Verona Spritz

Archivio del January, 2014

L’Arsenale ci fa riflettere

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Il dibattito su l'Firma vendita Palazzo CapitanioArsenale, reso incandescente dagli interventi di Tomaso Montanari e Salvatore Settis sulla stampa nazionale ci aiuta a comprendere 'a che punto è la notte' della nostra città.

1. L'assordante silenzio degli intellettuali. Come spesso accade sono stati quelli di fuori ad insegnarci l'indignazione. I nostri maitre à penser (siano essi gli universitari 'progressisti' o i professionisti della cultura chiacchierata di casa nostra) se ne sono stati zittizitti in questi anni assistendo impassibili alla svendita del patrimonio storico della città. L'Arsenale è solo l'ultima goccia di un vaso che ha visto la privatizzazione di Castel San Pietro, Palazzo del Capitanio, Palazzo Forti, Palazzo Gobetti (oltre ai Magazzini Generali ed in futuro Palazzo Pompei) senza che mai la smania divoratrice di Tosi e della sua amministrazione trovasse contrasto da una voce autorevole della cultura veronese. Qualcosa hanno fatto i Comitati, qualcosa gli Ordini (Architetti ed Ingegneri) ma sempre e solo sui singoli provvedimenti, mai nell'insieme. Tosi può così sostenere impavido che 'la cultura deve rendere' e che i dibattiti culturali 'vanno bene basta che siano pratici' senza che nessuno lo metta dietro alla lavagna come si faceva una volta con gli alunni ignoranti. 

2.Il ruolo abnorme sostenuto dalla Fondazione Cariverona. I beni comunali transitati dalla proprietà dei cittadini a quelle della Fondazione bancaria fanno diventare quest'ultima come il primo immobiliarista della città ed uno dei maggiori in Italia per proprietà di beni di pregio. Questo propone due problemi chiave: che ne sarà delle stesse proprietà una volta che cambierà il vertice della Fondazione? In che modo si potrà garantire la partecipazione dei cittadini alle scelte sul futuro di edifici che rappresentano il cuore e l'anima di Verona? Al primo quesito non sappiamo rispondere se non ricordando che non è compito statutario delle Fondazioni gestire il patrimonio storico di una città, quindi il futuro rimane una incognita che preoccupa. Ma al secondo la risposta c'è già: le scelte della Fondazione sono state fatte finora nel chiuso dei propri caveau, senza che nessun organismo rappresentativo ne venisse coinvolto. Il risultato è sotto agli occhi di tutti: la 'cagata pazzesca' (come direbbe Fantozzi) del Museo dell'Opera a Palazzo Forti e l'altrettanto bizzarra idea di trasferire il Museo di Storia Naturale a Castel San Pietro. Ora Biasi sta calando il terzo 'asso', quello più prestigioso: la nuova Galleria d'Arte Moderna che si aprirà a Palazzo della Ragione a partire dall'8 Marzo. A differenza degli altri due progetti – affidati ad illustri sconosciuti – qui si è chiamata una star del firmamento cultural-mediatico come Luca Massimo Barbero. Speriamo in bene!

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January 26th, 2014 alle 12:18 am

Il luna-park targato Tosi

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Del tutto condivisibile l'articolo di Tomaso Montanari sul Fatto Quotidiano del 17 gennaio. Lo riporto per chi non l'avesse visto:

Il luna-park targato Tosi
A Verona il sindaco vorrebbe mettere un tetto all’Arena e fare dell’arsenale austriaco un ipermercato.

Non esiste mondo fuori delle mura di Verona: non c’è che purgatorio, supplizio, l’inferno stesso”, scrive Shakespeare: certo, sotto Flavio Tosi anche dentro quelle mura la situazione non è molto più allegra. Almeno per la cultura.

