Verona Spritz

La città pesante

con un commento

Si avvicinano le elezioni, i contendenti affilano le spade.

Nel dibattito che il PD ha aperto, in modo meritorio, per disegnare il futuro di Verona c’è un pericolo da evitare. Quello di disperdersi nei mille rivoli delle singole materie perdendo di vista il cuore del programma. Che è disegnare il futuro della città in modo alternativo rispetto alla ‘visione Tosiana’. Non si può solo inseguire ciascuna singola scelta della Giunta criticandola a priori, anche quando questa non è sbagliata, come la sponsorizzazione della mostra Cignaroli/Tiepolo.

Nella testa di Tosi e dei suoi il futuro è basato sul mattone.  A Nord col traforo e a Sud con il Piano degli interventi in ZAI, senza contare la Valpantena e S. Massimo, lo sviluppo viene dettato dalla cementificazione del territorio con nuove costruzioni e interventi connessi. Il volto della città cambierà totalmente, in modo irreversibile.

Altre città storiche – come ad esempio Firenze – hanno deciso di non costruire più e di dedicarsi alla riqualificazione del centro e delle periferie.  Tosi ha deciso di slegare i cani della speculazione edilizia troppo a lungo chiusi in gabbia dalle precedenti Giunte comunali.

A questa strategia – che si può a ragione definire di Destra – la Sinistra veronese non mi pare abbia saputo finora contrapporre una propria visione alternativa. Quale è dunque la Verona che i partiti oggi all’opposizione vorrebbero realizzare? E’ questa la domanda chiave da porsi in relazione ad un programma comune della Sinistra da presentare alle prossime elezioni.

Al cittadino che andrà a votare occorre far sapere che c’è una logica alternativa a quella della città ‘pesante’, coll’ansa dell’Adige accerchiata  (e strangolata) da una muraglia di nuovi insediamenti nati senza una logica di piano (che, ad esempio, coinvolgesse anche i paesi limitrofi).

Al cittadino che andrà a votare occorre spiegare che quella del mattone privato  è una logica perdente sotto tutti i punti di vista: è antistorica perchè nei momenti di crisi si deve pensare alla riqualificazione dell’esistente, è antieconomica perchè spreca risorse ambientali ed energetiche, è superata anche dal punto di vista industriale perchè si basa sull’attività edilizia che non porta nè innovazione nè posti di lavoro stabili. Chi andrà ad abitare in tutti i nuovi vani che formano quell’arlecchinata urbanistica chiamata col nome pomposo di ‘Piano degli Interventi’ ?

In un prossimo post cercherò di anteporre alla tosiana Verona pesante la mia idea di una città diversa, a misura dei cittadini ed in grado di aprirsi al futuro.

November 1st, 2011 at 7:46 pm

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Una risposta to 'La città pesante'

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  1. Dispiace non essere d’accordo con l’articolo “La città pesante” nella parte riferita alla sponsorizzazione da parte di Agsm Energia (a proposito a cosa serve questa scatola vuota?) della mostra sul Settecento veronese organizzata da Marco Goldin. Goldin? Sì quel Goldin che agli inizi dell’amministrazione del sindaco-sceriffo doveva realizzare la mostra dei quadri del Louvre che, per volontà del Comune, non si fece, per cui Goldin andò in lite giudiziaria chiedendo un po’ di milioni di euro di rivalsa.

    La causa, per quel che se ne sa, è ancora in piedi e tutta questa manfrina della mostra sul Settecento veronese sembra avere l’unico scopo di risarcire Goldin affinché benevolmente la ritiri, liberando il Comune (e in particolare il sindaco-sceriffo) da un ingombrante (e costoso) problema.

    Per ottenere questo risultato, sembra siano stati dati ordini precisi non solo a Agsm Energia ma anche alla Fondazione Cassa di Risparmio, che sembra sostenga la mostra con una cifra da un paio di milioni di euro in su, andando con questa manovra ad azzerare quasi completamente il capitolo di spesa dedicato alla Cultura per tutto il territorio (Verona, Vicenza, Belluno e Mantova) su cui insiste la sua competenza.

    Questa manovra sembra abbia determinato qualche mugugno (sotterraneo) da parte di alcuni componenti del consiglio della Fondazione, convinti che il contributo serva a fini ben diversi da quelli culturali per i quali i leghisti (acclamati da una parte della popolazione) hanno sempre e con orgoglio ostentato il loro profondo disprezzo.
     

    Roberto B.

    9 Nov 11 alle 23:00

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