Verona Spritz

La Carica dei Dilettanti

con un commento

Una volta si diceva ‘se arrivasse un marziano non capirebbe niente della politica italiana’.
Oggi basta una qualunque persona dotata di buon senso per giudicare dei ‘marziani’ i politici di casa nostra. Prendiamo ad esempio la corsa alle imminenti elezioni amministrative. Nella nostra provincia sono in palio 24 comuni con in testa – per numero di abitanti – San Giovanni Lupatoto e Bovolone. Guarda caso in tutti e due i comuni si presentano 6 liste diverse, ciascuna con un proprio candidato Sindaco. 6+6 liste – con una media di 16 iscritti per ogni lista – significano circa 200 persone che ‘venderanno’ il proprio candidato a conoscenti e amici. Moltiplicateli per le liste degli altri 22 comuni aggiungete simpatizzanti e clientes e troverete un paio di migliaia di persone che cercheranno adesioni alla propria formazione. Con quali argomenti?
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I due modelli principali di comunicazione sono esattamente agli opposti: ‘votate Tizio perché ha esperienza politica’ ‘votate Caio perché non si è mai sporcato le mani con la politica’. I cittadini dovrebbero scegliere tra questi due estremi assoluti, roba da matti! Il resto dei programmi? Uno squallore totale, con i candidati che si rubano le (poche) idee come i bambini copioni tra i banchi di scuola. Salvo rincorrere la politica nazionale per differenziarsi con argomenti ‘alti’ come l'accoglienza agli immigrati o i matrimoni gay.

Ma quali sono i motivi per cui così tante brave persone consumeranno suole e copertoni a caccia di un voto? Il primo e più importante è dovuto alla scomparsa dei partiti. Tutti sappiamo che sono stati distrutti in parte per colpe proprie, in parte perché erano d’ostacolo ai poteri forti di questo paese. Invece di riformarli sono stati azzerati, buttando il bambino – la democrazia – con l’acqua sporca. La fine dei partiti – che fungevano da filtro e da palestra di formazione – ha fatto esplodere il fai-da-te della politica, lanciando allo sbaraglio centinaia di migliaia di dilettanti.

Poiché non è possibile – e forse nemmeno auspicabile – tornare alla situazione del passato, occorre capire se e come si può ripristinare la politique d’abord, come la chiamava Pietro Nenni. Tornare cioè ai valori chiave della politica, quelli che mettono in campo le opzioni fondamentali del vivere comune: il progresso sociale e culturale, la redistribuzione della ricchezza, la difesa dei deboli contro i forti, la salvaguardia dell’ambiente in accordo con lo sviluppo dell’economia. Parlo naturalmente alla Sinistra, quella che dovrebbe mandare a casa – nel Veneto – il comitato d’affari che governa la nostra Regione da Galan in poi e che a Verona ha la sua filiale operativa gestita da Tosi.

A sinistra in molti hanno ormai accettato che il Veneto sia‘di diritto’proprietà della destra. C’è chi non ricorda neppure quando al potere c’era il centrosinistra, cui si deve – per esempio – l’eccellenza della nostra Sanità. “I Veneti amano lo status quo, alla gente sta bene Joe Brillantina a Palazzo Balbi e lo sceriffo Tosi a Palazzo Barbieri”.

Ma forse le cose non stanno proprio così. Altrimenti non si spiegano i voti presi da Renzi alle elezioni europee del 2014 o lo straordinario impatto che hanno le parole di papa Francesco sui nostri concittadini. Le idee forza che hanno lanciato sono semplici e chiare in campo etico, sociale ed economico: bene comune, inclusione, innovazione. Una visione del futuro non legata ai gruppi di potere attuali – come le Banche che hanno tradito i risparmiatori veneti – ma che si rivolge ai giovani, ai deboli, agli anziani, alle imprese innovative ed ai lavoratori. Una visione che dovrebbe essere connaturata alla Sinistra, ma che non viene percepita come tale dalla maggioranza dei veneti.

Diciamoci la cruda verità: non c’è attualmente nessun leader della sinistra veneta che incarni il rinnovamento. Le ragioni sono antiche e rimandano in particolare alla principale forza d’opposizione che qui non ha mai espresso personaggi politici di caratura nazionale, anche quando si chiamava PCI. La distruzione della classe dirigente del PSI Veneto – l’unica della sinistra che abbia mai diretto la nostra Regione – ha comportato la fine di una cultura progressista di governo che il PD non è stato in grado di riassorbire.

In politica però niente è scontato in questi tempi in rapido cambiamento. Occorre in primo luogo rivedere daccapo la Comunicazione coi cittadini. La Sinistra deve imparare a parlare a tutti, non solo ai propri tifosi. Finora si è fatta un ‘selfie’ ora deve alzare lo sguardo e la voce. E’urgente che lo faccia prima di lanciare improbabili alleanze ed inciuci. Altrimenti perderà il Veneto, una volta di più.

May 14th, 2016 at 5:57 pm

Una risposta to 'La Carica dei Dilettanti'

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  1. Non ricordo più chi espresse per primo il concetto di politica liquida: politica linquida intesa come un liquido che copre ciò che è stato lasciato vuoto.

    Se i valori chiave della sinistra, progresso sociale ed economico, giustizia sociale intesa come difesa dei più deboli nei confronti dei più forti, redistribuzione equa della richezza, non hanno più potuto essere interpretati e praticati per mancanza, e tutti sappiamo perchè, di soggetti politici progressisti a partire dall'ultimo decennio dello scorso secolo, viene da sè che gradualmente quisti valori vengano soppiantati da concetti come arricchimento personale a scapito degli altri, difesa del proprio status infischiandosi dei problemi dei più deboli, meno stato e più privato.

    Questo per dire che condivido pienamente il concetto che è essenziale ritornare ai valori di una vera politica di progresso; questo è il compito della sinistra che deve ritrovare slancio ed obiettivi, sia a livello nazionale che nella nostra regione.

    In particolare nella nostra regione la sinistra, e il PSI in particolare, si deve impegnare per " mandare a casa il comitato d'affari che governa la nostra regione ".

    Un bel articolo veramente; complimenti.

     

    Gino

    15 May 16 alle 11:14

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