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Il Museo Innaturale

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Castel San PietroSull'Arena di oggi Tosi si permette di dare del 'bertoldo' al PD perchè critica senza proporre. Non ha tutti i torti.

Di fronte allo scempio fatto dalla sua amministrazione – fin dall'insediamento – dei palazzi storici della nostra città (da Palazzo Forti a Palazzo del Capitanio, da Castel San Pietro all'Arsenale e via elencando) – la sinistra è apparsa sempre in ritardo, incapace di una risposta complessiva.

Ora che il progetto di spostamento del Museo di Storia Naturale a Castel San Pietro si sta concretizzando, le critiche del PD si limitano ai dettagli, non alla logica di questa scelta.

E allora va ribadito ancora una volta che l'unico motivo del trasferimento del Museo di Storia Naturale è che si vuole vendere Palazzo Pompei. Gli addetti ai lavori lo sanno tutti, ma nessuno ha il coraggio di dire questa cosa semplice semplice.

L'idea di delegare alla Fondazione Cariverona il futuro dei beni storici dei veronesi è una scelta suicida che priverà le generazioni future dei gioielli di famiglia, una eredità secolare svenduta senza battere ciglio. Eredità sulla quale la città non avrà più nessuna voce in capitolo!

Per quanto riguarda Castel San Pietro le proposte sulla destinazione ci sono e molto più coerenti con la storia e la posizione dell'edificio. Era ed è la soluzione ideale per il 'Museo della Città', cioè della sintesi di una storia straordinaria che solo Verona possiede. Dall'alto del colle, dopo avere visto nel Museo le tappe più importanti della storia cittadina, turisti e cittadini potrebbero ammirare la forma urbis come si è sviluppata nel corso dei secoli.

Il PD, se vuole candidarsi alla guida della città, deve dimostrare una visione alternativa a quella tosiana, tutta a favore dei privati. Finora ha rincorso Tosi; vedremo per il futuro, nel quale scelte altrettanto strategiche (Caserme dismesse, Area Ferroviaria di Porta Nuova) vedranno ancora una volta contrapposte speculazione privata e interesse dei cittadini.

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May 15th, 2014 alle 8:59 am

Arsenale banco di prova

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arsenale-illegittimo

L'arma della illeggittimità lanciata dall'Ing. Monaco e dal Comitato per l'Arsenale contro la proposta di delegare al privato il futuro delle ex Fabbrica d'Armi austriaca è seria e motivata.

Ora però si tratta di capire quanto la città (e non solo il Comitato per l'Arsenale) sia veramente interessata a combattere contro l'esproprio dei beni pubblici a favore dei privati che questa giunta ha intrapreso all'indomani del suo insediamento.

Si tratta cioè di contrapporre alla logica dell'interesse privato quella dell'interesse pubblico con progetti sostenibili anche dal punto di vista economico.

Al 'senso pratico che bada al sodo' sventolato da Tosi – che in realtà impoverisce Verona dei suoi beni più preziosi – va contrapposto un altrettanto concreto progetto di riconversione dell'Arsenale che esalti il rapporto con la città di questo gioiello dell'architettura ottocentesca. Il che significa anche coinvolgere i privati in un progetto che non sia solo di banale sfruttamento economico.

Qui si vedrà anche la capacità della Sinistra di essere vera classe dirigente del futuro di Verona: il compito di proporre una logica alternativa al piano di esproprio ai privati è proprio della politica. Per quanto lodevoli e pieni di sincero amore per la città, i Comitati – e parlo anche di quelli per il Traforo, per Borgo Roma e gli altri – non sono in grado di diventare da soli vera forza alternativa.

E dare per morto Tosi e la sua amministrazione come ho sentito dire nei giorni scorsi nel Comitato di Borgo Roma potrebbe rivelarsi un errore pericoloso.

Chi non avesse letto l'intervista all'Ing.Monaco sul Corriere di Verona può trovarla qui.

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February 9th, 2014 alle 11:35 am

Il luna-park targato Tosi

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Del tutto condivisibile l'articolo di Tomaso Montanari sul Fatto Quotidiano del 17 gennaio. Lo riporto per chi non l'avesse visto:

Il luna-park targato Tosi
A Verona il sindaco vorrebbe mettere un tetto all’Arena e fare dell’arsenale austriaco un ipermercato.

Non esiste mondo fuori delle mura di Verona: non c’è che purgatorio, supplizio, l’inferno stesso”, scrive Shakespeare: certo, sotto Flavio Tosi anche dentro quelle mura la situazione non è molto più allegra. Almeno per la cultura.

