Verona Spritz

Archivio del October, 2010

Pubblicità retro – datata

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Quando il veronese vede la sua città pubblicizzata outside the walls rimane sempre piacevolmente stupito.

In Stazione Centrale a Milano, ad esempio, uno è  orgoglioso vedere la pubblicità della Fondazione Arena. Chissà quanto sarà costata (pensa tra sè)…

Solo che – guardando bene – si accorge che il totem sta promuovendo gli spettacoli….dell'estate 2010! Lo dimostra questa foto scattata il venerdì 28 ottobre scorso.

Stazione Centrale di Milano 28/10/2010Che senso ha spendere soldi per pubblicizzare un programma scaduto? Il totem girevole in Centrale quando sarà aggiornato al programma 2011 (89°Festival Lirico) dato che i biglietti sono già in vendita? Con tutti i debiti che ha la Fondazione non sarebbe meglio promuovere da subito la prossima stagione?

Evidentemente il sovrintendente, che gira il mondo per promuovere il Festival (Bruxelles, Budapest, Monaco, New York) non passa da Milano e soprattutto non va in treno…

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October 29th, 2010 alle 4:46 pm

Aridatece er centralismo!

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Scorrendo l’articolo a pagina 7 di mercoledì 27 ottobre L’Arena ("L’Irpef – inteso come addizionale ndr – non c’è. Per ora”), ho pensato, come ultimamente mi capita di frequente, che sia colpa dei giornalisti. Battono sui loro computer e non si curano di quello che scrivono. Così gli articoli sono illeggibili. Come mi manca il correttore di bozze, ho sospirato…
E invece no. Alla fine il quadro è stato chiaro. L’assessore regionale leghista al Bilancio Ciambetti ha detto:

Allo stato attuale delle proiezioni sull’applicazione del federalismo fiscale il Veneto riceverà 358 milioni di euro in meno di trasferimenti statali nel 2011 e circa 400 in meno nel 2012. Il prossimo bilancio di previsione dovrà essere quindi all’insegna del risparmio, della riduzione delle spese accessorie e del taglio agli sprechi.

Già oggi le cifre ballano e di parecchio (a volte l’indebitamento regionale è di circa 1 miliardo di euro a volte è di 2 miliardi) tanto da avere l’impressione di essere (s)governati da una manica di buontemponi.
Predicano che il federalismo è la panacea di tutti i mali e poi si lagnano del mancato trasferimento statale.
Chissà cosa succederà allo stato definitivo dell’applicazione del federalismo fiscale…

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October 28th, 2010 alle 6:12 pm

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La contrada a due passi dal centro

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Guardate questo piccolo paradiso d'autunno: la pergola con la vite, le vecchie case di mattoni con il fienile, il gatto (non inquadrato ma c'era, ve lo assicuro). Il capitello dove riposa il viandante all'entrata della contrada.

Archivio degli anni Trenta? Borgo dimenticato nell'alta Lessinia? Fotomontaggio?

Sbagliato. Siamo a Verona a 10 minuti da Piazza Bra'. Vediamo se indovinate: 

 

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October 27th, 2010 alle 6:24 pm

La prova del cuoco

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Nell'ultima puntata della soap opera veronese "la Prova del Cuoco" (ovverosia "chi-cucina-chi") dicono che ad essere 'cucinato' nella recente tornata delle nomine nella Fondazione Cariverona sia stato il sindaco. E che sia furibondo.

Quasi quasi mi dispiace. In fondo, l'idea che ci fosse "una presenza determinante del Comune" (che invece paventava il sen. Viviani a commento di un Post di qualche tempo fa) a me non dispiaceva. Piuttosto che le fondazioni bancarie siano rappresentative solo di se stesse – dei 'mostri' come le ha chiamate Giuseppe Turani nel recente convegno alle Campostrini – preferirei un rapporto trasparente con un organo istituzionale elettivo come quello comunale. Con i rappresentanti messi dal Comune nella fondazione che vengono ogni tanto a relazionare sul loro operato. Sono un ingenuo, vero?

Invece ha vinto l'establishment, anche grazie, probabilmente, alla qualità delle persone che ha saputo mettere in campo. A noi veronesi resta il piacere di aver seguito dall'esterno una ennesima lotta di potere. Col naso schiacciato sul vetro della cucina dove si svolgeva la soap.

