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Smart City è…
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Come promesso nel Post sulla Città Pesante vi propongo una prima riflessione – che ha coinvolto moltissime Città europee firmatarie del Patto dei Sindaci lanciato nel 2008 dalla Commissione Ue – sul futuro possibile della città sostenibile, la cosiddetta smart city.
Le smart cities possono essere identificate grazie ad almeno cinque dimensioni principali:
Mobilità
Una città smart è una città in cui gli spostamenti sono agevoli, che garantisce una buona disponibilità di trasporto pubblico innovativo e sostenibile, che promuove l’uso dei mezzi a basso impatto ecologico come la bicicletta, che regolamenta l’accesso ai centri storici privilegiandone la vivibilità (aree pedonalizzate); una città smart adotta soluzioni avanzate di mobility management e di infomobilità per gestire gli spostamenti quotidiani dei cittadini e gli scambi con le aree limitrofe.
Ambiente
Una città smart promuove uno sviluppo sostenibile che ha come paradigmi la riduzione dell’ammontare dei rifiuti, la differenziazione della loro raccolta, la loro valorizzazione economica; la riduzione drastica delle emissioni di gas serra tramite la limitazione del traffico privato, l’ottimizzazione delle emissioni industriali, la razionalizzazione dell’edilizia così da abbattere l’impatto del riscaldamento e della climatizzazione; la razionalizzazione dell’illuminazione pubblica; la promozione, protezione e gestione del verde urbano; lo sviluppo urbanistico basato sul risparmio di suolo, la bonifica delle aree dismesse.
Turismo e cultura
Una città smart promuove la propria immagine turistica con una presenza intelligente sul web; virtualizza il proprio patrimonio culturale e le proprie tradizioni e le restituisce in rete come bene comune per i propri cittadini e i propri visitatori; usa tecniche avanzate per creare percorsi e mappature tematiche della città e per renderle facilmente fruibili; promuove un’offerta coordinata ed intelligente della propria offerta turistica in Internet; offre ai turisti un facile accesso alla rete e dei servizi online in linea con le loro esigenze.
Economia della conoscenza e della tolleranza
Una città smart è un luogo di apprendimento continuo che promuove percorsi formativi incentrati sulle necessità di ciascuno; un città smart offre un ambiente adeguato alla creatività e la promuove incentivando le innovazioni e le sperimentazioni nell’arte, nella cultura, nello spettacolo; si percepisce e si rappresenta come un laboratorio di nuove idee; privilegia la costruzione di una rete di reti non gerarchica, ma inclusiva, in cui i vari portatori di interesse e le loro comunità possano avere cittadinanza e voce; sviluppa alleanze con le università, ma anche con le agenzie formative informali; dà spazio alla libera conoscenza e privilegia tutte le forme in cui il sapere è libero e diffuso.
Trasformazioni urbane per la qualità della vita
Una città smart ha una visione strategica del proprio sviluppo e sa definire in base a questa scelte e linee di azione; considera centrale la manutenzione del suo patrimonio immobiliare e la sua efficiente gestione e usa tecnologie avanzate per questo obiettivo; fonda la propria crescita sul rispetto della sua storia e della sua identità e privilegia il riuso e la valorizzazione dell’esistente in un rinnovamento che si basa sulla conservazione; nel suo sviluppo fisico crea le condizioni per promuovere la coesione e l’inclusione sociale ed elimina le barriere che ne impediscono la sua completa accessibilità per tutti i cittadini.
Verona è stata una delle prime firmatarie del Patto dei Sindaci, nel lontano 2008. Ad oggi quali sono – secondo voi – i buoni propositi che sono stati portati a compimento?
Il sindaco ‘buono’
Mentre il sindaco sceriffo leghista (condannato insieme ad altri sodali per razzismo, caporione dei tentativi di aggressione al campo rom di Boscomantico e alla chiesa di san Tommaso, ecc.), parlava in Piazza Bra contro il razzismo, complice lo sconcertante atteggiamento favorevole dei migranti e cioè delle sue vittime preferite (oltre ai terroni, rom…) l’ufficio stampa del Comune di Verona provvedeva a ripristinare attraverso questo comunicato la vera natura di questa amministrazione comunale:
POLIZIA MUNICIPALE: MULTATO VENDITORE AMBULANTE
Un venditore 49enne di origini pakistane e residente in città è stato multato questa mattina dai Vigili di quartiere perché fermato all’interno del mercato rionale di piazza Martiri d’Istria e Dalmazia mentre vendeva girandole colorate giocattolo. L’uomo, in possesso di regolare autorizzazione rilasciata dal Comune di Verona per la vendita in forma itinerante, avrebbe dovuto ottenere un posteggio all’interno del mercato oppure effettuare l’attività ad almeno 500 metri di distanza, come previsto dal regolamento comunale sul commercio nelle aree pubbliche. 1.032 euro la sanzione applicata dagli agenti, a tutela del regolare svolgimento delle attività commerciali all’interno del mercato.
