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Università e città, separati in casa

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Inaugurazione Parco ScientificoDue le notizie di questi giorni che riguardano l'Università veronese: la prima è l'ottima valutazione fatta dal Sole 24 Ore sulla qualità della ricerca dell'ateneo di casa e l'altra è la nascita del Computer Science Park, sede di microimprese che sfruttano la ricerca nata nei laboratori dell'Università.

Tutto fa pensare che dopo aver illuminato il cielo come fuochi d'artificio le due notizie cadranno nell'oblio. Da quando è nata l'Università i suoi rapporti con la Città sono sempre stati sostanzialmente quelli dei separati in casa. Ognuno bada ai fatti propri e guai se ci sono sconfinamenti. Un giorno di tanti anni fa chiesi al Rettore di allora perchè non facesse un sondaggio tra le imprese veronesi per sapere quali erano le professionalità richieste: "Lei scherza – mi rispose il Professore – a sentirli, quelli vorrebbero solo facoltà scientifiche!" Poco dopo nacque la facoltà di Legge: se mi avesse ascoltato oggi ci sarebbero più ingegneri e meno avvocati a far la fame.

Anche il sindaco Tosi si è messo a fare i complimenti per l'eccellenza raggiunta nella graduatoria del giornale di Confindustria: peccato però che all'inaugurazione dello Science Park non abbia inviato nessun rappresentante della Giunta. D'altra parte in questa amministrazione non esiste nessuna delega ai rapporti con l'Università. E' molto più importante – evidentemente – la delega ai 'Veronesi nel mondo'!

A proposito di Science Park non posso evitare un'altra autocitazione (poi non ne faccio più, lo giuro!). Insieme all'allora sindaco Sboarina, al presidente di Glaxo Fertonani e a quel geniale Rettore che fu Hrayr Terzian visitammo gli Science Park inglesi che nascevano come spin-off delle Università, in quel particolare momento in cui la crisi delle grandi aziende manifatturiere aveva messo in ginocchio il paese. L'idea era quella di replicare a Verona quell'esperienza. Purtroppo Terzian scomparve poco dopo e il progetto morì sul nascere anche perchè Verona allora era nel pieno della propria crescita economica, che pensava inarrestabile. Sono passati 30 anni e finalmente quella intuizione è diventata realtà, evviva! 

Rimane però l'esigenza di trasmettere al territorio il know-how che nasce nelle aule e nei laboratori dell'Ateneo e riceverne in cambio gli stimoli e le esigenze che provengono anche dalla nostra attuale crisi. 25.000 studenti e 800 docenti non possono rimanere un corpo estraneo al centro di una città indifferente. Ecco un altro compito strategico che spetterà ai nuovi amministratori quando questa giunta avrà finalmente fatto le valigie!

Scritto da admin

June 29th, 2014 alle 11:02 pm