Verona Spritz

Il vero Falcone

Giovanni FalconePrima o poi qualcuno scriverà un libro sul PSI che vinse molte battaglie e perse la guerra. Volete un esempio? E' di questi giorni la commemorazione del Giudice Falcone – eroe e martire della legalità. Tutti uniti nel ricordo, com'è giusto che sia. Ma non si può dimenticare da quanti Falcone fu combattuto in vita e chi si schierò fino in fondo con lui. Illuminante a questo proposito la recente intervista a Claudio Martelli pubblicata su 'Il Dubbio'. La storia ci aiuta a guardare meglio al futuro.

May 25th, 2016 at 3:19 pm

La Carica dei Dilettanti

Una volta si diceva ‘se arrivasse un marziano non capirebbe niente della politica italiana’.
Oggi basta una qualunque persona dotata di buon senso per giudicare dei ‘marziani’ i politici di casa nostra. Prendiamo ad esempio la corsa alle imminenti elezioni amministrative. Nella nostra provincia sono in palio 24 comuni con in testa – per numero di abitanti – San Giovanni Lupatoto e Bovolone. Guarda caso in tutti e due i comuni si presentano 6 liste diverse, ciascuna con un proprio candidato Sindaco. 6+6 liste – con una media di 16 iscritti per ogni lista – significano circa 200 persone che ‘venderanno’ il proprio candidato a conoscenti e amici. Moltiplicateli per le liste degli altri 22 comuni aggiungete simpatizzanti e clientes e troverete un paio di migliaia di persone che cercheranno adesioni alla propria formazione. Con quali argomenti?
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I due modelli principali di comunicazione sono esattamente agli opposti: ‘votate Tizio perché ha esperienza politica’ ‘votate Caio perché non si è mai sporcato le mani con la politica’. I cittadini dovrebbero scegliere tra questi due estremi assoluti, roba da matti! Il resto dei programmi? Uno squallore totale, con i candidati che si rubano le (poche) idee come i bambini copioni tra i banchi di scuola. Salvo rincorrere la politica nazionale per differenziarsi con argomenti ‘alti’ come l'accoglienza agli immigrati o i matrimoni gay.

Ma quali sono i motivi per cui così tante brave persone consumeranno suole e copertoni a caccia di un voto? Il primo e più importante è dovuto alla scomparsa dei partiti. Tutti sappiamo che sono stati distrutti in parte per colpe proprie, in parte perché erano d’ostacolo ai poteri forti di questo paese. Invece di riformarli sono stati azzerati, buttando il bambino – la democrazia – con l’acqua sporca. La fine dei partiti – che fungevano da filtro e da palestra di formazione – ha fatto esplodere il fai-da-te della politica, lanciando allo sbaraglio centinaia di migliaia di dilettanti.

Poiché non è possibile – e forse nemmeno auspicabile – tornare alla situazione del passato, occorre capire se e come si può ripristinare la politique d’abord, come la chiamava Pietro Nenni. Tornare cioè ai valori chiave della politica, quelli che mettono in campo le opzioni fondamentali del vivere comune: il progresso sociale e culturale, la redistribuzione della ricchezza, la difesa dei deboli contro i forti, la salvaguardia dell’ambiente in accordo con lo sviluppo dell’economia. Parlo naturalmente alla Sinistra, quella che dovrebbe mandare a casa – nel Veneto – il comitato d’affari che governa la nostra Regione da Galan in poi e che a Verona ha la sua filiale operativa gestita da Tosi.

A sinistra in molti hanno ormai accettato che il Veneto sia‘di diritto’proprietà della destra. C’è chi non ricorda neppure quando al potere c’era il centrosinistra, cui si deve – per esempio – l’eccellenza della nostra Sanità. “I Veneti amano lo status quo, alla gente sta bene Joe Brillantina a Palazzo Balbi e lo sceriffo Tosi a Palazzo Barbieri”.

Ma forse le cose non stanno proprio così. Altrimenti non si spiegano i voti presi da Renzi alle elezioni europee del 2014 o lo straordinario impatto che hanno le parole di papa Francesco sui nostri concittadini. Le idee forza che hanno lanciato sono semplici e chiare in campo etico, sociale ed economico: bene comune, inclusione, innovazione. Una visione del futuro non legata ai gruppi di potere attuali – come le Banche che hanno tradito i risparmiatori veneti – ma che si rivolge ai giovani, ai deboli, agli anziani, alle imprese innovative ed ai lavoratori. Una visione che dovrebbe essere connaturata alla Sinistra, ma che non viene percepita come tale dalla maggioranza dei veneti.

