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Museo della Lirica? Il duo Tosi-Biasi fa spettacolo

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Menomale che qualcuno si è mosso.

Non gli intellettuali/professori veronesi – che hanno terrore di perdere i finanziamenti della Fondazione – non i giornalisti – stendiamo un velo pietoso sulla categoria – ma i politici, ebbene sì, i tanto disprezzati politici veronesi che finalmente hanno parlato di cultura e patrimonio veronese.

Franchetto, Bonfante e Fasoli consiglieri regionali hanno presentato un’interrogazione chiedendo “A chi giova il Museo della Lirica (a Palazzo Forti)”?

I bravi consiglieri si sono fermati alle questioni economiche, è vero: la Fondazione Arena già piena di debiti dovrebbe pagare l’affitto al Comune per allestire e gestire un fantomatico museo fatto…coi costumi & allestimenti delle opere areniane.

Nessuno nutre rispetto delle volontà testamentarie di Achille Forti – che immaginava, nel caso il Palazzo non potesse contenere interamente la Galleria d’Arte Moderna, la destinazione del pianoterra ad aule dell’Accademia Cignaroli. Palazzo Forti è di per sè un museo di vita nobiliare del settecento e ottocento che andrebbe aperto ai veronesi per mostrare come vivevano i ‘signori’ del tempo, con gli arrredi originali.

Ma la domanda fatta dai consiglieri regionali è pertinente:

A chi giova la destinazione di un ’piccolo Museo inutile’ a Palazzo Forti. Il resto del Palazzo cosa diventerà?

La domanda fa il paio con l’altra: a chi giova lo spostamento del Museo di Storia Naturale? Cosa ne sarà della storica sede di Palazzo Pompei sul Lungadige?

 

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April 22nd, 2012 alle 9:48 am

Comincia l’ambaradan!

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La crisi morde, il pan ci manca ma i soldi per le elezioni si trovano sempre.

Comincia il buon Tosi con un poster 6×3 che lo proclama come ‘il sindaco di tutti i veronesi’.  Non è vero, ma non importa.

Guarda caso il manifesto è vicino all’Hotel Lux, una delle sconcezze di questa Giunta: una strada pubblica chiusa al traffico per favorire un privato, al quale già era stato permesso di costruire in deroga.

A proposito di campagna elettorale, si dice che il sindaco abbia messo da parte parecchi soldini per finanziarsi la pubblicità: siamo convinti che ne darà resoconto dettagliato alla fine di questa tornata elettorale…

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March 16th, 2012 alle 7:09 am

Niente cultura, niente sviluppo

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Riportiamo uno stralcio dell’articolo di Roberto Napoletano sul Sole 24 ore di Domenica 19 febbraio.

Con la cultura non si mangia, ha sostenuto più di un ministro qualche tempo fa, ma di certo con l’ignoranza si vive male e, soprattutto, si ipoteca un futuro di miseria per i nostri giovani.

Non comprendere come i luoghi dell’economia e della cultura si intreccino e si alimentino tra di loro, in particolare in Italia, è il segno più evidente di una miopia che ha pesato (e pesa ancora) come un macigno su un disegno di sviluppo che voglia durare più di qualche generazione.

Il nove dicembre del ’46 Alcide De Gasperi tenne un discorso importante alla Scala a Milano. Parlò a lungo di economia e di ricostruzione, aveva a cuore «l’Italia dei nostri lavoratori, l’Italia del popolo italiano dalle molte vite, sperse in tutto il mondo in nome della fede, del lavoro, della cultura». La sua presenza lì era già un programma, “parlava” da sola. Ci ricordava quello che aveva più volte sostenuto: «Una è la nostra forza, la forza del lavoro e della cultura italiana, associate nella consapevolezza della nostra particolare civiltà».

Quest’uomo era alle prese con le macerie del dopoguerra ma capiva l’importanza della cultura e dei suoi simboli per lo sviluppo: il soffitto e le pareti della Scala ricostruiti custodivano ancora le note dell’ultimo concerto di Toscanini, mettevano insieme musica ed economia, cultura e speranza, il sogno riuscito del riscatto di un Paese.

Lo tengano presente le forze politiche che vogliono governare Verona nella prossima legislatura comunale: la cultura non è uno sfizio di pochi, se associata al turismo è la vera chiave dello sviluppo di questa città.

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February 23rd, 2012 alle 6:04 pm

Smart City è…

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Come promesso nel Post sulla Città Pesante vi propongo una prima riflessione – che ha coinvolto moltissime Città europee firmatarie del Patto dei Sindaci lanciato nel 2008 dalla Commissione Ue – sul futuro possibile della città sostenibile, la cosiddetta smart city.

Le smart cities possono essere identificate grazie ad almeno cinque dimensioni principali:

Mobilità
Una città smart è una città in cui gli spostamenti sono agevoli, che garantisce una buona disponibilità di trasporto pubblico innovativo e sostenibile, che promuove l’uso dei mezzi a basso impatto ecologico come la bicicletta, che regolamenta l’accesso ai centri storici privilegiandone la vivibilità (aree pedonalizzate); una città smart adotta soluzioni avanzate di mobility management e di infomobilità per gestire gli spostamenti quotidiani dei cittadini e gli scambi con le aree limitrofe.

