Verona Spritz

La sinistra ufficiale e i mercati

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Editoriale di Riccardo Campa – Fondazione Nenni il Blog

Data la scarsa consistenza numerica delle altre sinistre, il Partito Democratico ha assunto il ruolo indiscusso di “sinistra ufficiale”, il cui organo – più che l’Unità – sembra ormai La Repubblica.

Ma il giornale fondato da Scalfari non è una mera cassa di risonanza delle decisioni del Pd, quanto piuttosto la guida spirituale di quel partito, il think tank che ne regge il timone. Leggendo gli editoriali di Repubblica, a partire da quelli del suo direttore Ezio Mauro, pare che i mercati siano ormai diventati il totem della “sinistra ufficiale”. Il che è ovviamente paradossale.

Che i liberisti possano genuflettersi davanti al Dio Mercato, anche quando li flagella e li punisce è comprensibile. Il fondamentalismo mercatista è una religione, con i propri santi e i propri riti. Ma che anche la sinistra ufficiale debba genuflettersi e plaudire ad ogni fulmine lanciato dal Dio iracondo delle borse fa invece parte di una anomalia tutta italiana.

Il motivo è ovvio: il Dio mercato ha cacciato lo pseudo-messia, l’autoproclamatosi unto del Signore e uomo della Provvidenza, andato alla deriva con i suoi inconfessabili vizi. Senza la crisi mondiale e il commissariamento dell’Italia da parte dei poteri forti, il Pd non avrebbe mai scalzato Berlusconi (con buona pace di Bersani). Non resta dunque che plaudire alle divine forze della natura, per nascondere quanto possibile la propria debolezza.

Non si vuole negare che il debito pubblico italiano sia una zavorra insopportabile, che l’industria italiana sia alla canna del gas, che c’è assoluto bisogno di riforme per rimettere in moto una economia ferma. Ma una sinistra degna di questo nome non dovrebbe fare tutto questo mantenendo ferma la sua tradizionale critica all’autoreferenzialità dei mercati? Possibile che il partito Pd-Repubblica arrivi a farsi superare a sinistra dal Vaticano e dalla Lega Nord? È noto che il Pci-Pds-Ds-Pd ha i fantasmi del passato da farsi perdonare, ma c’è bisogno di umiliarsi fino al punto di cospargersi senza sosta di cenere di fronte al moloch capitalista che lo ha sconfitto?


Nessuno (o quasi) degli editorialisti di Repubblica sottolinea il fatto che la crisi globale è cominciata alcuni anni fa in seguito ad errori colossali delle grandi banche d’affari americane. Che la stessa Goldman Sachs era sull’orlo del fallimento ed è stata salvata dal governo Bush con i soldi dei contribuenti americani. Che dopo essere stati salvati dalla gente comune, gli speculatori hanno scatenato ovunque una guerra contro la gente comune. Che forse lo hanno fatto per deviare l’attenzione dal problema fondamentale: ovvero, che il mercato non si autoregola e perciò non può pretendere di regolare la società.

Attaccare i debiti sovrani, in particolare quelli dei paesi a guida socialista, è stata una geniale mossa da parte dei mercati. Infatti, ora, il Problema (con la P maiuscola) è il debito nazionale, il welfare state, la spesa pubblica. Il Problema non è più la debolezza intrinseca di un mercato senza regole. Si è così arrivati al paradosso per cui si vuole curare la crisi del mercato… con più mercato!

E il Pd, sostenendo incondizionatamente il governo del Prof. Mario Monti, significativamente consulente di Goldman Sachs e attorniato da banchieri, diventa complice di questa strategia. Abdica perciò, una volta per tutte, al suo ruolo di partito riformista “di sinistra”. In particolare, avrà definitivamente attraversato il guado, diventando partito di destra a tutto tondo, se – per mettere al riparo dalla tempesta le banche e i grandi patrimoni – sosterrà un risanamento dei conti pubblici tutto addossato sulle spalle delle classi medie e del proletariato, con la reintroduzione dell’ICI sulla prima casa e l’aumento dell’Iva.

Non diciamo che la sinistra debba essere irresponsabile di fronte a questo stato di crisi. Non è più tempo di “tanto peggio, tanto meglio”. Diciamo soltanto che non è il caso di arrivare all’autolesionismo. Se il Pd non pone dei paletti precisi all’azione del governo “tecnico”, non farà che scavarsi la fossa da solo, regalando ottimi argomenti alla prossima campagna elettorale della destra populista e della sinistra massimalista.

Un editoriale di Barbara Spinelli (“La deriva tedesca”) punta il dito anche contro la Merkel, rea di affondare l’idea di Europa con la politica del rigore. In pratica si chiede alla Germania di evitare al Pd la grana del secolo: risanare i conti dello Stato, facendo al contempo una politica di sinistra. Ovvero, la grana di resistere ai poteri forti. Sarebbe una pacchia se i nodi non venissero mai al pettine, e si accollassero agli operai tedeschi (che spesso sono immigrati italiani e turchi) i tassi usurai che i mercati stanno imponendo ai debiti nazionali, nonché le pensioni d’oro degli ex burocrati della Regione Sicilia (clamoroso il caso del funzionario liquidato con un vitalizio di mezzo milione di euro all’anno).

Non si cerchino scorciatoie. La sinistra faccia la sinistra. E se non riesce ad essere se stessa all’ombra del governo tecnico, chieda agli elettori di darle la forza per essere se stessa nella prossima legislatura.

November 29th, 2011 at 7:03 am

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