Il neretto sulle parole “di origini pakistane” lo abbiamo messo noi e la domanda che poniamo è: se non fosse stato “di origini pakistane” (o senegalesi, albanesi, cinesi, ecc.) avrebbe avuto l’onore di un comunicato stampa del Comune?
La Verona dei socialisti – atto primo: intervista a Giulio Segato
Αbbiamo deciso di raccontare la storia dei socialisti ‘che hanno fatto Verona’ quando abbiamo capito, io e Roberto Buttura, che nessuno la conosceva. Sono nate così le interviste ai personaggi cui la nostra città deve gratitudine eterna perchè con le loro scelte coraggiose ci hanno consegnato la Verona di oggi, una città vivibile ed economicamente ancora fiorente nonostante la crisi. I tre primi intervistati – Giulio Segato, Libero Cecchini e Gianfranco Bertani – con diverse responsabilità amministrative, hanno avuto un ruolo decisivo nella rinascita di Verona dopo le grandi distruzioni delle seconda guerra mondiale. Nelle interviste si potranno anche sentire dalla viva voce dei protagonisti gli episodi e le storie commoventi di una città ferita ed umiliata che ha saputo risollevarsi e guardare avanti sapendo coniugare sviluppo e solidarietà: un esempio importante per guardare al futuro di Verona con ottimismo facendo tesoro del proprio passato.
Atto primo: intervista a Giulio Segato
Meglio il vecchio albergo che il nuovo Hotel 5 stelle
Breve ma intensa immersione nella sanità veronese. Mi hanno fatto un piccolo intervento chirurgico a Borgo Roma e ho visitato un parente al Polo Confortini.
Sì lo so che non bastano due esperienze spot a dare un giudizio equilibrato su un tema così complesso come la situazione degli ospedali, però qualche idea me la sono fatta.
In sintesi: meglio il vecchio albergo che il nuovo Hotel 5 stelle.
A Borgo Roma ci saranno i bagni in corridoio e qualche muro con la crepa, ma l’efficienza complessiva mi sembra davvero superiore. Per le analisi pre-operatorie non ho aspettato mai più di un quarto d’ora per ciascuna. In tutto un paio di ore tra prelievo e lastre. Aggiungo la qualità professionale ed umana del personale (medici, infermiere e tecnici di laboratorio). In 3 giorni tra analisi ed intervento avrò colloquiato con una ventina di persone – che non avevo mai visto prima - e nessuno dico nessuno che non sia stato cortese, disponibile e professionale.
Al Grande Polo Confortini invece l’impressione è che ci sia molta strada da percorrere per portarlo a livelli di sostenibile efficienza. Già l’entrata – un faraonico festival di marmo bianco e rosso Verona – fa pensare più ad un’opera di regime che ad un ospedale.
I portoni d’ingresso pesantissimi hanno già provocato vittime e sono effettivamente duri da aprire per chi ha qualche handicap. Non c’è nessuno in ogni caso ad aiutare, come nessuno sta all’interno del ‘tornacoro’ che dovrebbe essere il centro di informazioni. La denuncia di grosse inefficienze in settori chiave (come l’approvvigionamento del sangue, la sterilizzazione dei strumenti chirurgici e soprattutto la sottoutilizzazione delle numerosissime sale operatorie) è talmente diffusa che ne ha parlato perfino l’Arena, sempre ossequiosa verso i potenti.
“Un ospedale fatto dagli ingegneri gestionali e non dai medici e i pazienti – dice chi ci vive dentro – in cui agli errori di progettazione (vedi anche la mancanza di parcheggi) si aggiungono quelli di gestione quotidiana. Sopra tutto comanda una burocrazia cieca e rigida che mette al centro le procedure e non il paziente”
Mi pare che lo stesso raggruppamento di imprese che ha fatto il Polo Confortini – con l’onnipresente studio Altieri – si sia aggiudicato anche la nuova Maternità di Borgo Trento e la ristrutturazione del Monoblocco di Borgo Roma. Facciamoci il segno della croce.
Andar per musei (moderni)
Tanto per capire quanto sia abissale la differenza tra un museo moderno e uno tradizionale (come ad esempio il Museo di Scienze Naturali di Verona) basta fare un salto a Bolzano e a Merano e gustarsi il Museo dell’Otzi e quello del Turismo.
