Verona Spritz

Le storie dimenticate

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Chi ama la storia di questo paese ha avuto nei giorni scorsi due occasioni importanti per ripensare vicende che hanno caratterizzato il percorso dell'Italia dalla sua nascita agli anni del fascismo. La prima è stata la conferenza del prof. Mario Isnenghi all'Istituto Veronese di Storia della Resistenza sull'attualità del Risorgimento. La seconda ha visto l'incontro al Teatro Nuovo con Boris Pahor, un testimone della repressione fascista e nazista delle minoranze etniche a Trieste.

Il Risorgimento italiano. Miti, valori, attualità

Ci può servire ancora richiamarci alla storia del Risorgimento italiano al di là delle commemorazioni ufficiali per il 150 anno dall'unità? Certo, risponde Isnenghi, almeno per tre ragioni fondamentali:

  1. Una 'iniezione di autostima' che rianimi i cuori di chi vede un futuro sempre più incerto di questo nostro paese. Nessuno agli inizi dell'Ottocento pensava che il popolo 'dei morti e delle rovine' potesse fondare uno stato unitario. Fu una grande sorpresa per tutta l'Europa che emergessero personaggi del calibro di Mazzini, Cavour, Garibaldi, Cattaneo, dalle qualità morali e politiche assolutamente eccezionali, così diversi dallo stereotipo di servile sottomissione al quale venivano accomunati gli italiani.
  2. La riscoperta del mito e delle grandi narrazioni. Ogni stato fonda la propria identità sul mito delle origini e sugli eroi che si sacrificarono per esso. L'epopea del Risorgimento è piena di episodi e di avventure – alcuni dimenticati e molti altri non sufficientemente conosciuti. Isnenghi cita ad esempio le 5 giornate di Milano, dove il popolo inerme riuscì a cacciare 20.000 soldati di un esercito orgoglioso e potente.
  3. Rilanciare il conflitto. L'Italia dei Comuni è punteggiata in tutta la propria storia dai conflitti: non ce ne dobbiamo vergognare. Però il conflitto va rilanciato sulle cose serie, decisive per il futuro del paese: ad esempio la lotta alla mafia e la salvaguardia del territorio (oggi drammaticamente ferito anche per colpa della politica). Queste sono le battaglie che vale la pena di combattere, anche da fronti opposti. Gli scontri che la classe politica attuale ci propone ogni giorno sono invece degradati e degradanti.

In sostanza il prof. Isnenghi ci dice che questo paese 'ce la può fare'. L'importante è che riscopra i propri valori fondativi ed in primo luogo la lezione del Risorgimento. 

 La persecuzione della minoranza slovena

Boris Pahor è un asciutto signore di 97 anni nato a Trieste quando ancora era il principale porto dell'Austria-Ungheria.  E' stato scoperto dagli editori italiani solo qualche anno fa. A quel punto premi, interviste, e, finalmente, i riconoscimenti per le sue opere. La più importante – pubblicata da Fazi – è Necropoli in cui narra la prigionia nei campi di concentramento nazisti. Nell'incontro al Teatro nuovo, Pahor ha ricordato due esperienze 'dimenticate' nella storia del secolo scorso. La prima è quella della repressione nazista che si scatenò contro Italiani, sloveni, tedeschi dissidenti, francesi, olandesi, norvegesi: nei campi di concentramento nazisti erano ammassati tutti i combattenti per la libertà che i tedeschi avevano trovato lungo la loro strada di conquista. Vi furono detenuti e uccisi soprattutto partigiani e politici. Una repressione dimenticata che avvenne prima e in contemporanea con quella degli ebrei. L'altra storia che ci ha narrato Pahor è quella della minoranza slovena a Trieste negli anni del fascismo. Un periodo di violenza e repressione, di umiliazione delle minoranze etniche. Proibito parlare in sloveno, riunirsi, coltivare le proprie tradizioni. Italianizzati perfino i cognomi slavi. Nel 1941 la Slovenia diventa provincia italiana, in 29 mesi di occupazione nella sola provincia di Lubiana furono uccise oltre 10 mila persone (7 mila nei lager), 40 mila furono deportate, 10 mila le case distrutte. Quello che successe dopo, alla fine della guerra, fu altrettanto tragico e terribile. Le foibe dell'aprile-maggio del '45 dove i partigiani comunisti precipitarono tanti innocenti furono il feroce epilogo di anni drammatici che tuttora pesano nell'animo della gente del luogo. Se un insegnamento se ne può trarre è quanto sia insensato e pericoloso inneggiare alla divisione, all'esclusione, all'intolleranza.

Cose di altri tempi, che non si ripeteranno più? E che ne dite del generoso finanziamento concesso dall'Assessora alla Cultura del nostro Comune ai tradizionalisti cattolici che vorrebbero estirpare la mala pianta dei luterani, commemorano lo scontro di Lepanto contro i musulmani e inneggiano alle Pasque Veronesi come rivolta popolare contro la 'libertina' Rivoluzione Francese?

November 2nd, 2010 at 11:21 pm

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