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ArtVerona 2011, la polemica è d’obbligo

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Anche se la location è squallida – il padiglione dedicato in Fiera è distante dall’entrata e si raggiungeva dopo aver passato un deserto di cemento – ArtVerona è sempre un bel vedere.

Ogni anno c’è una polemica, vera o inventata, com’è giusto che sia per una mostra di artisti e gallerie. Stavolta il protagonista è stato un fotomontaggio che mette insieme la croce uncinata, il fascio littorio e il sole della Lega. La provocazione ci può anche stare, sul valore storico/artistico della cosa i dubbi sono legittimi. Stesso discorso per la ‘Madonna col Mitra’ una statua esposta coll’intento di far parlare di sè.

Ecco un piccolo reportage fotografico di quello che mi ha colpito:

   
   

 

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October 12th, 2011 alle 7:12 am

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Promuoviamo il Museo della Città a Castel San Pietro!

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Nella conferenza stampa del 26 maggio Massimo De Battisti con Mauro de Robertis e Umberto Toffalini del Partito Socialista ha lanciato la proposta di realizzare il Museo della Città a Castel San Pietro. Facendo seguito alla conferenza stampa De Robertis ha presentato e fatto approvare dalla Giunta un Ordine del Giorno in sede di discussione del Bilancio. L'Ordine del Giorno prevede lo stanziamento di 50.000 € per lo studio di fattibilità del Museo della Città di Verona. Ora l'Ordine del Giorno dovrà tornare in Giunta, ma un primo passo è stato fatto.

Ecco una sintesi degli argomenti a favore del Museo:

  • Che cos’è un museo della città?

E’ una istituzione che promuove la conoscenza e la visualizzazione dello sviluppo economico , culturale e civile di una comunità cittadina attraverso documenti, testimonianze, opere d’arte e reperti storici significativi per illustrare il formarsi della città nelle sue tappe fondamentali.

  • Perché a Verona?

A Verona manca un museo che illustri il percorso della sua storia bi-millenaria a partire dalle origini pre-romane. Tanto più è necessario nella nostra città perché Verona – a differenza di altre città del Nord (e forse esclusa solo Roma) – ha una presenza strategica in tutte le epoche storiche: da Roma al Medioevo, dalle Signorie al Rinascimento,  dal Risorgimento ai nostri giorni.

  • A cosa serve un museo della città
     
  • alla celebrazione di un'identità comune, il senso delle proprie radici e la valorizzazione delle diverse tradizioni che hanno contribuito al suo sviluppo
  • come  punto di partenza per la scoperta della città, in modo da invitare i visitatori a guardare con occhi nuovi, più informati e più disponibili, quanto incontreranno nella loro visita a Verona
  • come centro di raccolta, di conservazione e di esposizione di tutte le testimonianze storico artistiche riferite alla città. I vari fondi e raccolte ora dispersi in molte sedi (e nei magazzini) troverebbero qui  la collocazione ideale e unitaria
  • come  centro promotore di iniziative che partendo anche dalla storia urbanistica ed economica di Verona possano indicare  la direzione di sviluppo della città futura
     
  • Perché a Castel San Pietro?

Si tratta del luogo ideale sia per la sua collocazione nei luoghi dove nacquero i primi insediamenti, sia per la continuità fisica ed ideale col museo archeologico del Teatro Romano, sia per l’eccezionale posizione dominante su tutto l’insediamento urbano. Se a questo si aggiunge il recupero della funicolare…

  • A chi potrebbe interessare?

Ai turisti per avere un’immagine unitaria della storia della città, agli studenti per conoscere direttamente le fasi della stioria di Verona,  ai cittadini per riscoprire le radici della propria comunità

  • Quali sono gli esempi cui riferirsi?

Tra le città confinanti Brescia ha un museo cittadino (santa Giulia) che parte da Roma e dalle testimonianze longobarde per arrivare fino alla dominazione  veneziana. A Mantova  il Museo della Città (Palazzo San Sebastiano) presenta un importante nucleo di opere, appartenenti alle Collezioni Civiche che formavano l’ottocentesco Museo Patrio, che racconta i momenti più emblematici della storia di Mantova. I due musei  organizzano periodicamente mostre temporanee che illustrano vari aspetti e eventi della storia cittadina. Ma ci sono musei della città nelle principali mete turistiche: Parigi, Londra, Amsterdam, Madrid, Praga, Roma (Palazzo Braschi), Rimini, Ancona, Bologna (di prossima apertura a cura della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna).