Il Museo dell’Uomo di Ghiaccio a Bolzano è lo straordinario esempio di come si possa costruire una esposizione interessante grazie all’interattività, alla compresenza di diverse tecniche espositive (video, audio, ricostruzioni al naturale) e all’uso di scienze diverse come la medicina, l’etnografia, perfino la tecnica del ‘giallo’ per ricostruire la morte di Otzi. Intorno ad un solo argomento – il ritrovamente di un guerriero mummificato di 4.000 anni fa – si è realizzato un museo di tre piani assolutamente imperdibile per grandi e piccoli visitatori.
Il Touriseum di Merano è dedicato alla nascita e sviluppo del turismo in Alto Adige. Ancora più originale del Museo di Bolzano, offre un percorso pieno di sorprese per ripercorrere la storia di un secolo di turismo. Le tecniche usate sono ancora più originali e coinvolgenti. C’è perfino un flipper lungo dieci metri con tanti dettagli spiritosi: la pallina andrà sulle piste da sci o in un ospedale pieno di gambi ingessate?
Sia Bolzano che Merano hanno una precisa strategia per offrire il meglio ai turisti, fatta di servizi, informazioni, offerte ‘su misura’ a partire dai trasporti.
In poche parole l’Alto Adige ha imparato a vendere la propria immagine e Verona no. Forse perchè si considera troppo bella per darsi da fare?
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| Il guerriero ricostruito a grandezza naturale |
L’entrata al Museo di Bolzano |
La mummia conservata nella cella frigorifera |
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| Il baule della turista | L’Isetta e la Vespa | Il sindaco che parla |
Tra le curiosità raccolte nel Touriseum di Merano ho trovato
questo inedito manifesto su di un Vermouth di Verona
della Ditta Andreoli di cui non avevo mai sentito parlare…
L’amico di cazzuola
Perfino Zaia se ne accorto che il territorio veneto è stato troppo cementificato.
«Per molti anni» ha detto «è stato fatto un cambio che pareva giusto: terra in cambio di cemento e di ricchezza»
Solo Tosi e il suo amico di cazzuola Giacino sono rimasti fedeli al principio che è il cemento a creare ricchezza.
La città pesante
Si avvicinano le elezioni, i contendenti affilano le spade.
Nel dibattito che il PD ha aperto, in modo meritorio, per disegnare il futuro di Verona c’è un pericolo da evitare. Quello di disperdersi nei mille rivoli delle singole materie perdendo di vista il cuore del programma. Che è disegnare il futuro della città in modo alternativo rispetto alla ‘visione Tosiana’. Non si può solo inseguire ciascuna singola scelta della Giunta criticandola a priori, anche quando questa non è sbagliata, come la sponsorizzazione della mostra Cignaroli/Tiepolo.
Nella testa di Tosi e dei suoi il futuro è basato sul mattone. A Nord col traforo e a Sud con il Piano degli interventi in ZAI, senza contare la Valpantena e S. Massimo, lo sviluppo viene dettato dalla cementificazione del territorio con nuove costruzioni e interventi connessi. Il volto della città cambierà totalmente, in modo irreversibile.
Altre città storiche – come ad esempio Firenze – hanno deciso di non costruire più e di dedicarsi alla riqualificazione del centro e delle periferie. Tosi ha deciso di slegare i cani della speculazione edilizia troppo a lungo chiusi in gabbia dalle precedenti Giunte comunali.
A questa strategia - che si può a ragione definire di Destra – la Sinistra veronese non mi pare abbia saputo finora contrapporre una propria visione alternativa. Quale è dunque la Verona che i partiti oggi all’opposizione vorrebbero realizzare? E’ questa la domanda chiave da porsi in relazione ad un programma comune della Sinistra da presentare alle prossime elezioni.
Al cittadino che andrà a votare occorre far sapere che c’è una logica alternativa a quella della città ‘pesante’, coll’ansa dell’Adige accerchiata (e strangolata) da una muraglia di nuovi insediamenti nati senza una logica di piano (che, ad esempio, coinvolgesse anche i paesi limitrofi).
Al cittadino che andrà a votare occorre spiegare che quella del mattone privato è una logica perdente sotto tutti i punti di vista: è antistorica perchè nei momenti di crisi si deve pensare alla riqualificazione dell’esistente, è antieconomica perchè spreca risorse ambientali ed energetiche, è superata anche dal punto di vista industriale perchè si basa sull’attività edilizia che non porta nè innovazione nè posti di lavoro stabili. Chi andrà ad abitare in tutti i nuovi vani che formano quell’arlecchinata urbanistica chiamata col nome pomposo di ’Piano degli Interventi’ ?
