Verona Spritz

Archivio del November, 2010

Lezioni di autostima

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Municipalismo, europeismo, senso di uguaglianza e mitezza: sono queste le 4 virtù 'italiane' che potranno redimerci dai tristi anni dell'era berlusconiana. Ecco il messaggio di Paul Ginsborg lo storico inglese divenuto dal 2009 cittadino italiano e intervenuto nei giorni scorsi alla Fondazione Campostrini. L'occasione era anche quella di presentare il suo nuovo libro da poco pubblicato da Einaudi: Salviamo l'Italia.

  1. Municipalismo
    Viva l'Italia dell'autogoverno munipale, delle "mille città"! Nessuno in Europa ha avuto altrettanto sviluppo delle comunità locali che si sono date statuti, forme di partecipazione popolare, luoghi e monumenti simbolo dell'autonomia. Da qui si può ripartire.
  2. Europeismo
    Il forse ingenuo amore per l'Europa è un valore che ci differenzia da altri: dall'Inghilterra ad esempio. Ma questo amore diffuso nel popolo viene spesso 'tradito' dai nostri rappresentanti eletti a Bruxelles. Poco presenti nelle discussioni importanti e poco attenti alla difesa dei nostri prodotti, pur essendo strapagati.
  3. Senso di uguaglianza
    Abbiamo avuto nel risorgimento eroi come Carlo Pisacane che si batterono fino alla morte inseguendo non solo la libertà ma anche l'uguaglianza, senza la quale non esiste libertà (Pisacane si definiva socialista). La forbice della disuguaglianza sociale si sta allargando nel nostro paese: questo mette in discussione lo stesso futuro economico dell'Italia.
  4. Mitezza
    "Il mite è colui di cui si ha bisogno per vincere il male dentro di sè". Ginsborg ha ricordato l'episodio della visita di Garibaldi a Manzoni. Due personaggi così diversi: mangiapreti l'uno, profondamente cattolico l'altro. Eppure Garibaldi – eroe guerriero – si presenta dall'autore dei 'Promessi Sposi' con in mano un mazzo di violette! Così Norberto Bobbio elogia la mitezza come virtù sociale, che può diventare contagiosa così come la violenza.

Anche se non tutta condivisibile, questa iniezione di autostima è quello che ci vuole in questi tempi grami. Grazie Professore!

Il testo della conferenza dovrebbe essere tra breve pubblicato sul sito della Fondazione Campostrini: www.centrostudicampostrini.it.

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November 28th, 2010 alle 9:24 pm

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Spirituale e drammatico il Maestro di Sant’Anastasia

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Il Museo di Castelvecchio merita visite periodiche (anche da noi veronesi) per riscoprire di volta in volta quante diverse ispirazioni arricchiscono la storia dell'arte della nostra città. Due capolavori sono oggi a confronto in una delle prime sale del Museo, dedicate alla scultura ai tempi degli scaligeri: il grande crocefisso proveniente dal lebbrosario di San Giacomo alla Tomba cui è stato contrapposto il piccolo tabernacolo in prestito dalla collezione Olivetti Rason di Firenze. A differenza della pittura che nel '300 mantiene una rappresentazione compassata della realtà, la scultura esplode una straordinaria forza espressionista. L'autore delle due opere, il grande Maestro di Sant'Anastasia di cui tuttora non conosciamo il vero nome, riesce a comunicare tutta la drammaticità dell'evento attraverso l'urlo disperato del Cristo. Il confronto tra le due opere sarà possibile fino al 30 giugno del prossimo anno, quando scadrà il prestito del tabernacolo fiorentino.

L'urlo di pietra

La Grande Croce del Museo di Castelvecchio Il tabernacolo 'ospite'

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November 20th, 2010 alle 6:15 pm

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La crepa

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Se c'è una cosa che ha insegnato la recente alluvione che ci ha colpito è che non ci sono innocenti.

Non sono innocenti i 'magnifici sindaci' di cui parla retoricamente Zaia. Nè lo sono i consorzi, i magistrati alle acque, i forestali e le troppe altre autorità che avrebbero dovuto controllare e prevenire. Nemmeno noi cittadini siamo esenti da colpe. Prendiamo esempio dai nostri vicini dell'Alto Adige: là ogni comune o frazione ha il proprio corpo volontario dei vigili del fuoco e fa periodiche esercitazioni. La cura del territorio funziona anche da collante sociale. Anche noi potremmo organizzare le 'Ronde Ambientali' invece delle fallite – e patetiche – Ronde Padane.

Ma quello che mi ha preoccupato di più sono state le affermazioni sulla 'diversità' dei veneti nel reagire al disastro. "Noi Veneti siamo in grado di tirarci su le maniche", "Noi veneti non siamo capaci di piangere"  e perfino "Alluvione fa rima con rivoluzione"  detto dal presidente della Provincia di Treviso!

Nelle disgrazie abbondano i cattivi maestri (a Verona ne abbiamo uno che si chiama Zwirner). Quelli che predicano la divisione, la presunta superiorità del 'modello veneto' ed invocano la 'libertà' per il popolo veneto. E' questa la crepa più grave che l'alluvione ha provocato.