Non è certo colpa di Tosi se la straordinaria qualità del tessuto artistico veronese è occultata da decenni sotto la coltre di paccottiglia collegata proprio a Romeo e Giulietta: anche se la giunta ci ha messo del suo, spiaggiando di fronte all’Arena una incredibile panchina a forma di cuore per foto di coppia. Da notare il divisorio centrale, che impedisce ai senzatetto di dormirci durante la notte: limiti dell’amore al tempo della Lega. Il tono culturale è invece da cercare nell’idea di Gianni Morandi (sic), che ha proposto a Tosi di dotare di un tetto proprio l’Arena: “Ho pensato che in fondo una copertura avrebbe potuto valorizzare l’anfiteatro, i grandi eventi e la città di Verona”.

Magari il settantenne ragazzo di Monghidoro scherzava, ma il sindaco si è precipitato a Roma: dove però è stato gelato dal ministro per i Beni culturali, il quale deve avergli fatto notare che un anfiteatro romano non è esattamente un palasport.
Poco male, a Verona non mancano i progetti di “valorizzazione”. Uno dei più contestati riguarda l’Arsenale austriaco, importantissimo monumento di architettura e urbanistica militare dell’Impero asburgico, e cornice di un giardino pubblico assai frequentato nonostante le pessime condizioni. I cittadini, riuniti in un comitato, chiedono che anche gli edifici trovino una destinazione sociale e culturale, in una città che ha fame di spazi pubblici. La giunta, invece, dopo aver lasciato andare in malora il complesso, preferisce destinarlo alla speculazione edilizia, immaginando di trasformarlo in centro commerciale, attraverso il discutibile strumento del project financing. Il Comune dovrebbe, per di più, investire ben 12 milioni di euro in un progetto che porterà a una privatizzazione di due terzi del complesso per 99 anni. L’appello online che chiede il ritiro dell’operazione (“perché palesemente contraria all’interesse pubblico e a quello delle attività commerciali della zona e perché porterebbe a un enorme aumento del traffico, già ora insostenibile, e a una forte diminuzione del verde pubblico”) ha già raccolto oltre 2500 firme. Un altro caso che ha visto una vivace mobilitazione popolare riguarda Palazzo Bocca Trezza, già sede dell’Istituto d’Arte Nani: un bell’edificio del Cinquecento, ancora denso di decorazioni a stucco e ad affresco.

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January 18th, 2014 alle 10:27 am

Niente cultura, niente sviluppo

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Riportiamo uno stralcio dell’articolo di Roberto Napoletano sul Sole 24 ore di Domenica 19 febbraio.

Con la cultura non si mangia, ha sostenuto più di un ministro qualche tempo fa, ma di certo con l’ignoranza si vive male e, soprattutto, si ipoteca un futuro di miseria per i nostri giovani.

Non comprendere come i luoghi dell’economia e della cultura si intreccino e si alimentino tra di loro, in particolare in Italia, è il segno più evidente di una miopia che ha pesato (e pesa ancora) come un macigno su un disegno di sviluppo che voglia durare più di qualche generazione.

Il nove dicembre del ’46 Alcide De Gasperi tenne un discorso importante alla Scala a Milano. Parlò a lungo di economia e di ricostruzione, aveva a cuore «l’Italia dei nostri lavoratori, l’Italia del popolo italiano dalle molte vite, sperse in tutto il mondo in nome della fede, del lavoro, della cultura». La sua presenza lì era già un programma, “parlava” da sola. Ci ricordava quello che aveva più volte sostenuto: «Una è la nostra forza, la forza del lavoro e della cultura italiana, associate nella consapevolezza della nostra particolare civiltà».

Quest’uomo era alle prese con le macerie del dopoguerra ma capiva l’importanza della cultura e dei suoi simboli per lo sviluppo: il soffitto e le pareti della Scala ricostruiti custodivano ancora le note dell’ultimo concerto di Toscanini, mettevano insieme musica ed economia, cultura e speranza, il sogno riuscito del riscatto di un Paese.

Lo tengano presente le forze politiche che vogliono governare Verona nella prossima legislatura comunale: la cultura non è uno sfizio di pochi, se associata al turismo è la vera chiave dello sviluppo di questa città.

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February 23rd, 2012 alle 6:04 pm

Tornare alla politica, come diceva Nenni

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L’analisi di Carlo Buttaroni, presidente Tecne’.