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May 25th, 2011 alle 10:11 pm

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Profumo di carta – Breve reportage dal Salone del Libro

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I 'Libridinosi' di tutta Italia si sono ritrovati al Salone del Libro, al Lingotto di Torino.

Partiamo dalla città sabauda, polverosa da decenni, che si è totalmente rinnovata in questi ultimi anni (onore a Chiamparino che se ne va). Le 2 Stazioni storiche (Porta Susa e Porta Nuova)  restaurate con marmi e acciaio, un centro città con monumenti rimessi all'antico splendore e una metropolitana di ultima generazione. La prima che ho visto con una gabbia di vetro che protegge i viaggiatori dal treno in arrivo. Nuova metropolitana di Torino

E poi, il Salone: una enorme libreria open space diffusa su 3 padiglioni  con grandi, piccoli e piccolissimi editori che non si sa per quale miracolo riescono a sopravvivere. Anche perchè sono totalmente a-commerciali. Se ti fermi davanti al minuscolo stand per chiedere informazioni su un autore o libro sono capaci di tenerti delle ore, perdendo ovviamente tutti gli altri clienti. Passione pura, assoluta e straordinaria capacità di resistenza.

Poi libri, libri e libri. Tutti eravamo carichi di cataloghi che forse non leggeremo mai, a camminare come forzati alle piramidi sotto il peso della carta. Va detto che quest'ultima ha vinto ancora, nonostante e-book e audiolibri che – almeno qui – non sembrano sfondare. Chi vuol provare a sfogliare un e-book può scaricarsi gratis 'La coscienza di Zeno'  dal sito www.biblet.it. C'erano anche altre innovazioni divertenti come la possibilità di inviarsi direttamente una propria foto inquadrati da schermi multimediali, oppure la facoltà di votare elettronicamente il proprio libro del cuore.

Non sono mancate le polemiche – come è giusto che sia – per la scelta dei 150 libri più importanti della storia d'Italia (presenti all'OVAL il nuovo padiglione) o per lo scarso spazio dedicato all'editoria cattolica. Ma tutto va bene purchè il libro viva!

Foto dal Salone

 
Da una consolle ci si poteva inviare la foto – scattata dall'alto – al proprio email. I politici talvolta parlano di letteratura: Vendola e Luciana Castellina.
   
 Gli stand dei popoli: questo quello della Palestina.  Lo stand del Veneto: sobrio ma molto modesto.
   
Ai dibattiti finalmente ci si può sedere ed appoggiare i borsoni pieni di carta.  La presentazione di un libro: facce attente ma qualche palpebra si chiude…
   
Uno stand della Fiera (Adelphi). Vocabolari per tutte le lingue: cinese, portoghese, piemontese, genovese, friulano…
Libri animati e recitati da giovani all'interno del Salone. Al nuovo padiglione OVAL la presentazione dei 150 libri ' che hanno fatto l'Italia'.

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May 15th, 2011 alle 5:40 pm

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April 22nd, 2011 alle 7:20 am

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Mediterraneo: le grida di dolore, di speranza e di libertà

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Importante il convegno organizzato dalla CISL con le voci e le testimonianze di esperti e cittadini immigrati provenienti dai Paesi del Mediterraneo. Meritava forse una cornice ancora più vasta di quella – affollata di gente – dove si è svolta, nella sede CISL di Lungadige Galtarossa.

Si sono succeduti a parlare i rappresentanti di 4 paesi oggi in fibrillazione: Irak, Egitto, Libia e Tunisia. Si tratta di persone che abitano in Italia da parecchio – intendiamoci – ma che hanno mantenuto i rapporti familiari e di amicizia coi paesi di origine.

