Verona Spritz

Il tanto e il niente

con un commento

I Mulini dell'Adige 1897Rileggendo alcune carte di Giulio Segato che mi ha donato la sua compagna Lucia mi sono imbattuto nel progetto Urban Center. Una bella idea lasciata cadere non appena arrivarono i ‘barbari’di Tosi. L‘Urban Center, inaugurato il 12 gennaio del 2004 alla Gran Guardia, doveva mostrare ai cittadini i cambiamenti nella storia urbanistica della nostra città. Nel 2007 la nuova Giunta archiviò chissà dove e dimenticò i pannelli che documentavano le trasformazioni non solo urbane, ma anche sociologiche, culturali e storiche della comunità cittadina.

Verona è piena di questi documenti ‘sepolti’ chiusi negli scatoloni, come il Museo del Risorgimento (riemerso qualche anno fa all’Arsenale), le immagini fotografiche e filmate della città dell’800/900 e tanto altro.

Un moderno Museo della Città sarebbe il contenitore ideale per la straordinaria vicenda di Verona che possiede memorie storiche di tutte le epoche, dall’età preromana fino a noi. Offrirebbe ai cittadini, alle scuole ed ai turisti lo strumento ideale per comprendere i monumenti di cui Verona è ricchissima, collocandoli nel loro contesto storico e civile.

Sul Museo della Città sono stati presentati vari progetti, che ne prevedono anche la fattibilità economica. Ma l’amministrazione attuale è sempre stata sorda. Per i nostri eroi è indispensabile far dimenticare il tanto che si è fatto nel passato perché altrimenti risalterebbe il niente che hanno fatto loro.

July 3rd, 2016 at 5:09 pm

Una risposta to 'Il tanto e il niente'

Iscriviti ai commenti tramite RSS or TrackBack verso 'Il tanto e il niente'.

  1. I depositi archivistici, come ogni memoria che si rispetti, sono, per definizione, 'pericolosissimi'. Chi li gestisce, o, al contrario, li seppellisce, ha in mano le leve del potere, anche futuro. Ora, a Verona esistono montagne di archivi e di documenti che rischiano la sparizione. Verificare per credere, anche sul versante della casa comunale, credo (dico questo osservando il destino dell'archivio dell'Edilizia privata, parzialmente annegato dall'acqua percolata dai solai non mai riparati dell'Arsenale, dove gicevano). Dario Fo, con figlio Iacopo, con docenti universitari al seguito e altri veronesi addetti alle promozioni, approda a Verona, presso l'Archivio di Stato (a sue, dello Stato, e nostre spese), e la città di Verona, dico il Comune di Verona, in quanti e quali luoghi custodisce i suoi archivi, e a spese di chi? E se la città volesse mostrare la sua lunga storia, davvero riuscirebbe a raccogliere testimonianze in tempi ragionevoli? Quanti e quali sono i luoghi in cui sono custodite le nostre memorie? Il materiale del Museo del Risorgimento mi risulta che sia in parte a Castelvecchio, e che lì ci siano anche memorie relative ai caduti uccisi dalla prima guerra mondiale. Che fine faranno? Si potrebbe pensare anche a un percorso promosso dal museo della città, un percorso che inglobi significativi luoghi della memoria. Il Palazzo Forti conserva, scolpiti su un'enorme lapide, i nomi dei caduti veronesi nella Prima guerra mondiale. Sepolti da Amo e ristorante ora chiassone, chi li ricorda? Insomma, lunga lena e lungo percorso. Proviamoci, anche se tutte le idee migliori, qui, finiscono al macero, o triturate da una folle funicolare.

    Cristina Stevanoni

    4 Jul 16 alle 06:42

Lascia una risposta