Verona Spritz

Archivio della categoria ‘Pensieri & Parole’

Perchè voto De Robertis

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  1. Perchè è autentico socialista, specie rara e preziosa in tempi di voltagabbana spudorati.
  2. Perchè in questi anni si è battuto per la cultura e la legalità a Verona, nel Consiglio Comunale.
  3. Perchè rappresenta il riformismo socialista che tanto ha dato a questa città nel passato e molto può dare anche per il futuro di Verona.

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May 5th, 2012 alle 7:32 am

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Museo della Lirica? Il duo Tosi-Biasi fa spettacolo

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Menomale che qualcuno si è mosso.

Non gli intellettuali/professori veronesi – che hanno terrore di perdere i finanziamenti della Fondazione – non i giornalisti – stendiamo un velo pietoso sulla categoria – ma i politici, ebbene sì, i tanto disprezzati politici veronesi che finalmente hanno parlato di cultura e patrimonio veronese.

Franchetto, Bonfante e Fasoli consiglieri regionali hanno presentato un’interrogazione chiedendo “A chi giova il Museo della Lirica (a Palazzo Forti)”?

I bravi consiglieri si sono fermati alle questioni economiche, è vero: la Fondazione Arena già piena di debiti dovrebbe pagare l’affitto al Comune per allestire e gestire un fantomatico museo fatto…coi costumi & allestimenti delle opere areniane.

Nessuno nutre rispetto delle volontà testamentarie di Achille Forti – che immaginava, nel caso il Palazzo non potesse contenere interamente la Galleria d’Arte Moderna, la destinazione del pianoterra ad aule dell’Accademia Cignaroli. Palazzo Forti è di per sè un museo di vita nobiliare del settecento e ottocento che andrebbe aperto ai veronesi per mostrare come vivevano i ‘signori’ del tempo, con gli arrredi originali.

Ma la domanda fatta dai consiglieri regionali è pertinente:

A chi giova la destinazione di un ‘piccolo Museo inutile’ a Palazzo Forti. Il resto del Palazzo cosa diventerà?

La domanda fa il paio con l’altra: a chi giova lo spostamento del Museo di Storia Naturale? Cosa ne sarà della storica sede di Palazzo Pompei sul Lungadige?

 

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April 22nd, 2012 alle 9:48 am

Smart City è…

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Come promesso nel Post sulla Città Pesante vi propongo una prima riflessione – che ha coinvolto moltissime Città europee firmatarie del Patto dei Sindaci lanciato nel 2008 dalla Commissione Ue – sul futuro possibile della città sostenibile, la cosiddetta smart city.

Le smart cities possono essere identificate grazie ad almeno cinque dimensioni principali:

Mobilità
Una città smart è una città in cui gli spostamenti sono agevoli, che garantisce una buona disponibilità di trasporto pubblico innovativo e sostenibile, che promuove l’uso dei mezzi a basso impatto ecologico come la bicicletta, che regolamenta l’accesso ai centri storici privilegiandone la vivibilità (aree pedonalizzate); una città smart adotta soluzioni avanzate di mobility management e di infomobilità per gestire gli spostamenti quotidiani dei cittadini e gli scambi con le aree limitrofe.

Ambiente
Una città smart promuove uno sviluppo sostenibile che ha come paradigmi la riduzione dell’ammontare dei rifiuti, la differenziazione della loro raccolta, la loro valorizzazione economica; la riduzione drastica delle emissioni di gas serra tramite la limitazione del traffico privato, l’ottimizzazione delle emissioni industriali, la razionalizzazione dell’edilizia così da abbattere l’impatto del riscaldamento e della climatizzazione; la razionalizzazione dell’illuminazione pubblica; la promozione, protezione e gestione del verde urbano; lo sviluppo urbanistico basato sul risparmio di suolo, la bonifica delle aree dismesse.

 Turismo e cultura
Una città smart promuove la propria immagine turistica con una presenza intelligente sul web; virtualizza il proprio patrimonio culturale e le proprie tradizioni e le restituisce in rete come bene comune per i propri cittadini e i propri visitatori; usa tecniche avanzate per creare percorsi e mappature tematiche della città e per renderle facilmente fruibili; promuove un’offerta coordinata ed intelligente della propria offerta turistica in Internet; offre ai turisti un facile accesso alla rete e dei servizi online in linea con le loro esigenze.