Diciamoci la cruda verità: non c’è attualmente nessun leader della sinistra veneta che incarni il rinnovamento. Le ragioni sono antiche e rimandano in particolare alla principale forza d’opposizione che qui non ha mai espresso personaggi politici di caratura nazionale, anche quando si chiamava PCI. La distruzione della classe dirigente del PSI Veneto – l’unica della sinistra che abbia mai diretto la nostra Regione – ha comportato la fine di una cultura progressista di governo che il PD non è stato in grado di riassorbire.

In politica però niente è scontato in questi tempi in rapido cambiamento. Occorre in primo luogo rivedere daccapo la Comunicazione coi cittadini. La Sinistra deve imparare a parlare a tutti, non solo ai propri tifosi. Finora si è fatta un ‘selfie’ ora deve alzare lo sguardo e la voce. E’urgente che lo faccia prima di lanciare improbabili alleanze ed inciuci. Altrimenti perderà il Veneto, una volta di più.

May 14th, 2016 at 5:57 pm

La fissazione di Tosi

Tosi ha annunciato di 'avere un piano' sull'Arsenale di Verona. Nuovo, s'intende. Parla di nuove proposte, di importanti investitori pronti ad intervenire. In ogni caso a geArsenale stire il futuro dell'ex cittadella austriaca sarebbero sempre e comunque i privati.

Quella di Tosi è una fissazione patologica. La sua ossessione è quella di vendere quanto più possibile delle proprietà pubbliche entro la fine del mandato. Ha fatto molto finora, dal Palazzo Forti al Palazzo del Capitanio, ma non è contento. Adesso tocca all'Arsenale. Da anni il complesso sta perdendo i pezzi, è sempre meno fruibile, aumentano i pericoli di crolli. Il Sindaco avrebbe a disposizione i 12 milioni della (s)vendita del Capitanio espressamente previsti per l'Arsenale ma non fa nulla e aspetta un 'cavaliere bianco' cui sbolognare il problema.

L'impasse che dura da anni sta arrivando al 'vedo'. Tosi sa bene che non può finire il proprio mandato entro il 2017 se non risolve in qualche modo la questione. Ecco allora il festival degli annunci supportato come al solito dal suo ufficio stampa e da giornalisti compiacenti.

Ma il tempo stringe, i miracoli non li fa più nessuno, neppure il Mago Bolis. La cosa più sensata per uscire dall'impasse sarebbe usare i 12 milioni per un primo restauro urgente: il suo ufficio stampa è in grado di dimostrare che si tratterebbe di una scelta sua, da uomo del Fare. Forse riuscirebbe ancora una volta a prendere per i fondelli i veronesi. Ci pensi, caro sindaco, ci stupisca…

 

July 18th, 2015 at 4:33 pm

Meno male che Trento c’è!

No alla Valdastico Nord!Complimenti a Tosi. E' il primo politico veronese della storia a mostrarsi favorevole al completamento della Valdastico Nord, un tempo chiamata PIRUBI dal nome dei prestigiosi sponsor di un tempo: Piccoli, Rumor e Bisaglia.

Considerato l'assordante silenzio dei partiti ed istituzioni veronesi di fronte alle esternazioni di Tosi ("Chi è contro il completamento della Valdastico verso Trento è retrogrado") sorge il dubbio che tutti siano d'accordo con lui. Sarebbe un cambiamento epocale. Politici ed amministratori veronesi sono sempre stati contrari a quest'opera che ha costi economici ed ambientali esorbitanti e che taglia fuori Verona con il Quadrante Europa e l'area del Garda.

La verità è che purtroppo Verona – da tempo ormai immemorabile – non ha più rappresentanti politici all'altezza dei propri interessi. Il suo sindaco gioca in campo avverso in quanto presidente dell'Autostrada Brescia-Padova che otterrebbe il rinnovo della concessione in scadenza grazie a quest'opera inutile e dannosa.

La Provincia di Trento si è sempre coerentemente opposta al progetto di completamento della Valdastico. Serve quindi solo sperare nei trentini?

December 20th, 2014 at 4:33 pm

Non più padroni a casa propria

Scavi ScaligeriQuello che sta succedendo agli Scavi Scaligeri ha del paradossale.