Non è certo colpa di Tosi se la straordinaria qualità del tessuto artistico veronese è occultata da decenni sotto la coltre di paccottiglia collegata proprio a Romeo e Giulietta: anche se la giunta ci ha messo del suo, spiaggiando di fronte all’Arena una incredibile panchina a forma di cuore per foto di coppia. Da notare il divisorio centrale, che impedisce ai senzatetto di dormirci durante la notte: limiti dell’amore al tempo della Lega. Il tono culturale è invece da cercare nell’idea di Gianni Morandi (sic), che ha proposto a Tosi di dotare di un tetto proprio l’Arena: “Ho pensato che in fondo una copertura avrebbe potuto valorizzare l’anfiteatro, i grandi eventi e la città di Verona”.

Magari il settantenne ragazzo di Monghidoro scherzava, ma il sindaco si è precipitato a Roma: dove però è stato gelato dal ministro per i Beni culturali, il quale deve avergli fatto notare che un anfiteatro romano non è esattamente un palasport.
Poco male, a Verona non mancano i progetti di “valorizzazione”. Uno dei più contestati riguarda l’Arsenale austriaco, importantissimo monumento di architettura e urbanistica militare dell’Impero asburgico, e cornice di un giardino pubblico assai frequentato nonostante le pessime condizioni. I cittadini, riuniti in un comitato, chiedono che anche gli edifici trovino una destinazione sociale e culturale, in una città che ha fame di spazi pubblici. La giunta, invece, dopo aver lasciato andare in malora il complesso, preferisce destinarlo alla speculazione edilizia, immaginando di trasformarlo in centro commerciale, attraverso il discutibile strumento del project financing. Il Comune dovrebbe, per di più, investire ben 12 milioni di euro in un progetto che porterà a una privatizzazione di due terzi del complesso per 99 anni. L’appello online che chiede il ritiro dell’operazione (“perché palesemente contraria all’interesse pubblico e a quello delle attività commerciali della zona e perché porterebbe a un enorme aumento del traffico, già ora insostenibile, e a una forte diminuzione del verde pubblico”) ha già raccolto oltre 2500 firme. Un altro caso che ha visto una vivace mobilitazione popolare riguarda Palazzo Bocca Trezza, già sede dell’Istituto d’Arte Nani: un bell’edificio del Cinquecento, ancora denso di decorazioni a stucco e ad affresco.

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January 18th, 2014 alle 10:27 am

L’anno che verrà

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Il 2014 per Verona si presenta – visto dai suoi inizi – come anno di transizione. Le cariche politico/economiche più importanti (Sindaco e Presidente della Fondazione Cariverona) non sono ancora in scadenza, anche se i giochi cominceranno. Ci saranno le elezioni politiche europee ma ai veronesi di solito non interessano molto, se si escludono le ambizioni di quelli (o quelle) che vogliono coronare la propria carriera a Strasburgo.

E invece l’Europa per Verona sarebbe davvero un argomento vitale. Cosa offre (e soprattutto cosa non offre) la nostra città al visitatore, all’operatore economico europeo? Cosa potrebbe offrire l’Europa – in termini di progetti finanziabili – ai tanti giovani che sono costretti ad abbandonare un territorio così restio all’innovazione?

Per il resto il 2014 ripete il copione dell’anno precedente: una classe dirigente abbarbicata al potere in tutti i settori di rilevanza pubblica (dalle Banche, agli Enti economici, alle istituzioni culturali) che prega tutti i giorni perché nulla cambi.  Un potere politico che prosegue implacabilmente la propria politica di privatizzazioni: alienazione dei beni pubblici e delega totale ai privati per lo sviluppo urbanistico della città.

Sembrerebbe quindi un anno senza speranza per chi ha a cuore Verona. Ma si sa che la politica è un pendolo: oscilla da destra a sinistra, tra conservazione ed innovazione, con assoluta costanza. A partiti ed agli uomini di buona volontà il compito di accelerare la transizione. La destra a Verona ha dimostrato la sua totale indifferenza agli interessi dei più deboli, il suo odio per la cultura, l’assenza di visione per il futuro della città.

Sta quindi alla sinistra dimostrare di essere vera classe dirigente alternativa: nei programmi, nella scelta degli interessi da difendere, nella visione del futuro. Smettendo di essere quella forza poco incisiva che finora si è dimostrata, intenta solo a rincorrere Tosi sui singoli provvedimenti.

