Verona Spritz

Archivio del September, 2010

Sembrano passati anni luce…

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Milano, 14 maggio 1991

L’ultimo sindaco socialista di Milano

Milano è la città della “tolleranza” ed è l’unica città italiana che vanta una secolare tradizione socialista. Paolo Pillitteri, che sarà appunto l’ultimo sindaco socialista, ha cominciato la sua carriera documentando, con il cognato Bettino Craxi, in un film inchiesta, le condizioni degli immigrati meridionali nei primi anni sessanta. Ha di fronte un’emergenza: i tranvieri di un deposito sono entrati in sciopero lamentando di non essere sicuri, per la presenza di un accampamento rom vicino al loro luogo di lavoro. Hanno anche scritto una lettera pubblica, cercando il sostegno dei cittadini per l’espulsione degli zingari. Il sindaco arriva al deposito fermo per sciopero e affronta i tranvieri: “ Siete dei razzisti, dei fascisti, dei nazisti. Voi non siete la classe operaia, vergognatevi! Voi siete la vergogna di Milano!”. Li apostrofa pesantemente: “Siete dei barboni! Tu, con quel braccialetto d’oro! Tu, cosa fai, mi minacci? Lascia stare mia moglie e i miei figli!” Le telecamere riprendono tutto. In pratica, l’ultimo intervento pubblico del sindaco di una città che non vuole essere razzista.

Da Enrico Deaglio  "Patria 1978-2008"  Il Saggiatore

Milano, 26 settembre 2010

Maroni: niente case popolari ai rom


<<Nessuna delle famiglie che saranno allontanate dai campi nomadi regolari di Milano e che hanno i titoli per restare in città, saranno ospitate in alloggi popolari, come originariamente previsto nel piano per l'emergenza rom>>. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Roberto Maroni al termine del vertice sulla cosiddetta «emergenza rom» che si è tenuto lunedì mattina in Prefettura a Milano. «Il campo rom di Triboniano verrà chiuso – ha affermato Maroni – e chi stava dentro e ha i titoli per restare in città avrà una sistemazione, escludendo l'utilizzo di case Aler (di edilizia residenziale pubblica, ndr) o nella disponibilità del patrimonio immobiliare del Comune.

Dal Corriere della Sera 27 settembre 2010

Il razzismo – sottotraccia o palese – è sempre esistito. Sono i politici opportunisti a cavalcarlo, per nascondere i propri obiettivi di potere, a Milano come a Verona.

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September 30th, 2010 alle 10:02 pm

Gobbo non abita qui

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Fiera del Riso

Alla Fiera del Riso di Isola della Scala sotto il tendone dove si gustano i risotti col tastasal e non solo, c'è la banda che suona marce e canzoni. Ad un certo punto – senza che  uno se l'aspetti – parte l'inno di Mameli. Un po' stupito mi guardo intorno  per capire l'effetto che fa sul migliaio di persone – famiglie, giovani, bambini – che affollano il tendone. Alcuni ballano, altri (molti) battono le mani, nessuno fischia.

Menomale, Gobbo non abita (ancora) qui.

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September 26th, 2010 alle 3:46 pm

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Il nulla diventa potere

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"Ci sono persone che non credono niente fin dalla nascita. Ciò non toglie che tali persone agiscano, facciano qualcosa della loro vita, si occupino di qualcosa, producano qualcosa. Altre persone invece hanno il vizio di credere: i doveri si concretizzano davanti al loro occhi in ideali da realizzare. Se un bel giorno costoro non credono più magari piano piano, attraverso una serie successiva, logica o magari anche illogica, di disillusioni ecco che riscoprono quel nulla che per altri è stato sempre, invece, così naturale".

Pier Paolo Pasolini Petrolio.

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September 22nd, 2010 alle 9:04 am

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No ghe più religion…!

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Il commento sull'Arena di oggi (10/9) del sindacalista Castellani è un esempio dei tempi confusi in cui stiamo annegando.

L'inizio è riservato all'analisi:
 
Nessuno si sarebbe immaginato, solo 3 anni fa, che nel mitico Nordest si presentassero1.247 persone ad un concorso pubblico per 12 posti di lavoro, da 1.200 euro lordi al mese. Questo è accaduto l’8 settembre 2010 al palazzetto dello sport di Verona…
Sono ragazzi e ragazze che si sono adattati a fare tutti lavori senza preclusioni, si sono abituati a vivere con poco, a selezionare le loro esigenze, a vivere da soli perché con pochi soldi non è possibile pensare di sposarsi e avere figli. Sono ragazzi e ragazze che più passa il tempo più perdono l'autostima professionale….
 
Di tutto questo Castellani dà la colpa "alla scuola e al pensiero comune"- che è come dire alla Croce Rossa – e non si sogna di ammettere che anche il Sindacato nei confronti dei giovani ha una massiccia dose di responsabilità poichè difende soprattutto gli assunti (e paganti le quote sindacali) e non i precari.
Ma è la conclusione finale a lasciarci di sasso:
 
In un recente convegno la presidente dei Giovani di Confindustria portava un esempio disarmante: «se io chiedo a un giovane laureato indiano di venire a lavorare 6 mesi in Italia ha già la valigia in mano per partire. Se chiedo a un giovane laureato italiano di andare nel nostro stabilimento in India riesco ad ottenere, se mi va bene, la disponibilità per due fine settimana». I giovani devono essere consapevoli che il mercato del lavoro è globale, la produzione si sposta di migliaia di chilometri e continua a spostarsi e ciò che credevamo certo e buono, solo 5 anni fa, ora non lo è più.
 