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October 24th, 2010 alle 5:26 pm

Il futuro è in Lussemburgo

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La conferenza di Giuseppe Turani alla Fondazione Campostrini

Arriva Giuseppe Turani alla Fondazione Campostrini. La sala è abbastanza piena: un centinaio di persone. E' già un miracolo, perchè nessuno ne ha parlato, ne' l'Arena ne' il Corriere del Veneto. Argomento, la storia economica dell'Italia dal dopoguerra ad oggi.Turani è una delle stelle del giornalismo economico italiano, da anni commentatore fisso di Repubblica.

L'analisi è spietata e senza speranza: l'Italia che ha fatto il boom nel dopoguerra grazie alla manodopera a basso costo (del Sud) e lo ha proseguito (aumentando a dismisura il debito pubblico) negli anni '80, è ora incapace di mettere mano a vere riforme: il personale politico è di basso livello, le università sono troppe e dequalificate, le corporazioni troppo protette e annidate dappertutto. "Il 30% dei giovani che oggi hanno dai 25 ai 35 anni sono destinati a non entrare mai nel mondo del lavoro". I poveri studenti delle Lavinia Mondin invitati alla conferenza rimangono impietriti.

Ma il bello deve ancora arrivare: si passa a parlare delle fondazioni bancarie, dei 'mostri' – secondo Turani – perchè non rendono conto a nessuno. A seguire un attacco frontale a Tosi: "E' possibile che la defenestrazione dell'amministratore delegato della seconda banca europea (Unicredit) venga decisa da un sindaco di una città di provincia con logiche da cortile?"

Apriti cielo: si alzano due emissari del sindaco a difenderne l'onorabilità. Il primo grida a Turani "Lei ha offeso il 63 per cento dei veronesi che hanno votato Tosi!".

Il secondo – un raffinato economista – va sul palco a predicare che "il Popolo Veneto con la sua Storia e le Sue Tradizioni deve liberarsi dal giogo del Sud e diventare il centro dell'Europa".

Adesso abbiamo capito, la vision leghista è trasformare il Veneto nel Lussemburgo.

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October 21st, 2010 alle 6:41 am

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ARTVERONA, quando la città respira fresco

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Le fiere a Verona – alcune, non tutte – sono come una boccata d'ossigeno (o di elio) che solleva la nostrà città dai bassifondi provinciali dove si acquatta volentieri.

Una di queste è ARTVERONA, organizzata dalle gallerie d'arte, che attira in città il popolo degli appassionati. Un popolo dove si riconoscono tre figure fondamentali: Gli Estrosi (tacchi alti le donne, cravatta a farfalla i maschi) di regola ricchi e potenzialmente acquirenti, I Rapaci (i galleristi che affonderebbero volentieri i denti nel sangue dei primi), Gli Artisti (vestiti in modo che si veda subito che non sono come gli altri e di regola poveri&pieni di passione).

Quest'anno c'erano meno espositori (la crisi morde), ma il giro tra gli stand è stato sempre pieno di sorprese piacevoli. In più si scoprono eventi ed associazioni culturali che Verona racchiude e di cui l'Arena non parla mai. Ve ne cito 3:
http://www.izona.it/   : associazione culturale musicale
http://www.larteria.com/
  : fotografi veronesi
http://www.babiloniateatri.it/
  : teatranti d'avanguardia made in Isola Rizza

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October 18th, 2010 alle 9:52 pm

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Fame un spritz, colonna sonora del blog

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Lo Spritz visto da Venezia, patria dello spritz  'acido' con il link alla potenziale colonna sonora del nostro blog:

'Fame un spritz' di Sir Oliver Skardy (Pitura Freska)

http://www.youtube.com/watch?v=c2YtGsRet3c&feature=player_embedded#!

"Costava poco un spritz ai nostri tempi / desso xe un lusso par fighetti dementi”. Davvero? Secondo me Oliver Skardy esce raramente dal Veneto, oggi se esiste una forma di alcolismo economico è proprio quello che gira intorno allo spritz, specie a Venezia in zona Campo Santa Margherita dove si beve a prezzi impensabili in qualsiasi altra città del nord. Detto questo, “Fame un spritz” è canzone epocale e vengo a spiegare i motivi.