La seconda Repubblica chiude i battenti. Per ragioni diverse rispetto alla precedente stagione politica, ma con modalità che ne ricordano, per molti aspetti, l’ epilogo.
Ora come allora c’ è un tecnico a guidare la transizione, con Monti nel ruolo che fu di Ciampi; c’è la crisi valutaria, con l’ euro al posto della lira e c’ è il ridimensionamento politico di leader e partiti.
L’ abbandono della liturgia berlusconiana è solo il segno più evidente della fine di un’ epoca. I numeri sono eloquenti e particolarmente evidenti sia nella progressiva riduzione della partecipazione elettorale, che nella perdita di con sensi del Pdl (- 12% rispetto alle ultime politiche e -9% rispetto a un anno fa).

Un terremoto che ha come epicentro la coalizione guidata da Silvio Berlusconi, ma i cui effetti riguardano l’ intero sistema politico: a dicembre il Partito Democratico si conferma primo partito, ma a ben guardare il primato deriva da una tenuta dei voti più che da un’ espansione dei consensi. Il voto si disperde in nuovi invasi e cala la tensione bipolare: se si votasse oggi, le due principali coalizioni perderebbero il 10% dei voti rispetto al 2008 e più del 20% se il calcolo si estende a tutto il corpo elettorale.

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January 10th, 2012 alle 7:51 am

La Verona dei socialisti – atto primo: intervista a Giulio Segato

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Αbbiamo deciso di raccontare la storia dei socialisti ‘che hanno fatto Verona’ quando abbiamo capito, io e Roberto Buttura, che nessuno la conosceva. Sono nate così le interviste ai personaggi cui la nostra città deve gratitudine eterna perchè con le loro scelte coraggiose ci hanno consegnato la Verona di oggi, una città vivibile ed economicamente ancora fiorente nonostante la crisi. I tre primi intervistati – Giulio Segato, Libero Cecchini e Gianfranco Bertani – con diverse  responsabilità amministrative, hanno avuto un ruolo decisivo nella rinascita di Verona dopo le grandi distruzioni delle seconda guerra mondiale. Nelle interviste si potranno anche sentire dalla viva voce dei protagonisti gli episodi e le storie commoventi di una città ferita ed umiliata che ha saputo risollevarsi e guardare avanti sapendo coniugare sviluppo e solidarietà: un esempio importante per guardare al futuro di Verona con ottimismo facendo tesoro del proprio passato.

Atto primo: intervista a Giulio Segato

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December 15th, 2011 alle 7:52 am

La sinistra ufficiale e i mercati

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Editoriale di Riccardo Campa – Fondazione Nenni il Blog

Data la scarsa consistenza numerica delle altre sinistre, il Partito Democratico ha assunto il ruolo indiscusso di “sinistra ufficiale”, il cui organo – più che l’Unità – sembra ormai La Repubblica.

Ma il giornale fondato da Scalfari non è una mera cassa di risonanza delle decisioni del Pd, quanto piuttosto la guida spirituale di quel partito, il think tank che ne regge il timone. Leggendo gli editoriali di Repubblica, a partire da quelli del suo direttore Ezio Mauro, pare che i mercati siano ormai diventati il totem della “sinistra ufficiale”. Il che è ovviamente paradossale.

Che i liberisti possano genuflettersi davanti al Dio Mercato, anche quando li flagella e li punisce è comprensibile. Il fondamentalismo mercatista è una religione, con i propri santi e i propri riti. Ma che anche la sinistra ufficiale debba genuflettersi e plaudire ad ogni fulmine lanciato dal Dio iracondo delle borse fa invece parte di una anomalia tutta italiana.

Il motivo è ovvio: il Dio mercato ha cacciato lo pseudo-messia, l’autoproclamatosi unto del Signore e uomo della Provvidenza, andato alla deriva con i suoi inconfessabili vizi. Senza la crisi mondiale e il commissariamento dell’Italia da parte dei poteri forti, il Pd non avrebbe mai scalzato Berlusconi (con buona pace di Bersani). Non resta dunque che plaudire alle divine forze della natura, per nascondere quanto possibile la propria debolezza.

Non si vuole negare che il debito pubblico italiano sia una zavorra insopportabile, che l’industria italiana sia alla canna del gas, che c’è assoluto bisogno di riforme per rimettere in moto una economia ferma. Ma una sinistra degna di questo nome non dovrebbe fare tutto questo mantenendo ferma la sua tradizionale critica all’autoreferenzialità dei mercati? Possibile che il partito Pd-Repubblica arrivi a farsi superare a sinistra dal Vaticano e dalla Lega Nord? È noto che il Pci-Pds-Ds-Pd ha i fantasmi del passato da farsi perdonare, ma c’è bisogno di umiliarsi fino al punto di cospargersi senza sosta di cenere di fronte al moloch capitalista che lo ha sconfitto?

