Verona Spritz

La panchina e la città

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Il mio amico Libero mi invita a scrivere una 'Storia della Panchina veronese' per mostrare quanta costanza le amministrazioni pubbliche hanno messo nello sradicare questo piccolo ma importante simbolo di socialità. 

"Ti ricordi dei sedili di pietra sui lungadigi dove la gente sedeva a prendere il fresco? Sono stati tolti e gettati chissa dove per far posto ai parcheggi". "Ti ricordi quando in piazza dei seciari (alias Piazza V.Veneto) i commercianti protestavano contro le nuove panchine nei giardinetti perchè attiravano gli scansafatiche che stavano seduti delle ore senza comprare nulla?".  

Tosi è quindi solo l'ultimo degli amministratori che odiano la città 'sociale' e la vorrebbero trasformata in un grande Bancomat (compra e lascia il posto ad un altro), pattugliata da guardie civiche che allontanano indistintamente turisti col panino in mano e clochard in cerca di aria.

Ma di chi è la città? Di chi la abita o viene a visitarla oppure degli automobilisti e dei supermercati? 

Sono stato in vacanza in un paese del Sud dove la gente alla sera si porta la sedia in strada e si mette a chiacchierare coi vicini. E tutti si salutano quando si incrociano per strada. La stessa cosa succede in Alto Adige, dove piazzette e banchi mobili della frutta o del pesce rendono animato il centro storico. Quello che era (e non è più) Piazza Erbe, tanto per capirci.

Uno dice: piccola Italia, piccoli paesi, la città moderna va verso un'altra direzione. Macchè: a Manhattan, Brooklyn e Harlem nella grande New York ci sono i piccoli negozi di prossimità, i campetti di basket o di pallone, perfino gli scalini delle case dove la gente si incontra e chiacchiera, gioca e si consola.

Il buon Tosi, dietro alle tende di Palazzo Barbieri, spia preoccupato gli 'assembramenti' e invia guardie a dar multe e ruspe a sradicar panchine. I nuovi amministratori che verranno dopo di lui sapranno ridare vita alla città riconsegnandola alle persone?

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July 24th, 2014 at 7:17 am

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