Il rappresentante dell'Irak:
"L'intervento armato è stato un disastro: 2 milioni di irakeni sono fuggiti dall'Irak, la classe media e' distrutta. Le forze di 'liberazione' guidatre dagli USA hanno promosso al governo del paese una classe politica corrotta che pensa in primis ai propri interessi. In Irak manca l'acqua e la benzina! Ecco perchè sono contrario all'intervento armato in Libia: dove c'è il petrolio l'intervento militare è ancor più 'interessato' e fonte di disgrazie per il popolo".
Il rappresentante dell'Egitto:
Mubarak è stato un dittatore sanguinario, che si basava soprattutto sulla polizia, presente dappertutto. "Ci hanno messo nella condizione che ogni divisa ci faceva paura, anche quella dei vigili! Oggi il controllo è passato all'esercito: meglio così, non si è macchiato delle colpe del regime". Importante anche la notizia che il ministro dell'Interno egiziano – ora in carcere – è stato individuato come mandante della strage dei cristiani ad Alessandria. Lo scopo era quello di fomentare le divisioni tra le religioni presenti in Egitto così da presentare il governo Mubarak come nemico dell'islamismo estremista.
Il rappresentante della Libia:
Gheddafi ha organizzato il proprio potere su una rete di spionaggio capillare e diffusa nel territorio." Di nessuno ci si può fidare, nemmeno di un parente stretto. Aveva già organizzato massacri di giovani, ad esempio nel 1994 e nel 1997 (1994 uccise 17 giovani inermi – 1997 altro massacro 1.200 persone in carcere). Sue le affermazioni più deliranti: o governo io o morirete tutti!" Si prepara a riconquistare la Libia con un bagno di sangue.
Il rappresentante della Tunisia
La visione più profetica, con una forte componente religiosa, è stata quella del tunisino.  "L'incendio è in movimento e si basa sull'inarrestabile sete di libertà degli uomini, che deriva dalla propria natura, ispirata da Dio. Poi tocchera' all'Africa, all'Asia e poi di nuovo all'Europa". E qui arriva l'affermazione più forte:
"L'Europa non è piu' in grado di esportare democrazia".

In conclusione
Le rivolte nel Maghreb non sono frutto di ideologia, nè di spinte fondamentaliste, nè sono guidate da èlites intellettuali o di partito. Sono spontanee ma non disorganizzate. Prammatiche e non ideologiche. Corrispondono ad un desiderio insopprimibile di libertà. La classe dominante è stata spazzata via perchè vecchia, corrotta ed incapace di capire l'evoluzione del popolo.

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March 11th, 2011 alle 3:58 pm

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February 13th, 2011 alle 5:41 pm

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Una Mostra da non perdere!

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Andateci, se potete. La Mostra delle foto di John Phillips agli Scavi Scaligeri dura fino alla fine di gennaio ed è una di quelle da non perdere.

Al centro della Mostra risaltano gli scatti che il fotografo di Life – uno dei più importanti fotoreporter del XX secolo – eseguì intorno al 1960 a quello che allora era il manicomio della città (San Giacomo), una 'cittadella dell'alienazione' che rinchiudeva a quel tempo circa 1.400 malati ai quali prestavano le loro cure 3 medici in tutto.

Lo sguardo del grande fotografo è limpido, senza forzature sentimentali. Documenta un mondo che – per fortuna – non esiste più: la camicia di forza, i letti di contenzione, i down e gli epilettici rinchiusi nel manicomio. Lo straordinario bianconero di Phillips documenta soprattutto la drammatica solitudine nella quale i pazienti erano immersi. Ma anche il fondo di umanità e di solidarietà reciproca che resisteva, malgrado tutto, come nelle foto della festa del patrono, con il vescovo Carraro che saluta i malati. In quell'universo di emarginazione stavano nascendo anche i primi segni del nuovo che sfoceranno nella legge Basaglia del 1978, vent'anni più tardi. E i manicomi vennero finalmente chiusi.

Le foto documentano anche l'atelier artistico di San Giacomo promosso dal Prof.Cherubino Trabucchi – direttore del manicomio – dove i malati potevano sviluppare la loro vena creativa, in locali puliti e dignitosi. Per l'epoca fu una straordinaria innovazione. Uno dei malati, Carlo Zinelli, diventò un famoso esponente della cosidddetta art brut o arte grezza e le sue opere furono esposte in tutto il mondo.

Altre foto di Phillips compongono la Mostra come il ritratto famosissimo di Saint-Exupéry (poco prima che l'autore del Piccolo Principe precipitasse col suo aereo) o i reportage fotogiornalistici del'Europa poco prima della Seconda Guerra Mondiale.  

Ed infine, una vista agli Scavi Scaligeri va fatta per ritrovare quel geniale 'guardarsi' tra antico e moderno (le radici di Verona) che l'arch. Libero Cecchini creò in questo luogo nel cuore della città.

