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Guadagno meno della Merkel!

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ANGELA MERKELLa polemica su l'Arena tra il consigliere 5 stelle Benciolini e la neo-direttora dell'Agec su 'quanto prende chi' raggiunge vette di provincialismo davvero sublimi. Il motivo del contendere è lo stipendio della dottoressa Motta che secondo Benciolini 'è più alto di quello della Merkel'. Risentita, la Motta ha dichiarato che Benciolini sostiene spudoratamente il falso: la Merkel prende molto di più! Dalla cancelliera tedesca non è giunta nessuna smentita.

Si parla di 196.000 euro come stipendio lordo, mica bruscole, per andare a dirigere una Agec sinistrata sì nei suoi vertici, ma sempre nel cuore di Tosi come strumento principe di intervento nell'edilizia pubblica e in molto altro (salvo che nel costruire case per i meno abbienti).

Nel consiglio di amministrazione dell'Agec, come si sa, non c'è Bertucco a rompere i maroni. Anche se – col senno di poi – sarebbe stato meglio per tutti che ci fossero dei mastini a controllare: si sarebbero risparmiati processi, parcelle di avvocati, detenzioni a spese del contribuente.

A parte gli scherzi il tema è serio e si applica a tutta la fila di burocrati pagati profumatamente che questa amministrazione ha messo ai vertici delle aziende controllate (e nell'ufficio stampa del sindaco).

Chi si candida a sostituire Tosi deve porsi il problema di ricostituire una classe di dirigenti pubblici degna di questo nome, di cui da tempo si è perso lo stampo, ahimè! Manager che si accontentino di stipendi da tempo di crisi. Ai buoni amministratori conviene avere al proprio fianco dirigenti in grado di fare bene il proprio mestiere, competenti ed autorevoli, capaci anche di dire di no al politico di turno se l'interesse pubblico lo richiede. Gli yesman ( e le yeswoman, I suppose) sono sempre pericolosi… 

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June 9th, 2014 alle 7:05 pm

Il Museo Innaturale

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Castel San PietroSull'Arena di oggi Tosi si permette di dare del 'bertoldo' al PD perchè critica senza proporre. Non ha tutti i torti.

Di fronte allo scempio fatto dalla sua amministrazione – fin dall'insediamento – dei palazzi storici della nostra città (da Palazzo Forti a Palazzo del Capitanio, da Castel San Pietro all'Arsenale e via elencando) – la sinistra è apparsa sempre in ritardo, incapace di una risposta complessiva.

Ora che il progetto di spostamento del Museo di Storia Naturale a Castel San Pietro si sta concretizzando, le critiche del PD si limitano ai dettagli, non alla logica di questa scelta.

E allora va ribadito ancora una volta che l'unico motivo del trasferimento del Museo di Storia Naturale è che si vuole vendere Palazzo Pompei. Gli addetti ai lavori lo sanno tutti, ma nessuno ha il coraggio di dire questa cosa semplice semplice.

L'idea di delegare alla Fondazione Cariverona il futuro dei beni storici dei veronesi è una scelta suicida che priverà le generazioni future dei gioielli di famiglia, una eredità secolare svenduta senza battere ciglio. Eredità sulla quale la città non avrà più nessuna voce in capitolo!

Per quanto riguarda Castel San Pietro le proposte sulla destinazione ci sono e molto più coerenti con la storia e la posizione dell'edificio. Era ed è la soluzione ideale per il 'Museo della Città', cioè della sintesi di una storia straordinaria che solo Verona possiede. Dall'alto del colle, dopo avere visto nel Museo le tappe più importanti della storia cittadina, turisti e cittadini potrebbero ammirare la forma urbis come si è sviluppata nel corso dei secoli.

Il PD, se vuole candidarsi alla guida della città, deve dimostrare una visione alternativa a quella tosiana, tutta a favore dei privati. Finora ha rincorso Tosi; vedremo per il futuro, nel quale scelte altrettanto strategiche (Caserme dismesse, Area Ferroviaria di Porta Nuova) vedranno ancora una volta contrapposte speculazione privata e interesse dei cittadini.