A seguito della denuncia del FAI è stato confermato anche da Sindaco e Vice che si ha l’intenzione di chiudere gli Scavi dal maggio prossimo per lavori ai piani superiori. Incredibile! Si chiude un Museo in stagione turistica per fare i comodi del nuovo padrone di Palazzo del Capitanio.

Naturalmente gli amministratori dicono di preoccuparsi della salute dei visitatori, ma tutti sanno che quando ci sono lavori ai piani superiori di un qualsiasi palazzo si possono benissimo creare dei passaggi coperti per consentire l’entrata a quelli inferiori. Questo in qualunque condominio, tanto più al Palazzo del Capitanio che ospita nelle sue fondamenta la storia della città, inserita nel Museo agli Scavi.

Parliamo di un vanto di Verona e di una meta privilegiata del turismo straniero. Le spiegazioni sul perché di questa follia possono essere diverse (compresa la volontà di chiusura definitiva degli Scavi), ma una cosa è certa: non siamo più padroni a casa nostra.

Chi voleva un esempio di cosa costa alla città la svendita del suo patrimonio storico ha una risposta inequivocabile.

December 5th, 2014 at 9:21 am

Il “Grido di Dolore” dei medici veneti

Ordine Medici

Ha creato un certo scalpore la denuncia del “Degrado progressivo della sanità pubblica del Veneto” lanciato nei giorni scorsi dalle principali organizzazioni sindacali dei medici.

Così, da ex amministratore pubblico con una certa esperienza nel settore e da comune cittadino da tempo preoccupato per lo stesso motivo e cioè per “il degrado progressivo”, ho letto (e invito a leggere) il proclama con curiosità e diffidenza, quest’ultima derivante dallo storico corporativismo che contraddistingue generalmente le rivendicazioni delle organizzazioni sindacali mediche.

Anche stavolta, purtroppo, non sono stato smentito.

Al titolo accattivante agli occhi della pubblica opinione, seguono dieci paragrafi, totalmente “medicocentrici”, nei quali vengono elencate le condizioni di degrado sì, ma del ruolo medico. 

Tra questi non vengono minimamente sottolineati i veri problemi che affliggono la sanità pubblica veneta e non: 
•    la totale assenza di programmazione, primo e fond
amentale elemento per poter governare al meglio una macchina complessa quale quella sanitaria evitando sprechi e sperperi di pubblico denaro, 
•    l’accumulo inaccettabile delle liste d’attesa alle quali il cittadino può sottrarsi solo con la costosissima beffa del ricorso alla prestazione a pagamento che molte volte avviene nella stessa struttura e con lo stesso professionista,
•    la mancanza di una politica di investimenti pubblici indispensabili per mantenere i livelli che la sanità e i servizi sociali veneti hanno acquisito nel tempo. 

Non averli denunciati, riduce il “Grido di Dolore” delle organizzazioni sindacali mediche ad una lamentela sullo stato della propria professione che rischia perfino di non cogliere i risultati per i quali è stato lanciato, mentre continua lo smantellamento silenzioso e colpevole dell’universalità del Servizio Sanitario Nazionale e Regionale da parte di una classe politica incompetente e incapace.

Roberto Buttura

link al Manifesto dell'Ordine dei medici

La città dei morti

Cimitero Verticale

Se verrà approvato, il Cimitero Verticale diventerà il nuovo simbolo della città. Macchè Arena o Balcone di Giulietta! Per dimensioni e valenza simbolica, la Torre dei Morti potrà essere a buon diritto il logo della Verona dei nostri tempi.

Qualcuno mi darà del menagramo, ma io insisto e faccio degli esempi. 

Morto il Turismo

Parliamo di Turismo, ad esempio. Sono stati chiusi gli IAT (uffici di Informazione ed Accoglienza turistica). Uno pensa che una città dove tutti blaterano di turismo avrebbe trovato per tempo la soluzione. E invece no. Post  IAT mortem Tosi ha sottoscritto un Protocollo di Intesa (mi viene da regatàr solo col nome…) con i soliti noti: Camera di Commercio, Fondazione Arena, Consorzi vari, Albergatori e Confindustria.Tutta gente che non ha fatto mai niente per promuovere la città salvo girare il mondo a spese dei contribuenti. In base a questo accordo tra zombi fra qualche mese – forse 3 o 4, chissà – nascerà l'OGD (Organismo di Gestione della Destinazione Turistica), nome pomposo che nasconde il nulla assoluto, almeno per ora.