Per calcolo o per stupidità i fautori della 'crepa' tra nord e sud stanno lavorando alacremente per allargarla, senza guardare a quello che in Europa sta succedendo per esempio al Belgio. Per non citare le tragedie di altri paesi che si sono esaltati nel fomentare la divisione della nazione.

E' questo il regalo che il Veneto si prepara ad apportare al 150° anniversario dell'Unità d'Italia?

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November 16th, 2010 alle 6:46 pm

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Dov’è finito il Museo della Città?

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Bello l'articolo dell'Arena di domenica scorsa. Apriva il cuore. Finalmente un progetto concreto per Castel S. Pietro!

Tutti contenti, il duo Tosi-Biasi (più comparse) a decantare il futuro del Castello: si arriverà in bici, ma anche in funicolare.

Cariverona "si impegna a finanziare il potenziamento della rete di smaltimento delle acque meteoriche a valle dell’intervento, che risolverà problema dell’allagamento delle cantine delle abitazioni di Santa Maria in Organo" (questo è Giacino).

Ma anche Didioc'è deve dire la sua: "Il percorso sarà di 186 metri, con un dislivello di 55 metri e una pendenza del 36 per cento". Il giornalista (Chi sarà mai? Non c'è la firma) annota rapito dislivelli e costi al metroquadro infilandoci ogni tanto qualche parola in inglese (rendering, bookshop) che fa fino. 

Il povero lettore cerca di capire tra tutte queste cifre la cosa che gli sembra la più importante:

Cosa ci andrà dentro al Museo??

La risposta è su quattro righe in fondo all'articolo (si vede che il bravo cronista è stato costretto, ma non voleva, lui..):

"Quali opere d’arte verranno esposte nell’ex-caserma? Lo deciderà il tavolo tecnico Comune – Fondazione (che ha i magazzini pieni di quadri), che dovrà evitare di creare un concorrente in casa al Palazzo della Ragione".

E questo sarebbe "un progetto di altissimo livello" !!?? Mettere a Castel S.Pietro i fondi di magazzino di Cariverona o (magari) di Castelvecchio?

Dov'è finito il progetto del Museo della Città? Quello che doveva illustrare lo straordinario percorso di Verona da Roma al Medioevo al Risorgimento, dallo sviluppo industriale di fine '800 all'ultima guerra? Un viaggio forse unico al mondo attraverso 20 secoli di storia  che pochi possono vantare. Il Museo di Città lo possiedono tutte le città al mondo di una qualche importanza, in particolare quelle a vocazione turistica. Ce l'ha perfino Brescia (con tutto il rispetto).

Speriamo davvero che il Comune (intendo il Consiglio e le Commissioni Consiliari, non la Giunta, per l'amor di Didìo!) riprenda in mano il progetto originario e sappia innescare un dibattito fecondo sul futuro di Castel S.Pietro.

E che l'Arena faccia il suo mestiere di promozione e divulgazione del dibattito. I giornalisti bravi non le mancano, lasci ai geometri il calcolo delle pendenze.  

 

 

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November 8th, 2010 alle 10:04 pm

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Riceviamo da Renzo Torsi di Castelnuovo (Comitato per l'Ambiente e la Democrazia):

Polo ippico o polo del cemento?

Perché nulla ci viene comunicato di preciso sul progetto del Polo Ippico a Castelnuovo? Questo progetto, che sarà realizzato nell'area Arcese (Contrada Valbruna) andrà fatalmente a compromettere una vasta area verde a ridosso del paese che nel tempo è diventata quasi un oasi naturale, nonostante il permanere di un allevamento di cavalli con relativo spazio coperto per le manifestazioni ippiche, che si inserisce però in modo abbastanza equilibrato nell'area.

Ecco come sarà costituito: Zona 1 – Superficie investita 115.000 metri quadri. Strutture coperte: stalle (250 cavalli); campo di esibizione (4.000 spettatori), uffici, parcheggi per il personale, arena scoperta 100×50 metri ecc., circa 22.000 metri quadri (quanti metri cubi?). Inoltre è consentita la costruzione di 16.650 metri cubi di edifici a destinazione turistico residenziale.
A ciò si deve sommare : Zona 2 – Superficie investita 113.000 metri quadri.
Una volumetria di 24.000 metri cubi destinata ad albergo di 4 piani; (nel primo progetto non c'era), una volumetria di metri cubi 30.000 a destinazione residenziale (prima solo era turistico-residenziale). una volumetria di 10.500 per gli alloggi degli addetti; inoltre sono previsti parcheggi per i visitatori, nelle aree limitrofe al polo di 24.000 metri quadri.
 
Cosa centra l'attività ippica con tutte queste costruzioni ? Di regola non si svolge in ampie zone verdi a contatto con la natura? In particolare cosa c’entrano oltre al residence di 16.500 metri cubi i 30.000 metri cubi di appartamenti? Possibile che oltre a Gardaland dobbiamo avere un altro insediamento di cosi notevoli dimensioni?
 