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November 29th, 2011 alle 7:03 am

Occupazione, obiettivo della sinistra

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Uno dei motivi per cui non è ben chiara agli elettori l’alternativa che offre la sinistra al berlusconismo è costituita dalla politica dell’occupazione. In particolare non sembra che la difesa dei giovani lavoratori interessi più di tanto ai partiti della sinistra. E nemmeno ai sindacati.

Nel grande gelo che le ristrutturazioni aziendali diffondono in tutto il paese quelli che rimangono a casa per primi e senza alcuna difesa sono proprio i più deboli, cioè i lavoratori assunti con i contratti a termine. Gli unici che si alzano ogni tanto a protestare sono i precari pubblici, che governo centrale o regioni si affrettano a rassicurare e magari ad assumere (senza averne bisogno). Dei precari privati – che rimangono a casa senza che nessuno muova un dito – chi si interessa?

Non mi pare ci siano dubbi: un paese che non si cura dei propri giovani e non guarda al futuro è inevitabilmente destinato al declino.

Sull’argomento vale la pena di leggere un recente intervento di Lanfranco Turci e Sergio Cesaratto pubblicato sul quotidiano Europa. Ecco il link ad un estratto dell’articolo.

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September 24th, 2011 alle 7:39 am

Ridurre le circoscrizioni, pedonalizzare il centro storico

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Con una lettera aperta, inviata ai presidenti delle Circoscrizioni 1.a e 2.a della città di Verona
(centro storico e Borgo Trento+Avesa, Quinzano e Parona) e a tutta una serie di amministratori cittadini, Giulio Segato – esponente “storico”del Psi veronese, più volte amministratore (vicesindaco, assessore, consigliere, presidente del Consorzio Zai) – avanza una serie di proposte nella fase di dibattito che si apre in settimana in consiglio comunale sugli emendamenti al cosiddetto ‘Piano degli Interventi’.

Segato propone di dimezzare il numero delle circoscrizioni cittadine (attualmente otto), portandole a quattro; nella sua proposta le circoscrizioni 1 e 2 andrebbero accorpate in un’unica, grande  circoscrizione realmente uniforme non solo sotto il profilo sociale, urbanistico ed economico, ma,  ancor prima, dal punto di vista storico-culturale.

L’unificazione delle circoscrizioni diventa la premessa alla chiusura del centro storico alle automobili, alla sua totale pedonalizzazione, anche come alternativa  al traforo delle Torricelle, il tutto come fattore di tutela e valorizzazione degli aspetti che  hanno accordato a Verona il riconoscimento dell’Unesco come Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Testo della lettera ai presidenti delle circoscrizioni

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September 9th, 2011 alle 6:26 pm

Le primarie e il male del mattone

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Per una volta sono d'accordo con D'Arienzo, il segretario del PD veronese. Quasi.

In vista delle elezioni amministrative dell'anno prossimo a Verona, D'Arienzo promuove (su l'Arena del 1 luglio) le primarie tra le forze progressiste che si oppongono all'attuale maggioranza. Ottima proposta, davvero. Un forte dibattito, espresso da più voci, sul presente e sul futuro della città è quello che ci vuole per Verona, precipitata in questi ultimi anni in una specie di torpore catatonico creato ad arte dai gruppi che si sono impadroniti del governo della città. 

Qualche dubbio permane sul programma enunciato – sia pure come breve accenno – dal segretario. Si parla solo di opere viabilistiche, di infrastrutture 'pesanti' sul territorio (Mediana e Traforo, TAV, ecc.) come se fossere le uniche a garantire lo sviluppo. Insomma il PD sembra condividere con Tosi il mal del matòn.

Qual'è infatti la ricetta del sindaco per combattere la crisi che distrugge ogni giorno fabbriche e lavoro, che mette sul lastrico intere famiglie e toglie speranza ai giovani? Rilanciare l'edilizia e le infrastrutture come 'madri' di ogni sviluppo e traino di tutte le attività. Non importano il disastro sul territorio, l'inquinamento ambientale e la stessa incapacità dell'edilizia di generare moderno sviluppo. Chi andrà abitare nei nuovi quartieri 'modello' (dai prezzi insostenibili per le giovani coppie), chi andrà a spendere negli innumerevoli centri commerciali che stanno nascendo, chi soggiornerà nei megalberghi previsti a Verona Sud?

Verona dovrebbe invece guardare al proprio futuro come esempio di città sostenibile (una delle più vivibili città d'Europa e, forse, del mondo), senza distruggere questo straordinario vantaggio competitivo che i nostri predecessori ci hanno lasciato. E concentrarsi sul proprio core business costituito da turismo cultura servizi avanzati risollevandoli dal buco nero in cui sono precipitati grazie ai dilettanti che oggi li gestiscono.

Scritto da admin

July 2nd, 2011 alle 7:34 am