Ambiente
Una città smart promuove uno sviluppo sostenibile che ha come paradigmi la riduzione dell’ammontare dei rifiuti, la differenziazione della loro raccolta, la loro valorizzazione economica; la riduzione drastica delle emissioni di gas serra tramite la limitazione del traffico privato, l’ottimizzazione delle emissioni industriali, la razionalizzazione dell’edilizia così da abbattere l’impatto del riscaldamento e della climatizzazione; la razionalizzazione dell’illuminazione pubblica; la promozione, protezione e gestione del verde urbano; lo sviluppo urbanistico basato sul risparmio di suolo, la bonifica delle aree dismesse.

 Turismo e cultura
Una città smart promuove la propria immagine turistica con una presenza intelligente sul web; virtualizza il proprio patrimonio culturale e le proprie tradizioni e le restituisce in rete come bene comune per i propri cittadini e i propri visitatori; usa tecniche avanzate per creare percorsi e mappature tematiche della città e per renderle facilmente fruibili; promuove un’offerta coordinata ed intelligente della propria offerta turistica in Internet; offre ai turisti un facile accesso alla rete e dei servizi online in linea con le loro esigenze.

Economia della conoscenza e della tolleranza
Una città smart è un luogo di apprendimento continuo che promuove percorsi formativi incentrati sulle necessità di ciascuno; un città smart offre un ambiente adeguato alla creatività e la promuove incentivando le innovazioni e le sperimentazioni nell’arte, nella cultura, nello spettacolo; si percepisce e si rappresenta come un laboratorio di nuove idee; privilegia la costruzione di una rete di reti non gerarchica, ma inclusiva, in cui i vari portatori di interesse e le loro comunità possano avere cittadinanza e voce; sviluppa alleanze con le università, ma anche con le agenzie formative informali; dà spazio alla libera conoscenza e privilegia tutte le forme in cui il sapere è libero e diffuso.

Trasformazioni urbane per la qualità della vita
Una città smart ha una visione strategica del proprio sviluppo e sa definire in base a questa scelte e linee di azione; considera centrale la manutenzione del suo patrimonio immobiliare e la sua efficiente gestione e usa tecnologie avanzate per questo obiettivo; fonda la propria crescita sul rispetto della sua storia e della sua identità e privilegia il riuso e la valorizzazione dell’esistente in un rinnovamento che si basa sulla conservazione; nel suo sviluppo fisico crea le condizioni per promuovere la coesione e l’inclusione sociale ed elimina le barriere che ne impediscono la sua completa accessibilità per tutti i cittadini.

Verona è stata una delle prime firmatarie del Patto dei Sindaci, nel lontano 2008. Ad oggi quali sono – secondo voi – i buoni propositi che sono stati portati a compimento?

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January 19th, 2012 alle 8:55 pm

Il sindaco ‘buono’

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Mentre il sindaco sceriffo leghista (condannato insieme ad altri sodali per razzismo, caporione dei tentativi di aggressione al campo rom di Boscomantico e alla chiesa di san Tommaso, ecc.), parlava in Piazza Bra contro il razzismo, complice lo sconcertante atteggiamento favorevole dei migranti e cioè delle sue vittime preferite (oltre ai terroni, rom…) l’ufficio stampa del Comune di Verona provvedeva a ripristinare attraverso questo comunicato la vera natura di questa amministrazione comunale:

POLIZIA MUNICIPALE: MULTATO VENDITORE AMBULANTE
Un venditore 49enne di origini pakistane e residente in città è stato multato questa mattina dai Vigili di quartiere perché fermato all’interno del mercato rionale di piazza Martiri d’Istria e Dalmazia mentre vendeva girandole colorate giocattolo. L’uomo, in possesso di regolare autorizzazione rilasciata dal Comune di Verona per la vendita in forma itinerante, avrebbe dovuto ottenere un posteggio all’interno del mercato oppure effettuare l’attività ad almeno 500 metri di distanza, come previsto dal regolamento comunale sul commercio nelle aree pubbliche. 1.032 euro la sanzione applicata dagli agenti, a tutela del regolare svolgimento delle attività commerciali all’interno del mercato.

Il neretto sulle parole “di origini pakistane” lo abbiamo messo noi e la domanda che poniamo è: se non fosse stato “di origini pakistane” (o senegalesi, albanesi, cinesi, ecc.) avrebbe avuto l’onore di un comunicato stampa del Comune?

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December 22nd, 2011 alle 7:04 pm

La Verona dei socialisti – atto primo: intervista a Giulio Segato

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Αbbiamo deciso di raccontare la storia dei socialisti ‘che hanno fatto Verona’ quando abbiamo capito, io e Roberto Buttura, che nessuno la conosceva. Sono nate così le interviste ai personaggi cui la nostra città deve gratitudine eterna perchè con le loro scelte coraggiose ci hanno consegnato la Verona di oggi, una città vivibile ed economicamente ancora fiorente nonostante la crisi. I tre primi intervistati – Giulio Segato, Libero Cecchini e Gianfranco Bertani – con diverse  responsabilità amministrative, hanno avuto un ruolo decisivo nella rinascita di Verona dopo le grandi distruzioni delle seconda guerra mondiale. Nelle interviste si potranno anche sentire dalla viva voce dei protagonisti gli episodi e le storie commoventi di una città ferita ed umiliata che ha saputo risollevarsi e guardare avanti sapendo coniugare sviluppo e solidarietà: un esempio importante per guardare al futuro di Verona con ottimismo facendo tesoro del proprio passato.