In un prossimo post cercherò di anteporre alla tosiana Verona pesante la mia idea di una città diversa, a misura dei cittadini ed in grado di aprirsi al futuro.
Menare necesse est, la ricetta di Tosi
Il sindaco sceriffo di Verona ne ha combinata un’altra delle sue. No, non ha emanato ordinanze per impedire per multare chi scoreggia o si pulisce il naso con le dita in pubblico.
Tosi presidente di Federcaccia (sì perché in omaggio al suo carattere manesco il sindaco è anche questo) ha colpito di rimbalzo con una scarica di pallini un cosiddetto “osservatore” durante una partita di caccia in una riserva di Zonin, noto proletario padano.
Come successo in occasione della furbata di Milano dove aveva parcheggiato in sosta vietata mettendo in allarme polizia urbana e perfino il ministro Maroni (altro furbo), come successo quando ha avuto un incidente sull’autostrada a 190 chilometri all’ora e gli è stata cancellata la multa, il sindaco-sceriffo ancora una volta riesce a minimizzare l’accaduto con l’aiuto compiacente dei cosiddetti media che sono sempre disposti a chiudere un occhio di fronte al giamburrasca della politica.
Pur se condannato per razzismo e protagonista di vicende tutt’altro che edificanti, i media fanno a gara ad ospitarlo specialmente quelli “di sinistra”, perché è furbo, spregiudicato e buca lo schermo e le pagine…
Così godono a sentirlo dire, a proposito dei fatti di sabato a Roma “la polizia deve poter menare come succede in Inghilterra, in Irlanda o in Germania; oggi invece ha troppa paura di finire a processo dai magistrati come è successo a Genova. Eccezion fatta per la Diaz. La polizia se deve menare, deve poter menare”… magari sparando pallini, aggiungiamo noi.
Così il sindaco-sceriffo di cui i posteri ricorderanno le stesse realizzazioni della sindaca Sironi, cioè nulla, riesce a gabbare, come la forza politica di cui fa parte, tanti cittadini che non vedono l’ora di esserlo.
Alla prossima… sparata.
p.s. Quando sono quelli dell’Hellas a menare i poliziotti (come è successo dopo l’incontro con la Nocerina) il sindaco tace: quei bravi ragazzi della curva non vanno toccati.
ArtVerona 2011, la polemica è d’obbligo
Anche se la location è squallida – il padiglione dedicato in Fiera è distante dall’entrata e si raggiungeva dopo aver passato un deserto di cemento – ArtVerona è sempre un bel vedere.
Ogni anno c’è una polemica, vera o inventata, com’è giusto che sia per una mostra di artisti e gallerie. Stavolta il protagonista è stato un fotomontaggio che mette insieme la croce uncinata, il fascio littorio e il sole della Lega. La provocazione ci può anche stare, sul valore storico/artistico della cosa i dubbi sono legittimi. Stesso discorso per la ‘Madonna col Mitra’ una statua esposta coll’intento di far parlare di sè.
Ecco un piccolo reportage fotografico di quello che mi ha colpito:
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Si trattano così i clienti?
Che gli industriali, da Mercegaglia a Bolla siano interessati alle privatizzazioni delle utilities pubbliche è facile da capire.
Papparsi ad esempio una AGSM (principale società di servizi sul territorio) con tanto di incassi garantiti, monopolio del mercato, tariffe autoimposte sarebbe davvero un bel boccone, in questi tempi grami. Ma che gli industriali siano in grado di gestire i beni della comunità meglio dei politici è tutto da dimostrare.
Gli industriali veronesi non hanno particolari benemerenze da vantare. Tutte le grandi infrastrutture della Verona del passato, dalla Fiera alle autostrade, dall’Aeroporto al Quadrante Europa e all’Università furono create dalla lungimiranza degli amministratori
pubblici di allora con gli industriali veronesi che stavano alla finestra o addirittura remavano contro!
Nulla ci fa capire che oggi le cose siano cambiate. Non ci pare di vedere tra i tycoons veronesi gente che si sia mossa con finalità generali o di interesse pubblico (salvo pochissimi). E gestire i servizi pubblici non vuol dire solo ingrassare il proprio portafoglio.
Certo è che se l’AGSM si fa notare solo per la sponsorizzazione all’Hellas e per negare le carte ai consiglieri comunali, allora uno pensa che un privato avrebbe più rispetto dei propri clienti (nonchè comproprietari, come sono i veronesi nel caso di AGSM).