 1) Il gran tempismo ovvero l’uscita nell’anno del trionfo della Lega vernacolare; 2) la forza inclusiva che sgorga dall’incontro fra contenuto local e forma global (Sir Oliver all’anagrafe risulta Scardicchio, cognome nettamente pugliese; i suoi capelli rasta metterebbero in sospetto le ronde; la musica è meticcia, un travolgente reggae svelto quasi ska); 3) la perfetta poesia veneziana, lessico rima metrica pronuncia, a livelli compositivi non lontani dal sommo Giorgio Baffo suddito di San Marco e Monna Mona; 4) la natura di inno all’osteria veneta e alla sua impareggiabile socialità (“vecioti o studenti va tutti imbriaghi”). Da ascoltare bevendo uno spritz come tradizione comanda ossia acido e cattivo.

 Camillo Langone FOGLIO QUOTIDIANO 7 agosto 2010
 
Vabbè, chiamamola 'cultura veneta' se volete. Basta che sia inclusiva come testimonia questo reggae – cantato in veneto da un teròn vestito da rasta.
 

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October 17th, 2010 alle 8:19 am

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Veronetta da scoprire

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Pala del Veronese Cappella del Reliquario a S.Maria del Paradiso
Paolo Veronese: Madonna, il Battista e S. Antonio da Padova che presenta i due donatori Marogna Cappella del Reliquario a S.Maria del Paradiso.

Se vi trovate dalle parti di Veronetta ed avete un po' di tempo davanti non perdetevi due 'miracoli' dell'arte veronese che non sono abbastanza conosciuti e non fanno parte del Tour turistico ufficiale.
Il primo è la pala del Veronese della Cappella Marogna a S. Paolo, la chiesa di fronte all'università. Un Paolo Veronese atipico, con i colori meno squillanti e luminosi del solito (come ad esempio a S.Giorgio in Braida), ma sempre elegantissimo e commovente.

Poco distante nella chiesa dei Camilliani S.Maria del Paradiso (in via Trezza) scoprirete il più importante reliquario della nostra città. Un'intera cappella è dedicata ai frammenti di santi e martiri, racchiusi in preziose cornici, altarini ed ostensori. Ci sono perfino i reliquari 'da viaggio' che i turisti del passato si portavano appresso per sentirsi protetti, per scambiarli (mai per venderli o acquistarli).

Macabri amuleti? Forse, ma anche un quasi 'amichevole' memento mori che ci si portava appresso  per esorcizzare la paura della morte.

Molto meglio di adesso, in cui la morte è da un lato respinta come evento 'innaturale' e dall'altro viene sbattuta in prima pagina con corredo di volgarità ed indecente spettacolarizzazione come nel caso della povera ragazza di Avetrana.

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October 14th, 2010 alle 7:55 am

Il Buco della Storia

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Al mercatino del Vintage all'Arsenale noto con sgomento che torme di ragazzi & ragazze considerano vintage vestiti, occhiali e borse che erano di moda quando noi avevamo i loro stessi anni. Certo, a quei tempi avremmo provato orrore a vestirci come i nostri padri (& nonni). Il gusto retrò non ci sfiorava minimamente, anzi, eravamo in procinto di costruire il Nuovo Mondo. Dopo un po' che giro in mezzo a tutto 'sto ciarpame mi accorgo che brilla un'assenza, un vero buco nel tessuto della storia:

Manca l'eskimo!

Perchè la divisa, il simbolo di quegli anni pieni di rabbia e di speranza non viene considerato dai nostri nipoti un must da venerare e riciclare? Sarà colpa nostra (l'ennesima) che abbiamo nascosto e seppellito ogni traccia del nostro (in)glorioso passato? Oppure l'omissione è quella dei nostri eredi  che non vogliono nemmeno sentir parlare – neppure in effige – di rivoluzione e di 'fantasia al potere'?? Se non fosse che mia moglie me l'ha fatto sparire tanti anni fa (insieme agli anfibi, non l'ho mai perdonata) me lo rimetterei, guarda. E me ne andrei in giro per la città a far la figura dello scemo…

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October 11th, 2010 alle 7:55 pm

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Abbasso gli anarchici!

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A cosa servono 3 alpini in mimetica, un carabiniere, furgoni e gipponi ecc. in corso Porta Nuova davanti a piazza Pradaval?

Ma a difenderci dagli anarchici, naturalmente. Quelli che imbrattano i cestini…

La paura dei barbari è ciò che rischia di renderci barbari. E il male che ci faremo sarà maggiore di quello che temevamo di subire (Todorov).

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October 10th, 2010 alle 11:15 am

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