Archivio della categoria ‘Dicono di Lei’
La Verona dell’800
Se un giorno mai si troverà un luogo nella nostra città per raccogliere unitariamente le immagini della Verona di ieri mi piacerebbe che ci fossero foto come queste che rimandano agli ultimi decenni dell'Ottocento, nessuna conservata in città. La prima a sinistra è del 1870 e mostra un signore disteso sugli scalini del pozzo del chiostro di S.Zeno. Si tratta di una foto di Moritz Lotze ed è conservata nel Museo della Città di Amsterdam. Le successive 4 immagini appartengono alla serie di foto che scattò il fotografo ceco Frantisek Krátky nel 1897 durante il suo viaggio in Italia. Il personaggio al centro della foto 2 è un venditore di limonata e la foto è colorata a mano. Bellissima anche la foto dei mulini sull'Adige. L'ultima immagine è del castello di Malcesine nel 1915, prima che tutto avvenga.
Le foto seppiate sono tratte da L’Italia a colori , edito dalla piccola casa editrice veronese Alba Pratalia (15 €).
Notizie dall’Assemblea del Banco
Riportiamo il contributo di Bancomat per Dagospia:
Secondo il presidente del consiglio di gestione, esimio Prof. Coda, i problemi del Banco per quanto riguarda Italease sono stati ereditati. Ereditati? Ma da chi? Chi era padrone e gestore di Italease ai tempi di Faenza? Qualche cattivone della finanza laica milanese? No: il banco popolare veronese presieduto da oltre dieci anni dal conte (ci tiene tanto) Fratta Pasini e grande mentore di Faenza (lo scorda sempre)…
Dopo la deflagrazione del problema, Fratta Pasini, piano piano, e' abilmente riuscito a far fuori quasi tutto il suo stato maggiore di estrazione veronese che lo aveva causato, come minimo per gravi colpe "in vigilando", da Faenza ovviamente a Innocenzi a Minolfi a Carrus…. Resta sempre al suo posto solo il fido e cattolicissimo Chief Financial Officer Faroni. Molto vicino all'Opus Dei, dicono.
Fame un spritz, colonna sonora del blog
Lo Spritz visto da Venezia, patria dello spritz 'acido' con il link alla potenziale colonna sonora del nostro blog:
'Fame un spritz' di Sir Oliver Skardy (Pitura Freska)
"Costava poco un spritz ai nostri tempi / desso xe un lusso par fighetti dementi”. Davvero? Secondo me Oliver Skardy esce raramente dal Veneto, oggi se esiste una forma di alcolismo economico è proprio quello che gira intorno allo spritz, specie a Venezia in zona Campo Santa Margherita dove si beve a prezzi impensabili in qualsiasi altra città del nord. Detto questo, “Fame un spritz” è canzone epocale e vengo a spiegare i motivi.
1) Il gran tempismo ovvero l’uscita nell’anno del trionfo della Lega vernacolare; 2) la forza inclusiva che sgorga dall’incontro fra contenuto local e forma global (Sir Oliver all’anagrafe risulta Scardicchio, cognome nettamente pugliese; i suoi capelli rasta metterebbero in sospetto le ronde; la musica è meticcia, un travolgente reggae svelto quasi ska); 3) la perfetta poesia veneziana, lessico rima metrica pronuncia, a livelli compositivi non lontani dal sommo Giorgio Baffo suddito di San Marco e Monna Mona; 4) la natura di inno all’osteria veneta e alla sua impareggiabile socialità (“vecioti o studenti va tutti imbriaghi”). Da ascoltare bevendo uno spritz come tradizione comanda ossia acido e cattivo.
Vabbè, chiamamola 'cultura veneta' se volete. Basta che sia inclusiva come testimonia questo reggae – cantato in veneto da un teròn vestito da rasta.
Verona vista dagli altri
Una serie di foto trattate con tecniche diverse ci mostrano una Verona che sembra una città inglese dell'800. Visione originale anche se un po' funerea…
L'autore è un gallese, si firma 'Ian Webb, fotografo amatore del Galles del sud'. Si vede…
http://www.photoradar.com/photos/101117/ianwebb1/verona-v
Verona di ieri 2
Verona è la provincia che si priva coscientemente di tutti gli operai della cultura sensibili alle dinamiche culturali più ampie e pronti a diffonderle nell'ambiente in cui vivono. Soffoca il tessuto connettivo indispensabile per una crescita culturale ed etica della società…
Cultura di una città è il risultato di un insieme di fattori storici che sono la sua dimensione, il potere politico, i modi di vita, le tensioni che esprimono i diversi gruppi sociali. Ogni città ha un proprio potenziale culturale. Verona, che disinnesca i conflitti e pone in agonia le persone o i gruppi che li esprimono, è priva dell’«humus» che nutre l'intellettuale interprete della realtà. Domina la «pseudocultura» dei custodi della Cattedrale pronti a narcotizzare ogni potenzialità di cambiamento.
Se i giovani non vogliono diventare notabili od emarginati devono fuggire. Dovranno lasciare Verona senza però illudersi di trovare il paradiso; in fondo l'Italia è una grande provincia senza molte speranze. L'unica cultura di questo paese è il compromesso.
Chi è l'autore di queste parole?
Stavolta un aiutino: si tratta di un libro del 1987
Verona di ieri
"Verona è tra le città più mobili, più industriose d'Italia. A differenza di Vicenza, città di minore importanza, ma con grandi blocchi industriali decentrati in provincia, Verona concentra in se stessa tutta la sua forza industriale… È una intraprendenza frantumata, diffusa, ma dà lavoro a 25.000 operai. Ed anche la provincia agricola fa capo a Verona, grazie ai mercati generali e alla fiera. Onde quell'aspetto di grande città affollata, ed insieme di fondaco. Verona non è meno laboriosa della Lombardia, e da questo le viene una facilità d'intendersi con i vicini d'occidente più ancora che con gli altri veneti; la vita veronese gravita verso la lombarda. E tuttavia Verona è una quintessenza del Veneto. Il suo «lavorare» ha modi veneti e non lombardi; minuto, versatile, puntiglioso".
Chi scrisse questa descrizione e quando?
Il primo che risponde riceve un libro.