Dunque la colpa è dei giovani che "non prendono la valigia e non si spostano".
 
A questo punto mi permetto di dare a Castellani 2 modesti suggerimenti:
  • Lasci agli industriali i commenti sulla poca mobilità dei giovani. Il suo mestiere (io credo, ma posso sbagliare) è invece quello di favorirne l'assunzione e soprattutto di difenderli dalle situazioni di degrado, di sfruttamento, di ricatto cui molti di loro sono quotidianamente sottoposti in molti luoghi di lavoro (quando ce l'hanno).
  • Se vuole scoprire i piaceri della mobilità e del mercato globale vada a fare il sindacalista in Cina o India o Brasile (a scelta). Troverà anche lì giovani italiani che se ne sono andati da questo nostro paese che non crede e non investe nel proprio futuro.

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September 10th, 2010 alle 10:06 am

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Lo spritz, ovvero l’ultima frontiera per combattere l’oscena generazione mojito

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Pubblico l'articolo del Foglio che mi ha suggerito l'amico Giancarlo. Si parla di Spritz come antidoto alle mode…:

A che cosa serve lo spritz?

Innanzitutto a scrivere articoli sullo spritz che vanno sempre via come il pane e come appunto lo spritz (vorrei scrivere altro, vorrei scrivere pagine sulla moda femminile ma la moda non interessa più nemmeno alle femmine, comprano tutte da H&M; vorrei scrivere pagine sull’arredamento ma l’arredamento non interessa più nemmeno alle nuove coppie, vanno tutte all’Ikea). Poi, tralasciando per una riga il proprio ombelico, lo spritz serve a sostenere le nostre esportazioni: è fresca la notizia che i germanofoni (tedeschi, austriaci, svizzeri) abbandonano la loro birra per tuffarsi nel veneto intruglio. Lo spritz, parlo ai residui maschi interessati all’argomento, serve a far bere le donne. Ci sono donne che senza spritz sarebbero astemie e poi con che scusa, a fine serata, si lascerebbero stoccazzare? Perché lo spritz non sembra alcol e ci si ubriaca senza saperlo. La versione con l’Aperol (prevalente a Padova dove l’aperitivo arancione è stato inventato nel 1919) è particolarmente dolciastra e subdola. La versione col Campari (maggioritaria a Brescia dove però lo spritz si chiama pirlo) è un tantinello più virile, quella col Select (specialità di Venezia) non l’ho studiata abbastanza per capirne i rimandi. Lo spritz serve a vendere prosecco che ne rappresenta la base nella misura dei sei o sette decimi ed è grazie a questa ricetta dilagante se i vignaioli della provincia di Treviso sono gli unici vignaioli felici d’Italia.

La gente non lo sa (la gente non sa mai niente) ma la vendemmia appena iniziata non è per nulla buona, buonissima, eccezionale come strombazzano televisioni e giornali che copiaincollano i comunicati stampa delle associazioni. Al contrario la vendemmia 2010 si preannuncia come una tragedia epocale. Quest’anno, per la prima volta a memoria d’uomo (o almeno a memoria mia), dal Piemonte alla Sicilia molte vigne non verranno vendemmiate. Costa più la raccolta che il vino che se ne potrebbe ricavare. I prezzi dell’uva sono crollati perché le cantine sono piene, i consumi sono calati, il Nero d’Avola ha stufato, l’etilometro ha inibito. Ecco, lo spritz serve a bere senza rimetterci la patente perché si tratta di aperitivo urbano, da piazze centrali, raggiungibili a piedi o in bicicletta. Somiglia a un baluardo dell’occidente: “Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà del mondo”, diceva Hemingway che se ne intendeva. Lo spritz serve a difendere, certo in modo inconsapevole, disimpegnato, il nostro stile di vita aggredito da un neoproibizionismo neopuritano che sa di postumano. Mantiene aperto il canale del consumo alcolico di massa, è l’iniziazione al frutto della vite per chissà quanti ragazzi che altrimenti non si schioderebbero dal mojito, e chi si lamenta per i danni a salute e quiete pubblica forse sogna un mondo in cui l’incontro umano sia facilitato dalla chimica, dalle pillole. Oppure ha nostalgia dell’eroina. “Ai miei tempi lo spritz era diverso! Costava meno! Lo bevevano i vecchi nelle osterie, non i fighetti nelle vinerie!” Giusto, erano appunto i tempi in cui, mi racconta il grande scrittore veneto Romolo Bugaro, “ogni lunedì mattina, ti parlo della fine degli anni Settanta, c’era un carro che faceva il giro di Padova, per raccogliere i cadaveri”.

A questo punto mi si potrebbe chiedere: a parte questi bei discorsi, a te, personalmente, organoletticamente, lo spritz piace? E’ una domanda un po’ pericolosa perché se mi disgusta sono uno snob polveroso, se mi gusta sono un giovanilista ridicolo. Rispondo come quando mi chiedono (e a fine agosto me lo chiedono spesso) se mi piace il Meeting di Rimini: “No, non mi piace, però mi interessa”.

© – FOGLIO QUOTIDIANO
di Camillo Langone

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September 5th, 2010 alle 10:24 pm