Verona Spritz

Sanità Regionale, basta parole!

senza commenti

Costretti dalla crisi (ma quale crisi? dichiara ancora oggi il Cavaliere) a far tirare la cinghia ai cittadini, i governanti (si fa per dire) del Veneto di ieri e di oggi si stanno accapigliando, ognuno per attribuire all’altro le responsabilità del deficit della sanità veneta.

 Già le cifre del deficit sono incontrollabili e le più disparate: dai 130 milioni al miliardo di euro. L’unica cosa certa è che il debito esiste davvero. Il resto sono continui bisticci su giornali e TV tra Galan e Zaia e le rispettive corti pidielline e leghiste che cercano sempre nuove parole per offendersi e per dare ai cittadini buoni motivi di pensare in quali mani son caduti.

 Da ben 16 anni alleati strettissimi, da 11 anni al governo insieme, Pdl e Lega sono stati esaltati come dei fenomeni da servizievoli imbrattacarte (alias giornalisti di stampa e TV). Gli unici atti di governo di questa classe dirigente sono stati i proclami a mezzo stampa che incensavano (naturalmente attribuendolo a meriti propri) il “modello veneto di sanità” e “l’eccellenza dei nostri ospedali” in contrapposizione all’obbrobrio del Sud, per alimentare a fini politici il razzismo antimeridionalista.

Ora, oltre alla possibilità che la sanità regionale sia commissariata per debiti dal governo amico (pensate la contraddizione: i cosiddetti federalisti commissariati dai federalisti!), ci sono le novità emerse dal “Libro bianco del servizio socio sanitario della regione del Veneto 2000-2009” diffuso dall’Assessorato Regionale alla Sanità che, nell’arido ma efficace stile burocratico, fotografa una situazione che ridimensiona di molto le auto-incensazioni. Questo il link per scaricarlo:www.regione.veneto.it/Servizi+alla+Persona/Sanita/Libro+Bianco+2000_2009.htm

 

In questi anni, tra gli altri, sono calati del 20 per cento i ricoveri provenienti da fuori regione e i posti letto nelle strutture pubbliche (i privati non hanno subito contrazioni) e i ricoveri, in modo particolare quelli riferibili a prestazioni di alta complessità (dal 14 al 12% a fronte di un 9% stabile delle strutture private).

Se aggiungiamo al deficit le liste d’attesa che sono rimaste indecenti – nonostante gli innumerevoli proclami è giunto il momento di finirla di straparlare e di cominciare a governare un settore primario della vita comunitaria che comincia a mostrare chiari segni  dell’incuria a cui è stato lasciato in questi anni.

 Magari facendo tesoro delle parole pronunciante in questi giorni dal premio Nobel per l’economia Edward Prescott: “Gli italiani hanno costruito un miracolo senza uguali ma qualcosa si è rotto a metà degli Anni Novanta. Si è attivata una serie di meccanismi complessi e interconnessi, da una diffusa incapacità programmatoria manageriale e politica fino all’eccesso di regole e regolette, imposte dai gruppi di interesse che imbrigliano il business”.

January 15th, 2011 at 7:14 pm

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