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May 15th, 2014 alle 8:59 am

La terza città

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Ha ragione Massignan quando pone la domanda sul perché il Piano degli Interventi sia considerato strumento di sviluppo invece che di reale degrado della città. Ingenuo è forse chiederlo agli industriali. La parte di questi che adora il mattone (e l’Arena ne è buona portavoce) considera il Piano degli Interventi Tosi/Giacino come la manna che scende benefica sui propri conti disastrati.

Non importa che i nuovi alloggi restino sfitti, che i costi per i servizi pubblici a supporto lievitino, che i cittadini protestino per il degrado anche estetico dei nuovi edifici – basta vedere quelli nati sul lembo estremo della spianata ex Magazzini Generali. Come il mitico Franco Evangelisti, factotum di Andreotti, anche Tosi ha chiesto ai costruttori veronesi ‘che ve serve?’E così è nato il Piano degli Interventi.

Il problema però è che il duo Tosi/Giacino non ha solo interpretato le ‘giuste’ esigenze speculative dei privati, ha anche sbloccato una situazione di stallo che durava in città dai tempi di Sboarina. Dopo re Lele ci fu il ‘piccolo è bello’ della Giunta Sironi (famosa per le rotatorie) e i piani presuntuosi della Giunta Zanotto: Polo finanziario, Ramblas a Verona Sud, Chipperfield all’Arsenale e via gonfiando il pallone delle promesse.

Sembra quindi che questa città combatta tra due poli opposti: la destra e che rappresenta il puro interesse privato e la sinistra che critica tutto e non propone che sogni irrealizzabili.

Ma non è così: basta rifarsi alla storia riformista e gradualista rappresentata dalla Democrazia Cristiana e dal Partito Socialista degli anni 70/90 del secolo scorso. Non è ritornare nella notte dei tempi. Quanto di buono c’è nella Verona di oggi – lo sviluppo a Sud della Zai e il Quadrante Europa, il Piano di Salvaguardia della Collina, gli asili nido le case per anziani  e l’Università delle Terza Età, il restauro e la valorizzazione del Centro Storico, tanto per citare solo alcune realizzazioni – deriva proprio da quegli anni. Dopodichè è cominciato il lento declino di Verona, con la giunta Tosi come punto finale.

Ridare slancio alla città si può ed è il compito dell’opposizione, quella che va dal PD al Movimento 5 stelle passando da partiti storici come PSI e SEL. Sta a loro dare senso ed unità alle battaglie delle Associazioni, dei Comitati, delle forze economiche e dei cittadini che non si arrendono al declino.

Una occasione da non perdere è il futuro del Parco Ferroviario e delle Caserme dismesse: usando le intelligenze locali (in particolare dei giovani professionisti veronesi) e soprattutto chiamando i cittadini a decidere sul proprio futuro, può rendersi credibile una nuova classe dirigente che fermi il declino e riprenda a far crescere la nostra città.

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April 2nd, 2014 alle 8:44 am

Grand’Affi in centro città

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magazzini generaliC'era una vecchia barzelletta in cui il marito scopriva l'amante della moglie nell'armadio della camera da letto. Al marito che lo guarda inferocito l'amante risponde "son qui che aspetto il tram". Il Tosi di questi giorni mi ricorda il tizio nell'armadio.

Intorno a lui cadono teste di fedelissimi, si aprono voragini di responsabilità politiche (Parentopoli, accuse di rapporti con la 'ndrangheta, stipendi scandalosi di dirigenti delle aziende comunali) e lui continua imperterrito a fare proclami, ospitate nella TV nazionale, e a tirar fuori 'conigli dal cappello' come quello ultimo di Eataly ai Magazzini Generali.

Il 16 febbraio 2010 in aula della Commissione Consiliare congiunta (IV – VI – III) il dott.Valdinoci di Fondazione Cariverona dice testualmente a proposito della propria area di competenza agli ex Magazzini "In realtà il rogito stesso aveva vincolato, con la autorizzazione del Ministero, l’utilizzo di quest’area ai fini culturali, e ovviamente la Fondazione è vincolata a questa finalità perché non è che se ne possa discostare, non potrebbe fare certamente del commercio qui dentro, anche tra l’altro perché non sarebbe nelle proprie finalità."