E nel frattempo? Nel frattempo i turisti si arrangino! Se volete farvi il sangue amaro fate un salto alla stazione di Porta Nuova e osservate lo smarrimento di chi arriva per la prima volta in città. 

Tra parentesi noto che i convocati dal sindaco non comprendono nessun responsabile culturale. Già perchè Cultura e Turismo nella nostra bella città giacciono in tombe separate, guai a mescolarne le ossa!

Morti l'Arsenale e Palazzo Pompei

Qui le Onoranze Funebri Tosi & C si sono avvantaggiati dai predecessori. Arsenale e Palazzo Pompei sono stati lasciati degradare progressivamente, così giustificare il 'necessario' intervento dei privati in articulo mortis. La logica si è però inceppata, così i 'buoni' di questa Giunta (come il vice-sindaco Casali) che non sanno che pesci pigliare, chiedono aiuto alle opposizioni. Una cosa mai vista in 7 anni di amministrazione e forse dovuta al fatto che Tosi pensa al proprio futuro nazionale e non gli importa più niente di Verona. Non gli importava niente neanche prima, ma almeno la dava a bere.

Quindi la palla torna impropriamente nel campo delle opposizioni.  E qui nascono i problemi. Ipnotizzate da Tosi, in questi anni le opposizioni hanno rincorso il Sindaco senza mai anticiparlo. Così la logica della svendita del patrimonio civico, portata avanti con coerenza e spietatezza, non ha mai trovato una alternativa complessiva e credibile. Qualcosa si sta muovendo nel campo del PD, lo ammetto. La proposta PD per l'Arsenale si sta delineando in termini organici. Ma è carente dal punto di vista del reperimento delle risorse. Il Movimento 5 Stelle invoca un Ente di Gestione dell'Arsenale, ipotizzabile eventualmente solo dopo averne deciso la destinazione.

Quello che serve realmente, a parere di chi scrive, è una vision complessiva del futuro della città che veda Turismo e Cultura resuscitati, riuniti e messi al primo posto di una alternativa di governo della città. Va costruito un Masterplan dell'Immateriale, altrettanto importante di quello urbanistico, che metta in comune le (limitate) risorse economiche con nuovi interlocutori, pubblici e privati. Puntando sullo sviluppo e senza farsi bloccare dai veti corporativi e opportunistici di chi campa sull'immobilismo. Il patrimonio storico e culturale di una città unica al mondo come la nostra è una risorsa incredibile se viene visto in maniera complessiva, diventa invece un puzzle mai finito se suddiviso in singoli interventi.

Le elezioni del 2017 sono all'orizzonte e il lavoro da fare è molto per ridare vita alla città dei morti...

November 2nd, 2014 at 9:14 am

Eredità in (s)vendita

Domus Mercatorum

A margine di una intervista al Presidente della Camera di Commercio in cui parla della vendita della Domus Mercatorum mi viene da dire che il 'pensiero unico' degli attuali amministratori veronesi sia quello di disfarsi del patrimonio immobiliare.

Ricordo che questa città è stata ricostruita dopo la disastrosa ultima guerra senza avere in cassa il becco di un quattrino. Si fecero mutui, si andò all'estero a chiedere aiuti, si progettarono – facendo debiti – aree di sviluppo come il Quadrante Europa, l'aeroporto, ecc.

Questi amministratori, invece, alunni di Tosi (con l'accento su Unni), pensano che l'unica soluzione sia quella di vendere. La stessa cosa fanno i nipoti inetti e scansafatiche dei beni ereditati dagli avi. Solo che qui si parla di beni pubblici!

Cosa resterà alle generazioni future del patrimonio accumulato in tanti anni di crescita civile della città?

Non è un problema di Tosi & C: quando i veronesi si accorgeranno che i gioielli di famiglia non ci sono più, gli attuali amministratori se ne saranno andati.

Ritengo opportuno (a futura memoria) accantonare i fondi per dedicare una targa 'a coloro che hanno svenduto Verona', mettendo nomi e cognomi.

October 28th, 2014 at 7:11 pm

La panchina e la città

Il mio amico Libero mi invita a scrivere una 'Storia della Panchina veronese' per mostrare quanta costanza le amministrazioni pubbliche hanno messo nello sradicare questo piccolo ma importante simbolo di socialità. 