I dettagli sul progetto possono essere visti sul sito Fap Investments, alla voce Costruzioni Turistico/Residenziale:
http://www.fapinvestments.com/

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November 4th, 2010 alle 7:18 pm

Le storie dimenticate

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Chi ama la storia di questo paese ha avuto nei giorni scorsi due occasioni importanti per ripensare vicende che hanno caratterizzato il percorso dell'Italia dalla sua nascita agli anni del fascismo. La prima è stata la conferenza del prof. Mario Isnenghi all'Istituto Veronese di Storia della Resistenza sull'attualità del Risorgimento. La seconda ha visto l'incontro al Teatro Nuovo con Boris Pahor, un testimone della repressione fascista e nazista delle minoranze etniche a Trieste.

Il Risorgimento italiano. Miti, valori, attualità

Ci può servire ancora richiamarci alla storia del Risorgimento italiano al di là delle commemorazioni ufficiali per il 150 anno dall'unità? Certo, risponde Isnenghi, almeno per tre ragioni fondamentali:

  1. Una 'iniezione di autostima' che rianimi i cuori di chi vede un futuro sempre più incerto di questo nostro paese. Nessuno agli inizi dell'Ottocento pensava che il popolo 'dei morti e delle rovine' potesse fondare uno stato unitario. Fu una grande sorpresa per tutta l'Europa che emergessero personaggi del calibro di Mazzini, Cavour, Garibaldi, Cattaneo, dalle qualità morali e politiche assolutamente eccezionali, così diversi dallo stereotipo di servile sottomissione al quale venivano accomunati gli italiani.
  2. La riscoperta del mito e delle grandi narrazioni. Ogni stato fonda la propria identità sul mito delle origini e sugli eroi che si sacrificarono per esso. L'epopea del Risorgimento è piena di episodi e di avventure – alcuni dimenticati e molti altri non sufficientemente conosciuti. Isnenghi cita ad esempio le 5 giornate di Milano, dove il popolo inerme riuscì a cacciare 20.000 soldati di un esercito orgoglioso e potente.
  3. Rilanciare il conflitto. L'Italia dei Comuni è punteggiata in tutta la propria storia dai conflitti: non ce ne dobbiamo vergognare. Però il conflitto va rilanciato sulle cose serie, decisive per il futuro del paese: ad esempio la lotta alla mafia e la salvaguardia del territorio (oggi drammaticamente ferito anche per colpa della politica). Queste sono le battaglie che vale la pena di combattere, anche da fronti opposti. Gli scontri che la classe politica attuale ci propone ogni giorno sono invece degradati e degradanti.

In sostanza il prof. Isnenghi ci dice che questo paese 'ce la può fare'. L'importante è che riscopra i propri valori fondativi ed in primo luogo la lezione del Risorgimento. 

 La persecuzione della minoranza slovena

Boris Pahor è un asciutto signore di 97 anni nato a Trieste quando ancora era il principale porto dell'Austria-Ungheria.  E' stato scoperto dagli editori italiani solo qualche anno fa. A quel punto premi, interviste, e, finalmente, i riconoscimenti per le sue opere. La più importante – pubblicata da Fazi – è Necropoli in cui narra la prigionia nei campi di concentramento nazisti. Nell'incontro al Teatro nuovo, Pahor ha ricordato due esperienze 'dimenticate' nella storia del secolo scorso. La prima è quella della repressione nazista che si scatenò contro Italiani, sloveni, tedeschi dissidenti, francesi, olandesi, norvegesi: nei campi di concentramento nazisti erano ammassati tutti i combattenti per la libertà che i tedeschi avevano trovato lungo la loro strada di conquista. Vi furono detenuti e uccisi soprattutto partigiani e politici. Una repressione dimenticata che avvenne prima e in contemporanea con quella degli ebrei. L'altra storia che ci ha narrato Pahor è quella della minoranza slovena a Trieste negli anni del fascismo. Un periodo di violenza e repressione, di umiliazione delle minoranze etniche. Proibito parlare in sloveno, riunirsi, coltivare le proprie tradizioni. Italianizzati perfino i cognomi slavi. Nel 1941 la Slovenia diventa provincia italiana, in 29 mesi di occupazione nella sola provincia di Lubiana furono uccise oltre 10 mila persone (7 mila nei lager), 40 mila furono deportate, 10 mila le case distrutte. Quello che successe dopo, alla fine della guerra, fu altrettanto tragico e terribile. Le foibe dell'aprile-maggio del '45 dove i partigiani comunisti precipitarono tanti innocenti furono il feroce epilogo di anni drammatici che tuttora pesano nell'animo della gente del luogo. Se un insegnamento se ne può trarre è quanto sia insensato e pericoloso inneggiare alla divisione, all'esclusione, all'intolleranza.

Cose di altri tempi, che non si ripeteranno più? E che ne dite del generoso finanziamento concesso dall'Assessora alla Cultura del nostro Comune ai tradizionalisti cattolici che vorrebbero estirpare la mala pianta dei luterani, commemorano lo scontro di Lepanto contro i musulmani e inneggiano alle Pasque Veronesi come rivolta popolare contro la 'libertina' Rivoluzione Francese?

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November 2nd, 2010 alle 11:21 pm

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