Economia della conoscenza e della tolleranza
Una città smart è un luogo di apprendimento continuo che promuove percorsi formativi incentrati sulle necessità di ciascuno; un città smart offre un ambiente adeguato alla creatività e la promuove incentivando le innovazioni e le sperimentazioni nell’arte, nella cultura, nello spettacolo; si percepisce e si rappresenta come un laboratorio di nuove idee; privilegia la costruzione di una rete di reti non gerarchica, ma inclusiva, in cui i vari portatori di interesse e le loro comunità possano avere cittadinanza e voce; sviluppa alleanze con le università, ma anche con le agenzie formative informali; dà spazio alla libera conoscenza e privilegia tutte le forme in cui il sapere è libero e diffuso.

Trasformazioni urbane per la qualità della vita
Una città smart ha una visione strategica del proprio sviluppo e sa definire in base a questa scelte e linee di azione; considera centrale la manutenzione del suo patrimonio immobiliare e la sua efficiente gestione e usa tecnologie avanzate per questo obiettivo; fonda la propria crescita sul rispetto della sua storia e della sua identità e privilegia il riuso e la valorizzazione dell’esistente in un rinnovamento che si basa sulla conservazione; nel suo sviluppo fisico crea le condizioni per promuovere la coesione e l’inclusione sociale ed elimina le barriere che ne impediscono la sua completa accessibilità per tutti i cittadini.

Verona è stata una delle prime firmatarie del Patto dei Sindaci, nel lontano 2008. Ad oggi quali sono – secondo voi – i buoni propositi che sono stati portati a compimento?

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January 19th, 2012 alle 8:55 pm

La città pesante

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Si avvicinano le elezioni, i contendenti affilano le spade.

Nel dibattito che il PD ha aperto, in modo meritorio, per disegnare il futuro di Verona c’è un pericolo da evitare. Quello di disperdersi nei mille rivoli delle singole materie perdendo di vista il cuore del programma. Che è disegnare il futuro della città in modo alternativo rispetto alla ‘visione Tosiana’. Non si può solo inseguire ciascuna singola scelta della Giunta criticandola a priori, anche quando questa non è sbagliata, come la sponsorizzazione della mostra Cignaroli/Tiepolo.

Nella testa di Tosi e dei suoi il futuro è basato sul mattone.  A Nord col traforo e a Sud con il Piano degli interventi in ZAI, senza contare la Valpantena e S. Massimo, lo sviluppo viene dettato dalla cementificazione del territorio con nuove costruzioni e interventi connessi. Il volto della città cambierà totalmente, in modo irreversibile.

Altre città storiche – come ad esempio Firenze – hanno deciso di non costruire più e di dedicarsi alla riqualificazione del centro e delle periferie.  Tosi ha deciso di slegare i cani della speculazione edilizia troppo a lungo chiusi in gabbia dalle precedenti Giunte comunali.

A questa strategia – che si può a ragione definire di Destra – la Sinistra veronese non mi pare abbia saputo finora contrapporre una propria visione alternativa. Quale è dunque la Verona che i partiti oggi all’opposizione vorrebbero realizzare? E’ questa la domanda chiave da porsi in relazione ad un programma comune della Sinistra da presentare alle prossime elezioni.

Al cittadino che andrà a votare occorre far sapere che c’è una logica alternativa a quella della città ‘pesante’, coll’ansa dell’Adige accerchiata  (e strangolata) da una muraglia di nuovi insediamenti nati senza una logica di piano (che, ad esempio, coinvolgesse anche i paesi limitrofi).

Al cittadino che andrà a votare occorre spiegare che quella del mattone privato  è una logica perdente sotto tutti i punti di vista: è antistorica perchè nei momenti di crisi si deve pensare alla riqualificazione dell’esistente, è antieconomica perchè spreca risorse ambientali ed energetiche, è superata anche dal punto di vista industriale perchè si basa sull’attività edilizia che non porta nè innovazione nè posti di lavoro stabili. Chi andrà ad abitare in tutti i nuovi vani che formano quell’arlecchinata urbanistica chiamata col nome pomposo di ‘Piano degli Interventi’ ?

In un prossimo post cercherò di anteporre alla tosiana Verona pesante la mia idea di una città diversa, a misura dei cittadini ed in grado di aprirsi al futuro.