A meno di non invocare dalla magistratura quelle azioni che spettano alla politica: le attività sanzionatorie della prima non hanno mai portato bene alla seconda. Anche su questo l’esperienza passata dovrebbe trovarci tutti d’accordo.

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January 6th, 2014 alle 9:16 am

Arsenale, quale Ordine?

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Ho assistito sgomento al convegno dell’Ordine degli Ingegneri su l’Arsenale di Verona.

Il convegno ha fornito un esempio di scuola di quale è la tragica situazione del dibattito sui ‘contenitori storici’ della nostra città.

In primo luogo l’organizzazione dello stesso convegno ha dato inizio alla confusione: prima due professionisti locali (arch.Perbellini e ing.Sartori) a parlare della storia dell’Arsenale. Perfetto, dice uno: è un convegno culturale. Sbagliato: l’intervento successivo del prof.Gabor Mester de Parajd illustra il restauro del Castello di Vincennes, una roba che non c’entrava per niente con l’Arsenale. Il Castello è un monumento nazionale della grandeur francese che raccoglie l’archivio storico dell’esercito…!

Finito qui sarebbe comunque stato un interessante excursus culturale. Ma no! L’ottima Presidente degli Ingegneri ha invitato anche la politica: parla quindi Giacino – vicesindaco e socio (di minoranza) della premiata ditta immobiliare Tosi&Giacino – che illustra i motivi per cui si è scelto di delegare ad una ditta privata il compito di risanare l’Arsenale. Lui si sceglie la pars costruens: nascerà un Polo Attrattore di beni e servizi per i cittadini, Borgo Trento avrà la sua area verde, ecc.ecc.

La Pars destruens spetta all’Ing.Ortolani del Comune (strani questi dirigenti comunali che promuovono l’iniziativa privata…) e soprattutto l’arch.&prof.Campanella che rappresenta lo studio progettistico privato. I due professionisti, invece di parlare di quello che vorrebbero fare dell’Arsenale ne descrivono l’attuale degrado con immagini raccapriccianti. L’idea è ovvia: facciamo vedere quanto è moribondo il malato così giustifichiamo la cura ‘da cavallo’ che abbiamo escogitato.

E la cura qual è in sostanza? Metà dell’Arsenale – la corte anteriore con gli edifici di maggior pregio – resta pubblico (di questa metà una parte considerevole va alla Parrocchia di San Francesco) in cambio di metà che va al privato. Questo è il piano. I soldi per il tutto sono 12 milioni del comune (questi sicuri) e altri milioni (imprecisati) che ci metterà il privato che vincerà la gara per la ristrutturazione complessiva.

A questo punto si alza Luca Speziali del Comitato per l’Arsenale: «L’area debba rimanere totalmente pubblica! I 12 milioni di euro che il Comune mette a disposizione sono sufficienti per un primo, graduale recupero». Peccato che il Comitato sia intervenuto solo dopo che il Comune aveva proposto la sua soluzione. Ma questa è Verona, si potrebbe dire: i Comitati post mortem sono una nostra peculiare caratteristica.

A questo punto diciamo la nostra sennò il discorso si fa troppo lungo. Prima di tutto una premessa essenziale: i 12 milioni del Comune per l’Arsenale provengono dalla vendita del Palazzo del Capitanio. Come dire, abbiamo venduto la Gioconda per comprare un pezzo di quadro di un pittore locale.

Il problema non è – per l’Arsenale e gli altri contenitori militari della città, ma vale anche per Verona Sud – quello di coinvolgere il privato. Non sta nel rapporto col privato il peccato mortale di questa Giunta. Sta piuttosto nell’aver ceduto ai privati la destinazione e il futuro delle proprietà pubbliche. Quando questa amministrazione se ne andrà, i cittadini si troveranno spogliati di quasi tutti i propri gioielli!

Scritto da admin

January 5th, 2014 alle 6:26 pm