori. Una visione che dovrebbe essere connaturata alla Sinistra, ma che non viene percepita come tale dalla maggioranza dei veneti.

Diciamoci la cruda verità: non c’è attualmente nessun leader della sinistra veneta che incarni il rinnovamento. Le ragioni sono antiche e rimandano in particolare alla principale forza d’opposizione che qui non ha mai espresso personaggi politici di caratura nazionale, anche quando si chiamava PCI. La distruzione della classe dirigente del PSI Veneto – l’unica della sinistra che abbia mai diretto la nostra Regione – ha comportato la fine di una cultura progressista di governo che il PD non è stato in grado di riassorbire.

In politica però niente è scontato in questi tempi in rapido cambiamento. Occorre in primo luogo rivedere daccapo la Comunicazione coi cittadini. La Sinistra deve imparare a parlare a tutti, non solo ai propri tifosi. Finora si è fatta un ‘selfie’ ora deve alzare lo sguardo e la voce. E’urgente che lo faccia prima di lanciare improbabili alleanze ed inciuci. Altrimenti perderà il Veneto, una volta di più.

May 14th, 2016 at 5:57 pm

La fissazione di Tosi

Tosi ha annunciato di 'avere un piano' sull'Arsenale di Verona. Nuovo, s'intende. Parla di nuove proposte, di importanti investitori pronti ad intervenire. In ogni caso a geArsenale stire il futuro dell'ex cittadella austriaca sarebbero sempre e comunque i privati.

Quella di Tosi è una fissazione patologica. La sua ossessione è quella di vendere quanto più possibile delle proprietà pubbliche entro la fine del mandato. Ha fatto molto finora, dal Palazzo Forti al Palazzo del Capitanio, ma non è contento. Adesso tocca all'Arsenale. Da anni il complesso sta perdendo i pezzi, è sempre meno fruibile, aumentano i pericoli di crolli. Il Sindaco avrebbe a disposizione i 12 milioni della (s)vendita del Capitanio espressamente previsti per l'Arsenale ma non fa nulla e aspetta un 'cavaliere bianco' cui sbolognare il problema.

L'impasse che dura da anni sta arrivando al 'vedo'. Tosi sa bene che non può finire il proprio mandato entro il 2017 se non risolve in qualche modo la questione. Ecco allora il festival degli annunci supportato come al solito dal suo ufficio stampa e da giornalisti compiacenti.

Ma il tempo stringe, i miracoli non li fa più nessuno, neppure il Mago Bolis. La cosa più sensata per uscire dall'impasse sarebbe usare i 12 milioni per un primo restauro urgente: il suo ufficio stampa è in grado di dimostrare che si tratterebbe di una scelta sua, da uomo del Fare. Forse riuscirebbe ancora una volta a prendere per i fondelli i veronesi. Ci pensi, caro sindaco, ci stupisca…

 

July 18th, 2015 at 4:33 pm

Meno male che Trento c’è!

No alla Valdastico Nord!Complimenti a Tosi. E' il primo politico veronese della storia a mostrarsi favorevole al completamento della Valdastico Nord, un tempo chiamata PIRUBI dal nome dei prestigiosi sponsor di un tempo: Piccoli, Rumor e Bisaglia.

Considerato l'assordante silenzio dei partiti ed istituzioni veronesi di fronte alle esternazioni di Tosi ("Chi è contro il completamento della Valdastico verso Trento è retrogrado") sorge il dubbio che tutti siano d'accordo con lui. Sarebbe un cambiamento epocale. Politici ed amministratori veronesi sono sempre stati contrari a quest'opera che ha costi economici ed ambientali esorbitanti e che taglia fuori Verona con il Quadrante Europa e l'area del Garda.

La verità è che purtroppo Verona – da tempo ormai immemorabile – non ha più rappresentanti politici all'altezza dei propri interessi. Il suo sindaco gioca in campo avverso in quanto presidente dell'Autostrada Brescia-Padova che otterrebbe il rinnovo della concessione in scadenza grazie a quest'opera inutile e dannosa.

La Provincia di Trento si è sempre coerentemente opposta al progetto di completamento della Valdastico. Serve quindi solo sperare nei trentini?

December 20th, 2014 at 4:33 pm

Non più padroni a casa propria

Scavi ScaligeriQuello che sta succedendo agli Scavi Scaligeri ha del paradossale.

A seguito della denuncia del FAI è stato confermato anche da Sindaco e Vice che si ha l’intenzione di chiudere gli Scavi dal maggio prossimo per lavori ai piani superiori. Incredibile! Si chiude un Museo in stagione turistica per fare i comodi del nuovo padrone di Palazzo del Capitanio.

Naturalmente gli amministratori dicono di preoccuparsi della salute dei visitatori, ma tutti sanno che quando ci sono lavori ai piani superiori di un qualsiasi palazzo si possono benissimo creare dei passaggi coperti per consentire l’entrata a quelli inferiori. Questo in qualunque condominio, tanto più al Palazzo del Capitanio che ospita nelle sue fondamenta la storia della città, inserita nel Museo agli Scavi.

Parliamo di un vanto di Verona e di una meta privilegiata del turismo straniero. Le spiegazioni sul perché di questa follia possono essere diverse (compresa la volontà di chiusura definitiva degli Scavi), ma una cosa è certa: non siamo più padroni a casa nostra.

Chi voleva un esempio di cosa costa alla città la svendita del suo patrimonio storico ha una risposta inequivocabile.

December 5th, 2014 at 9:21 am