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November 1st, 2011 alle 7:46 pm

Le migliori della settimana

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Quali sono le migliori battute della settimana? A voi la scelta tra:

  1. «Senza il recupero dei valori non usciremo da questa crisi»
    frase detta dai banchieri veronesi, vicentini e milanesi al convegno del Toniolo (da che pulpito!)
  2. «Tòco, Tòco!»
    esclamazione della signora veronese appena entrata nella nuova vasca all’Arsenale, profonda pochi cm.

 

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September 20th, 2011 alle 6:46 am

Sanculotti e smemorati vanno alla guerra

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La damnatio memoriae contro i Partiti continua. Nelle ricostruzioni storiche che vengono periodicamente proposte dai giornali sugli anni della rinascita postbellica manca – e in modo clamoroso come nel recente articolo di Marcolongo su Verona-In – il ruolo che le forze politiche esercitarono nel dibattito che portò alla Verona di oggi. Il dibattito tra Democrazia Cristiana e Partito Socialista nel primo centrosinistra che partì con sindaco Gozzi nel 1965 fu essenziale, ad esempio, nel ridimensionamento del Piano Marconi (Plinio Marconi era il progettista del piano regolatore che prevedeva una città da 600.000 abitanti).

La cosa divertente (o stupida a seconda dei punti di vista) è che l’oblio del ruolo essenziale che i partiti ebbero nello sviluppo della nostra città si manifesta soprattutto a sinistra, al cui interno basta parlare di ‘partito’ e subito si manifestano mal di pancia diffusi: meglio riferirsi ai’movimenti’, alle associazioni e ai comitati.

Da lì dovrebbe partire la sfida epocale al sindaco Tosi alle prossime amministrative.

Il guaio è che Tosi ha creato in questi anni una potente macchina da guerra basandosi proprio sull’esempio della DC degli anni’50. Nelle istituzioni che contano, negli enti economici e finanziari decisivi per lo sviluppo, in ogni ganglio del potere dove si spende o si assume, lì comanda la Lega. 

Contrapporre a Tosi e ai suoi solo falci e forconi (anche se oggi sono stati sostituiti da Facebook e Twitter) è condannare la sinistra alla sconfitta. Tanto più se questo popolo di ‘sanculotti’ sarà comandato da un alieno dalla politica, che invece va vissuta e capita nelle sue logiche.

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August 15th, 2011 alle 9:27 am

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Un uomo, un destino

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«Fosse stato per noi», dice il sindaco-intellettuale Tosi Flavio «a Castel San Pietro avremmo fatto un grande albergo, ma abbiamo ereditato una scelta già presa e il progetto di museo è stato approvato dalla Sovrintendenza e dal Consiglio comunale».

Siccome l’hotel con piscina ‘vista Adige dall’alto’ non glielo hanno fatto fare, il buon Tosi – menomale che ha fatto il Maffei –  il danno lo ha voluto pur fare, infilando il Museo di Storia Naturale dentro al contenitore più prestigioso della città. Non c’è bisogno di grandi esperti culturali per capire che il Museo di Storia Naturale invece avrebbe trovato la sua più naturale destinazione all’Arsenale: spazio aperto, destinato alle famiglie, dov’era possibile anche fare sperimentazioni e usare la superficie esterna.

La comunità intellettuale veronese è rimasta a guardare e tace. I giornali locali zitti e mosca. L’opposizione si batte per il Balcone di Giulietta.

Vogliamo allora dire che questa città – o meglio la sua classe dirigente – ha il Tosi che si merita?

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August 7th, 2011 alle 10:43 am

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Arriva Pasqua, dimentichiamo le pasque finte

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"Si può non essere d'accordo con gli orientamenti sessuali in questione, ma il tema è che tutti esprimono diritti e la politica deve farsene carico", dice D'Arienzo a proposito di sponsorizzazioni gay vs pasque veronesi di Comune e Provincia. Come son cambiati i (o gli ex) compagni …!

Intanto, con gli orientamenti sessuali non si è "d'accordo": si rispettano e basta.