Da Polo Culturale a supermercato di lusso targato Eataly il passo è davvero disinvolto. E, come al solito, viene annunciato prima alla stampa che in Consiglio Comunale. Con Tosi le sedi di rappresentanza democratica (Consigli e Commissioni) sono esclusivamente chiamate a ratificare le decisioni prese altrove. Anche perchè in queste scelte la regola è: prima il profitto dei privati e poi (se rimane qualcosa) l'interesse pubblico. Il contrario cioè di un equilibrato rapporto pubblico/privato.

Gli ex Magazzini Generali da luogo cerniera tra le due città dove promuovere spazi multifunzionali di aggregazione a 'portaerei' di terziario commerciale e parcheggi, una Grand'Affi in centro a Verona. Quando si sveglieranno dalla 'sbornia tosiana' i veronesi si ritroveranno più poveri e più sudditi.

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March 16th, 2014 alle 10:42 am

L’Arsenale ci fa riflettere

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Il dibattito su l'Firma vendita Palazzo CapitanioArsenale, reso incandescente dagli interventi di Tomaso Montanari e Salvatore Settis sulla stampa nazionale ci aiuta a comprendere 'a che punto è la notte' della nostra città.

1. L'assordante silenzio degli intellettuali. Come spesso accade sono stati quelli di fuori ad insegnarci l'indignazione. I nostri maitre à penser (siano essi gli universitari 'progressisti' o i professionisti della cultura chiacchierata di casa nostra) se ne sono stati zittizitti in questi anni assistendo impassibili alla svendita del patrimonio storico della città. L'Arsenale è solo l'ultima goccia di un vaso che ha visto la privatizzazione di Castel San Pietro, Palazzo del Capitanio, Palazzo Forti, Palazzo Gobetti (oltre ai Magazzini Generali ed in futuro Palazzo Pompei) senza che mai la smania divoratrice di Tosi e della sua amministrazione trovasse contrasto da una voce autorevole della cultura veronese. Qualcosa hanno fatto i Comitati, qualcosa gli Ordini (Architetti ed Ingegneri) ma sempre e solo sui singoli provvedimenti, mai nell'insieme. Tosi può così sostenere impavido che 'la cultura deve rendere' e che i dibattiti culturali 'vanno bene basta che siano pratici' senza che nessuno lo metta dietro alla lavagna come si faceva una volta con gli alunni ignoranti. 

2.Il ruolo abnorme sostenuto dalla Fondazione Cariverona. I beni comunali transitati dalla proprietà dei cittadini a quelle della Fondazione bancaria fanno diventare quest'ultima come il primo immobiliarista della città ed uno dei maggiori in Italia per proprietà di beni di pregio. Questo propone due problemi chiave: che ne sarà delle stesse proprietà una volta che cambierà il vertice della Fondazione? In che modo si potrà garantire la partecipazione dei cittadini alle scelte sul futuro di edifici che rappresentano il cuore e l'anima di Verona? Al primo quesito non sappiamo rispondere se non ricordando che non è compito statutario delle Fondazioni gestire il patrimonio storico di una città, quindi il futuro rimane una incognita che preoccupa. Ma al secondo la risposta c'è già: le scelte della Fondazione sono state fatte finora nel chiuso dei propri caveau, senza che nessun organismo rappresentativo ne venisse coinvolto. Il risultato è sotto agli occhi di tutti: la 'cagata pazzesca' (come direbbe Fantozzi) del Museo dell'Opera a Palazzo Forti e l'altrettanto bizzarra idea di trasferire il Museo di Storia Naturale a Castel San Pietro. Ora Biasi sta calando il terzo 'asso', quello più prestigioso: la nuova Galleria d'Arte Moderna che si aprirà a Palazzo della Ragione a partire dall'8 Marzo. A differenza degli altri due progetti – affidati ad illustri sconosciuti – qui si è chiamata una star del firmamento cultural-mediatico come Luca Massimo Barbero. Speriamo in bene!

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January 26th, 2014 alle 12:18 am

Il luna-park targato Tosi

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Del tutto condivisibile l'articolo di Tomaso Montanari sul Fatto Quotidiano del 17 gennaio. Lo riporto per chi non l'avesse visto:

Il luna-park targato Tosi
A Verona il sindaco vorrebbe mettere un tetto all’Arena e fare dell’arsenale austriaco un ipermercato.