"Ti ricordi dei sedili di pietra sui lungadigi dove la gente sedeva a prendere il fresco? Sono stati tolti e gettati chissa dove per far posto ai parcheggi". "Ti ricordi quando in piazza dei seciari (alias Piazza V.Veneto) i commercianti protestavano contro le nuove panchine nei giardinetti perchè attiravano gli scansafatiche che stavano seduti delle ore senza comprare nulla?".  

Tosi è quindi solo l'ultimo degli amministratori che odiano la città 'sociale' e la vorrebbero trasformata in un grande Bancomat (compra e lascia il posto ad un altro), pattugliata da guardie civiche che allontanano indistintamente turisti col panino in mano e clochard in cerca di aria.

Ma di chi è la città? Di chi la abita o viene a visitarla oppure degli automobilisti e dei supermercati? 

Sono stato in vacanza in un paese del Sud dove la gente alla sera si porta la sedia in strada e si mette a chiacchierare coi vicini. E tutti si salutano quando si incrociano per strada. La stessa cosa succede in Alto Adige, dove piazzette e banchi mobili della frutta o del pesce rendono animato il centro storico. Quello che era (e non è più) Piazza Erbe, tanto per capirci.

Uno dice: piccola Italia, piccoli paesi, la città moderna va verso un'altra direzione. Macchè: a Manhattan, Brooklyn e Harlem nella grande New York ci sono i piccoli negozi di prossimità, i campetti di basket o di pallone, perfino gli scalini delle case dove la gente si incontra e chiacchiera, gioca e si consola.

Il buon Tosi, dietro alle tende di Palazzo Barbieri, spia preoccupato gli 'assembramenti' e invia guardie a dar multe e ruspe a sradicar panchine. I nuovi amministratori che verranno dopo di lui sapranno ridare vita alla città riconsegnandola alle persone?

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July 24th, 2014 at 7:17 am

Università e città, separati in casa

Inaugurazione Parco ScientificoDue le notizie di questi giorni che riguardano l'Università veronese: la prima è l'ottima valutazione fatta dal Sole 24 Ore sulla qualità della ricerca dell'ateneo di casa e l'altra è la nascita del Computer Science Park, sede di microimprese che sfruttano la ricerca nata nei laboratori dell'Università.

Tutto fa pensare che dopo aver illuminato il cielo come fuochi d'artificio le due notizie cadranno nell'oblio. Da quando è nata l'Università i suoi rapporti con la Città sono sempre stati sostanzialmente quelli dei separati in casa. Ognuno bada ai fatti propri e guai se ci sono sconfinamenti. Un giorno di tanti anni fa chiesi al Rettore di allora perchè non facesse un sondaggio tra le imprese veronesi per sapere quali erano le professionalità richieste: "Lei scherza – mi rispose il Professore – a sentirli, quelli vorrebbero solo facoltà scientifiche!" Poco dopo nacque la facoltà di Legge: se mi avesse ascoltato oggi ci sarebbero più ingegneri e meno avvocati a far la fame.

Anche il sindaco Tosi si è messo a fare i complimenti per l'eccellenza raggiunta nella graduatoria del giornale di Confindustria: peccato però che all'inaugurazione dello Science Park non abbia inviato nessun rappresentante della Giunta. D'altra parte in questa amministrazione non esiste nessuna delega ai rapporti con l'Università. E' molto più importante – evidentemente – la delega ai 'Veronesi nel mondo'!

A proposito di Science Park non posso evitare un'altra autocitazione (poi non ne faccio più, lo giuro!). Insieme all'allora sindaco Sboarina, al presidente di Glaxo Fertonani e a quel geniale Rettore che fu Hrayr Terzian visitammo gli Science Park inglesi che nascevano come spin-off delle Università, in quel particolare momento in cui la crisi delle grandi aziende manifatturiere aveva messo in ginocchio il paese. L'idea era quella di replicare a Verona quell'esperienza. Purtroppo Terzian scomparve poco dopo e il progetto morì sul nascere anche perchè Verona allora era nel pieno della propria crescita economica, che pensava inarrestabile. Sono passati 30 anni e finalmente quella intuizione è diventata realtà, evviva! 

Rimane però l'esigenza di trasmettere al territorio il know-how che nasce nelle aule e nei laboratori dell'Ateneo e riceverne in cambio gli stimoli e le esigenze che provengono anche dalla nostra attuale crisi. 25.000 studenti e 800 docenti non possono rimanere un corpo estraneo al centro di una città indifferente. Ecco un altro compito strategico che spetterà ai nuovi amministratori quando questa giunta avrà finalmente fatto le valigie!