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Il Museo Innaturale

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Castel San PietroSull'Arena di oggi Tosi si permette di dare del 'bertoldo' al PD perchè critica senza proporre. Non ha tutti i torti.

Di fronte allo scempio fatto dalla sua amministrazione – fin dall'insediamento – dei palazzi storici della nostra città (da Palazzo Forti a Palazzo del Capitanio, da Castel San Pietro all'Arsenale e via elencando) – la sinistra è apparsa sempre in ritardo, incapace di una risposta complessiva.

Ora che il progetto di spostamento del Museo di Storia Naturale a Castel San Pietro si sta concretizzando, le critiche del PD si limitano ai dettagli, non alla logica di questa scelta.

E allora va ribadito ancora una volta che l'unico motivo del trasferimento del Museo di Storia Naturale è che si vuole vendere Palazzo Pompei. Gli addetti ai lavori lo sanno tutti, ma nessuno ha il coraggio di dire questa cosa semplice semplice.

L'idea di delegare alla Fondazione Cariverona il futuro dei beni storici dei veronesi è una scelta suicida che priverà le generazioni future dei gioielli di famiglia, una eredità secolare svenduta senza battere ciglio. Eredità sulla quale la città non avrà più nessuna voce in capitolo!

Per quanto riguarda Castel San Pietro le proposte sulla destinazione ci sono e molto più coerenti con la storia e la posizione dell'edificio. Era ed è la soluzione ideale per il 'Museo della Città', cioè della sintesi di una storia straordinaria che solo Verona possiede. Dall'alto del colle, dopo avere visto nel Museo le tappe più importanti della storia cittadina, turisti e cittadini potrebbero ammirare la forma urbis come si è sviluppata nel corso dei secoli.

Il PD, se vuole candidarsi alla guida della città, deve dimostrare una visione alternativa a quella tosiana, tutta a favore dei privati. Finora ha rincorso Tosi; vedremo per il futuro, nel quale scelte altrettanto strategiche (Caserme dismesse, Area Ferroviaria di Porta Nuova) vedranno ancora una volta contrapposte speculazione privata e interesse dei cittadini.

Scritto da admin

May 15th, 2014 alle 8:59 am

La sinistra ufficiale e i mercati

senza commenti

Editoriale di Riccardo Campa – Fondazione Nenni il Blog

Data la scarsa consistenza numerica delle altre sinistre, il Partito Democratico ha assunto il ruolo indiscusso di “sinistra ufficiale”, il cui organo – più che l’Unità – sembra ormai La Repubblica.

Ma il giornale fondato da Scalfari non è una mera cassa di risonanza delle decisioni del Pd, quanto piuttosto la guida spirituale di quel partito, il think tank che ne regge il timone. Leggendo gli editoriali di Repubblica, a partire da quelli del suo direttore Ezio Mauro, pare che i mercati siano ormai diventati il totem della “sinistra ufficiale”. Il che è ovviamente paradossale.

Che i liberisti possano genuflettersi davanti al Dio Mercato, anche quando li flagella e li punisce è comprensibile. Il fondamentalismo mercatista è una religione, con i propri santi e i propri riti. Ma che anche la sinistra ufficiale debba genuflettersi e plaudire ad ogni fulmine lanciato dal Dio iracondo delle borse fa invece parte di una anomalia tutta italiana.

Il motivo è ovvio: il Dio mercato ha cacciato lo pseudo-messia, l’autoproclamatosi unto del Signore e uomo della Provvidenza, andato alla deriva con i suoi inconfessabili vizi. Senza la crisi mondiale e il commissariamento dell’Italia da parte dei poteri forti, il Pd non avrebbe mai scalzato Berlusconi (con buona pace di Bersani). Non resta dunque che plaudire alle divine forze della natura, per nascondere quanto possibile la propria debolezza.

Non si vuole negare che il debito pubblico italiano sia una zavorra insopportabile, che l’industria italiana sia alla canna del gas, che c’è assoluto bisogno di riforme per rimettere in moto una economia ferma. Ma una sinistra degna di questo nome non dovrebbe fare tutto questo mantenendo ferma la sua tradizionale critica all’autoreferenzialità dei mercati? Possibile che il partito Pd-Repubblica arrivi a farsi superare a sinistra dal Vaticano e dalla Lega Nord? È noto che il Pci-Pds-Ds-Pd ha i fantasmi del passato da farsi perdonare, ma c’è bisogno di umiliarsi fino al punto di cospargersi senza sosta di cenere di fronte al moloch capitalista che lo ha sconfitto?

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Scritto da admin

November 29th, 2011 alle 7:03 am