Non esiste mondo fuori delle mura di Verona: non c’è che purgatorio, supplizio, l’inferno stesso”, scrive Shakespeare: certo, sotto Flavio Tosi anche dentro quelle mura la situazione non è molto più allegra. Almeno per la cultura.

Non è certo colpa di Tosi se la straordinaria qualità del tessuto artistico veronese è occultata da decenni sotto la coltre di paccottiglia collegata proprio a Romeo e Giulietta: anche se la giunta ci ha messo del suo, spiaggiando di fronte all’Arena una incredibile panchina a forma di cuore per foto di coppia. Da notare il divisorio centrale, che impedisce ai senzatetto di dormirci durante la notte: limiti dell’amore al tempo della Lega. Il tono culturale è invece da cercare nell’idea di Gianni Morandi (sic), che ha proposto a Tosi di dotare di un tetto proprio l’Arena: “Ho pensato che in fondo una copertura avrebbe potuto valorizzare l’anfiteatro, i grandi eventi e la città di Verona”.

Magari il settantenne ragazzo di Monghidoro scherzava, ma il sindaco si è precipitato a Roma: dove però è stato gelato dal ministro per i Beni culturali, il quale deve avergli fatto notare che un anfiteatro romano non è esattamente un palasport.
Poco male, a Verona non mancano i progetti di “valorizzazione”. Uno dei più contestati riguarda l’Arsenale austriaco, importantissimo monumento di architettura e urbanistica militare dell’Impero asburgico, e cornice di un giardino pubblico assai frequentato nonostante le pessime condizioni. I cittadini, riuniti in un comitato, chiedono che anche gli edifici trovino una destinazione sociale e culturale, in una città che ha fame di spazi pubblici. La giunta, invece, dopo aver lasciato andare in malora il complesso, preferisce destinarlo alla speculazione edilizia, immaginando di trasformarlo in centro commerciale, attraverso il discutibile strumento del project financing. Il Comune dovrebbe, per di più, investire ben 12 milioni di euro in un progetto che porterà a una privatizzazione di due terzi del complesso per 99 anni. L’appello online che chiede il ritiro dell’operazione (“perché palesemente contraria all’interesse pubblico e a quello delle attività commerciali della zona e perché porterebbe a un enorme aumento del traffico, già ora insostenibile, e a una forte diminuzione del verde pubblico”) ha già raccolto oltre 2500 firme. Un altro caso che ha visto una vivace mobilitazione popolare riguarda Palazzo Bocca Trezza, già sede dell’Istituto d’Arte Nani: un bell’edificio del Cinquecento, ancora denso di decorazioni a stucco e ad affresco.

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January 18th, 2014 alle 10:27 am

Il Nulla vincente di Tosi

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Due acuti intellettuali del Centro-Destra veronese, Papadia e Di Dio, hanno spiegato in poche parole il ‘Modello Verona’.
Si tratta – dice il primo – di un modello basato su:

la presenza di Tosi e la presenza di persone, trainate agevolmente dal sindaco.

L’altro genio, Di Dio, rincara la dose:

Utilizzare formule, etichette e schemi già sperimentati per rifondare un nuovo ulteriore contenitore di destra rischia di essere inutile e improduttivo. Ecco perchè ribadisco che oggi il mio impegno è solo finalizzato a raggiungere l’obiettivo di Tosi leader del centro destra.

Insomma: basta partiti, strategie, confronto di idee per il futuro della città e per il nostro paese.

L’importante è solo il Capo, che possa trainare agevolmente  i suoi fedeli cioè Papadia, Di Dio e tutti quelli che sono saltati sul carro del Capo, verso l’abbagliante approdo del Potere.

Discorsi vecchi, direte voi. Papadia e Di Dio rispolverano le solite fesserie dell’antipolitica di destra, dei nostalgici dell’uomo forte e di ogni dittatura. Ma siamo sicuri che sia così? A giudicare dallo spazio dedicatogli dalla stampa locale e nazionale il Nulla Assoluto che sta dietro a Tosi sembra essere in grande ascesa.

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November 22nd, 2012 alle 8:34 am

Un giorno triste per Verona

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Ride Tosi, ride Biasi e ride Paloschi. Ridono pure anche se non nella foto gli assessori/accessori Giacino e Casali. Ma è un giorno tristissimo per la città.