Ma poi è inconcepibile accomunare una manifestazione contro l'omofobia – a cui sono stati concessi 1.200 euro –  con quella farsa antistorica e diseducativa che è la rievocazione delle Pasque Veronesi – cui sono stati concessi contributi dieci volte maggiori! Chiunque si informi sulla rivolta anti-francese del 1797, capisce subito che il taglio dato alla manifestazione odierna è basato sull'odio contro le idee progressiste di qualunque origine. Basta guardare il sito di traditio.it e si capisce subito da che parte stanno gli organizzatori.

Gli omofobi (nonchè anti-conciliari, anti-risorgimentali e via di seguito) del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi predicano solo odio. Metterli sullo stesso piano delle loro vittime certifica la confusione in cui è piombata anche la sinistra veronese.

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April 17th, 2011 alle 3:26 pm

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La deriva laicista

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L'assessora all'istruzione regionale Donazzan, col suo profilo da biondo sparviero, propone l'acquisto di una copia della Bibbia – non la Costituzione, non la Storia del Risorgimento veneto, tanto per dire – da donare a ciascun alunno della scuola primaria per combattere la deriva laicista.

Il presidente Zaia accoglie prontamente e stanzia gli appositi fondi regionali. Ma non eravamo in braghe di tela?

Questo mentre il ministro Bossi chiosa finemente con l'espressione 'Föra di ball' la pagina dolorosa dell'immigrazione a Lampedusa.

Aspettiamo pazienti i commenti ai due (apparentemente) contradditori comportamenti dal collaboratore fisso dell'Arena. Parliamo del vescovo di Verona, naturalmente. 

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April 1st, 2011 alle 11:13 am

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Meneghetti, maestro coraggioso

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Note a margine del convegno della Società Letteraria su Egidio Meneghetti che si è tenuto il 5 marzo scorso.

Il convegno si è dedicato soprattutto alla sua figura di poeta in dialetto veronese. Non poteva essere diversamente, siamo alla Letteraria…

La Partigiana Nuda

Meneghetti fu certamente grande poeta dialettale e le rime che metto in link (Bortolo e l'ebreeta, La Partigiana Nuda) lo dimostrano, ma fu anche un autentico eroe del '900, uno di quelli che Verona – la sua città d'origine – dovrebbe mettere nel pantheon dei propri personaggi indimenticabili. Fu uomo politico, scienziato e farmacologo di fama, capo partigiano e fondatore del CLN Veneto, rettore dell'Università di Padova e maestro coraggioso.

La sua storia politica e personale dovrebbe essere conosciuta da tutti, a partire dai ragazzi delle scuole elementari. Quale esempio migliore per giovani in cerca di futuro di un uomo che seppe mettere assieme etica e passione politica, coraggio personale e capacità organizzativa, amore per la scienza e commossa antiretorica umanità?

E invece…Invece l'Arena ne ha parlato di sfuggita, con uno stringato annuncio del convegno e basta. E la stessa sala della Letteraria, affollata com'era di persone di terza (e quarta) età, senza ovviamente nessun rappresentante del Comune, dimostrava quanto poco interessata sia la Verona di oggi alla propria storia, anche (e forse soprattutto), quando è gloriosa.

Egidio Meneghetti – per non dimenticare

Meneghetti nasce a Verona nel 1892, il padre fu direttore del manicomio di San Giacomo.

  • Si distingue nella prima guerra mondiale guadagnando medaglie sul campo e diventa docente universitario di Farmacologia dal 1926.
  • Durante la seconda guerra mondiale, fonda il CLN  del Veneto con Concetto Marchesi e Silvio Trentin. Nasconde prigionieri, ebrei e perseguitati politici, prepara azioni partigiane, missioni segrete, lanci paracadutati di armi e munizioni.
  • Arrestato  e torturato dalla Banda Carità – che si era trasferita a Padova – viene poi internato nel lager di Bolzano dove rimane prigioniero fino alla Liberazione.
  • Candidato alla Costituente con il Partito d'Azione confluisce poi nel Partito Socialista con altri azionisti come Riccardo Lombardi e Francesco De Martino. Diventa Rettore dell'Università di Padova.
  • Alla sua morte nel 1961 non vuole cerimonie civili o religiose nè discorsi. I suoi allievi alzano tre volte il feretro nel cortile del Bo', l'università patavina. Viene sepolto accanto alle tombe della moglie e della figlia uccise nel 1943 da un bombardamento.

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March 13th, 2011 alle 9:50 pm

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