Le foto di Phillips

   
 
     
     

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January 16th, 2011 alle 8:29 pm

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Lezioni di autostima

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Municipalismo, europeismo, senso di uguaglianza e mitezza: sono queste le 4 virtù 'italiane' che potranno redimerci dai tristi anni dell'era berlusconiana. Ecco il messaggio di Paul Ginsborg lo storico inglese divenuto dal 2009 cittadino italiano e intervenuto nei giorni scorsi alla Fondazione Campostrini. L'occasione era anche quella di presentare il suo nuovo libro da poco pubblicato da Einaudi: Salviamo l'Italia.

  1. Municipalismo
    Viva l'Italia dell'autogoverno munipale, delle "mille città"! Nessuno in Europa ha avuto altrettanto sviluppo delle comunità locali che si sono date statuti, forme di partecipazione popolare, luoghi e monumenti simbolo dell'autonomia. Da qui si può ripartire.
  2. Europeismo
    Il forse ingenuo amore per l'Europa è un valore che ci differenzia da altri: dall'Inghilterra ad esempio. Ma questo amore diffuso nel popolo viene spesso 'tradito' dai nostri rappresentanti eletti a Bruxelles. Poco presenti nelle discussioni importanti e poco attenti alla difesa dei nostri prodotti, pur essendo strapagati.
  3. Senso di uguaglianza
    Abbiamo avuto nel risorgimento eroi come Carlo Pisacane che si batterono fino alla morte inseguendo non solo la libertà ma anche l'uguaglianza, senza la quale non esiste libertà (Pisacane si definiva socialista). La forbice della disuguaglianza sociale si sta allargando nel nostro paese: questo mette in discussione lo stesso futuro economico dell'Italia.
  4. Mitezza
    "Il mite è colui di cui si ha bisogno per vincere il male dentro di sè". Ginsborg ha ricordato l'episodio della visita di Garibaldi a Manzoni. Due personaggi così diversi: mangiapreti l'uno, profondamente cattolico l'altro. Eppure Garibaldi – eroe guerriero – si presenta dall'autore dei 'Promessi Sposi' con in mano un mazzo di violette! Così Norberto Bobbio elogia la mitezza come virtù sociale, che può diventare contagiosa così come la violenza.

Anche se non tutta condivisibile, questa iniezione di autostima è quello che ci vuole in questi tempi grami. Grazie Professore!

Il testo della conferenza dovrebbe essere tra breve pubblicato sul sito della Fondazione Campostrini: www.centrostudicampostrini.it.

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November 28th, 2010 alle 9:24 pm

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Spirituale e drammatico il Maestro di Sant’Anastasia

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Il Museo di Castelvecchio merita visite periodiche (anche da noi veronesi) per riscoprire di volta in volta quante diverse ispirazioni arricchiscono la storia dell'arte della nostra città. Due capolavori sono oggi a confronto in una delle prime sale del Museo, dedicate alla scultura ai tempi degli scaligeri: il grande crocefisso proveniente dal lebbrosario di San Giacomo alla Tomba cui è stato contrapposto il piccolo tabernacolo in prestito dalla collezione Olivetti Rason di Firenze. A differenza della pittura che nel '300 mantiene una rappresentazione compassata della realtà, la scultura esplode una straordinaria forza espressionista. L'autore delle due opere, il grande Maestro di Sant'Anastasia di cui tuttora non conosciamo il vero nome, riesce a comunicare tutta la drammaticità dell'evento attraverso l'urlo disperato del Cristo. Il confronto tra le due opere sarà possibile fino al 30 giugno del prossimo anno, quando scadrà il prestito del tabernacolo fiorentino.

L'urlo di pietra

La Grande Croce del Museo di Castelvecchio Il tabernacolo 'ospite'

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November 20th, 2010 alle 6:15 pm

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Le storie dimenticate

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Chi ama la storia di questo paese ha avuto nei giorni scorsi due occasioni importanti per ripensare vicende che hanno caratterizzato il percorso dell'Italia dalla sua nascita agli anni del fascismo. La prima è stata la conferenza del prof. Mario Isnenghi all'Istituto Veronese di Storia della Resistenza sull'attualità del Risorgimento. La seconda ha visto l'incontro al Teatro Nuovo con Boris Pahor, un testimone della repressione fascista e nazista delle minoranze etniche a Trieste.