Si tratta della vendita di palazzo del Capitanio a Fondazione Cariverona che si aggiunge a quelle di Palazzo Forti, Castel San Pietro, gli ex-Magazzini Generali.

Un altro pezzo di città se ne va in mano ad un Ente che dovrebbe farci il piacere di gestire i beni pubblici al posto del Comune. Questi beni, ricevuti in eredità da secoli di storia, vengono alienati da due responsabili pro-tempore del Comune e della Fondazione. Quando se ne andranno dalla loro carica – e prima o dopo avverrà, se dio vuole! – il danno sarà fatto e non si potrà tornare indietro.

Chi ci assicura che i futuri responsabili della Fondazione gestiranno a favore del pubblico interesse questo inestimabile Patrimonio di Verona? Sembra che a nessuno interessi la risposta. Oggi è così, ce ne siamo liberati; domani chisseneffrega.

Il bello che nessuno ha da ridire nemmeno sulla destinazione dei proventi dell’alienazione di Palazzo del Capitanio: sentite qua cosa dice il sindaco: “la somma verrà  destinata per ristrutturare il complesso dell’ex Arsenale, dove prevediamo di fare negozi, bar e ristoranti”.

Un incredibile capovolgimento dei ruoli: il pubblico si occupa del privato e il privato si accolla il pubblico!

Ma quello che lascia senza parole è il mutismo di tutti gli addetti alla cultura di questa città: tutti zitti zitti ad aspettare che passi la bufera. Il coraggio, come dice Don Abbondio, uno non se lo può dare…

Quando la bufera passerà (e passerà), sarà però troppo tardi!

 

 

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October 13th, 2012 alle 9:32 am

Museo della Lirica? Il duo Tosi-Biasi fa spettacolo

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Menomale che qualcuno si è mosso.

Non gli intellettuali/professori veronesi – che hanno terrore di perdere i finanziamenti della Fondazione – non i giornalisti – stendiamo un velo pietoso sulla categoria – ma i politici, ebbene sì, i tanto disprezzati politici veronesi che finalmente hanno parlato di cultura e patrimonio veronese.

Franchetto, Bonfante e Fasoli consiglieri regionali hanno presentato un’interrogazione chiedendo “A chi giova il Museo della Lirica (a Palazzo Forti)”?

I bravi consiglieri si sono fermati alle questioni economiche, è vero: la Fondazione Arena già piena di debiti dovrebbe pagare l’affitto al Comune per allestire e gestire un fantomatico museo fatto…coi costumi & allestimenti delle opere areniane.

Nessuno nutre rispetto delle volontà testamentarie di Achille Forti – che immaginava, nel caso il Palazzo non potesse contenere interamente la Galleria d’Arte Moderna, la destinazione del pianoterra ad aule dell’Accademia Cignaroli. Palazzo Forti è di per sè un museo di vita nobiliare del settecento e ottocento che andrebbe aperto ai veronesi per mostrare come vivevano i ‘signori’ del tempo, con gli arrredi originali.

Ma la domanda fatta dai consiglieri regionali è pertinente:

A chi giova la destinazione di un ‘piccolo Museo inutile’ a Palazzo Forti. Il resto del Palazzo cosa diventerà?

La domanda fa il paio con l’altra: a chi giova lo spostamento del Museo di Storia Naturale? Cosa ne sarà della storica sede di Palazzo Pompei sul Lungadige?

 

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April 22nd, 2012 alle 9:48 am

Comincia l’ambaradan!

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La crisi morde, il pan ci manca ma i soldi per le elezioni si trovano sempre.

Comincia il buon Tosi con un poster 6×3 che lo proclama come ‘il sindaco di tutti i veronesi’.  Non è vero, ma non importa.

Guarda caso il manifesto è vicino all’Hotel Lux, una delle sconcezze di questa Giunta: una strada pubblica chiusa al traffico per favorire un privato, al quale già era stato permesso di costruire in deroga.

A proposito di campagna elettorale, si dice che il sindaco abbia messo da parte parecchi soldini per finanziarsi la pubblicità: siamo convinti che ne darà resoconto dettagliato alla fine di questa tornata elettorale…

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March 16th, 2012 alle 7:09 am