Il Risorgimento italiano. Miti, valori, attualità

Ci può servire ancora richiamarci alla storia del Risorgimento italiano al di là delle commemorazioni ufficiali per il 150 anno dall'unità? Certo, risponde Isnenghi, almeno per tre ragioni fondamentali:

  1. Una 'iniezione di autostima' che rianimi i cuori di chi vede un futuro sempre più incerto di questo nostro paese. Nessuno agli inizi dell'Ottocento pensava che il popolo 'dei morti e delle rovine' potesse fondare uno stato unitario. Fu una grande sorpresa per tutta l'Europa che emergessero personaggi del calibro di Mazzini, Cavour, Garibaldi, Cattaneo, dalle qualità morali e politiche assolutamente eccezionali, così diversi dallo stereotipo di servile sottomissione al quale venivano accomunati gli italiani.
  2. La riscoperta del mito e delle grandi narrazioni. Ogni stato fonda la propria identità sul mito delle origini e sugli eroi che si sacrificarono per esso. L'epopea del Risorgimento è piena di episodi e di avventure – alcuni dimenticati e molti altri non sufficientemente conosciuti. Isnenghi cita ad esempio le 5 giornate di Milano, dove il popolo inerme riuscì a cacciare 20.000 soldati di un esercito orgoglioso e potente.
  3. Rilanciare il conflitto. L'Italia dei Comuni è punteggiata in tutta la propria storia dai conflitti: non ce ne dobbiamo vergognare. Però il conflitto va rilanciato sulle cose serie, decisive per il futuro del paese: ad esempio la lotta alla mafia e la salvaguardia del territorio (oggi drammaticamente ferito anche per colpa della politica). Queste sono le battaglie che vale la pena di combattere, anche da fronti opposti. Gli scontri che la classe politica attuale ci propone ogni giorno sono invece degradati e degradanti.

In sostanza il prof. Isnenghi ci dice che questo paese 'ce la può fare'. L'importante è che riscopra i propri valori fondativi ed in primo luogo la lezione del Risorgimento. 

 La persecuzione della minoranza slovena

Boris Pahor è un asciutto signore di 97 anni nato a Trieste quando ancora era il principale porto dell'Austria-Ungheria.  E' stato scoperto dagli editori italiani solo qualche anno fa. A quel punto premi, interviste, e, finalmente, i riconoscimenti per le sue opere. La più importante – pubblicata da Fazi – è Necropoli in cui narra la prigionia nei campi di concentramento nazisti. Nell'incontro al Teatro nuovo, Pahor ha ricordato due esperienze 'dimenticate' nella storia del secolo scorso. La prima è quella della repressione nazista che si scatenò contro Italiani, sloveni, tedeschi dissidenti, francesi, olandesi, norvegesi: nei campi di concentramento nazisti erano ammassati tutti i combattenti per la libertà che i tedeschi avevano trovato lungo la loro strada di conquista. Vi furono detenuti e uccisi soprattutto partigiani e politici. Una repressione dimenticata che avvenne prima e in contemporanea con quella degli ebrei. L'altra storia che ci ha narrato Pahor è quella della minoranza slovena a Trieste negli anni del fascismo. Un periodo di violenza e repressione, di umiliazione delle minoranze etniche. Proibito parlare in sloveno, riunirsi, coltivare le proprie tradizioni. Italianizzati perfino i cognomi slavi. Nel 1941 la Slovenia diventa provincia italiana, in 29 mesi di occupazione nella sola provincia di Lubiana furono uccise oltre 10 mila persone (7 mila nei lager), 40 mila furono deportate, 10 mila le case distrutte. Quello che successe dopo, alla fine della guerra, fu altrettanto tragico e terribile. Le foibe dell'aprile-maggio del '45 dove i partigiani comunisti precipitarono tanti innocenti furono il feroce epilogo di anni drammatici che tuttora pesano nell'animo della gente del luogo. Se un insegnamento se ne può trarre è quanto sia insensato e pericoloso inneggiare alla divisione, all'esclusione, all'intolleranza.

Cose di altri tempi, che non si ripeteranno più? E che ne dite del generoso finanziamento concesso dall'Assessora alla Cultura del nostro Comune ai tradizionalisti cattolici che vorrebbero estirpare la mala pianta dei luterani, commemorano lo scontro di Lepanto contro i musulmani e inneggiano alle Pasque Veronesi come rivolta popolare contro la 'libertina' Rivoluzione Francese?

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November 2nd, 2010 alle 11:21 pm

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