Atto primo: intervista a Giulio Segato

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December 15th, 2011 alle 7:52 am

Meglio il vecchio albergo che il nuovo Hotel 5 stelle

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Breve ma intensa immersione nella sanità veronese. Mi hanno fatto un piccolo intervento chirurgico a Borgo Roma e ho visitato un parente al Polo Confortini.

Sì lo so che non bastano due esperienze spot a dare un giudizio equilibrato su un tema così complesso come la situazione degli ospedali, però qualche idea me la sono fatta.

In sintesi: meglio il vecchio albergo che il nuovo Hotel 5 stelle.

A Borgo Roma ci saranno i bagni in corridoio e qualche muro con la crepa, ma l’efficienza complessiva mi sembra davvero superiore. Per le analisi pre-operatorie non ho aspettato mai più di un quarto d’ora per ciascuna. In tutto un paio di ore tra prelievo e lastre. Aggiungo la qualità professionale ed umana del personale (medici, infermiere e tecnici di laboratorio). In 3 giorni tra analisi ed intervento avrò colloquiato con una ventina di persone – che non avevo mai visto prima -  e nessuno dico nessuno che non sia stato cortese, disponibile e professionale.

Al Grande Polo Confortini invece l’impressione è che ci sia molta strada da percorrere per portarlo a livelli di sostenibile efficienza. Già l’entrata – un faraonico festival di marmo bianco e rosso  Verona – fa pensare più ad un’opera di regime che ad un ospedale.

I portoni d’ingresso pesantissimi hanno già provocato vittime e sono effettivamente duri da aprire per chi ha qualche handicap. Non c’è nessuno in ogni caso ad aiutare, come nessuno sta all’interno del ‘tornacoro’ che dovrebbe essere il centro di informazioni. La denuncia di grosse inefficienze in settori chiave (come l’approvvigionamento del sangue, la sterilizzazione dei strumenti chirurgici e soprattutto la sottoutilizzazione delle numerosissime sale operatorie) è talmente diffusa che ne ha parlato perfino l’Arena, sempre ossequiosa verso i potenti.

“Un ospedale fatto dagli ingegneri gestionali e non dai medici e i pazienti – dice chi ci vive dentro – in cui agli errori di progettazione (vedi anche la mancanza di parcheggi) si aggiungono quelli di gestione quotidiana. Sopra tutto comanda una burocrazia cieca e rigida che mette al centro le procedure e non il paziente”

Mi pare che lo stesso raggruppamento di imprese che ha fatto il Polo Confortini – con l’onnipresente studio Altieri – si sia aggiudicato anche la nuova Maternità di Borgo Trento e la ristrutturazione del Monoblocco di Borgo Roma. Facciamoci il segno della croce.

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December 11th, 2011 alle 7:10 pm

Andar per musei (moderni)

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Tanto per capire quanto sia abissale la differenza tra un museo moderno e uno tradizionale (come ad esempio il Museo di Scienze Naturali di Verona) basta fare un salto a Bolzano e a Merano e gustarsi il Museo dell’Otzi e quello del Turismo.

Il Museo dell’Uomo di Ghiaccio a Bolzano è lo straordinario esempio di come si possa costruire una esposizione interessante grazie all’interattività, alla compresenza di diverse tecniche espositive (video, audio, ricostruzioni al naturale) e all’uso di scienze diverse come la medicina, l’etnografia, perfino la tecnica del ‘giallo’ per ricostruire la morte di Otzi. Intorno ad un solo argomento – il ritrovamente di un guerriero mummificato di 4.000 anni fa – si è realizzato un museo di tre piani assolutamente imperdibile per grandi e piccoli visitatori.

Il Touriseum di Merano è dedicato alla nascita e sviluppo del turismo in Alto Adige. Ancora più originale del Museo di Bolzano, offre un percorso pieno di sorprese per ripercorrere la storia di un secolo di turismo. Le tecniche usate sono ancora più originali e coinvolgenti. C’è perfino un flipper lungo dieci metri con tanti dettagli spiritosi: la pallina andrà sulle piste da sci o in un ospedale pieno di gambi ingessate?

Sia Bolzano che Merano hanno una precisa strategia per offrire il meglio ai turisti, fatta di servizi, informazioni, offerte ‘su misura’ a partire dai trasporti.

In poche parole l’Alto Adige ha imparato a vendere la propria immagine e Verona no. Forse perchè si considera troppo bella per darsi da fare?

 Il guerriero ricostruito
a grandezza naturale
 L’entrata al Museo
di Bolzano
 La mummia conservata
nella cella frigorifera
   
 Il baule della turista  L’Isetta e la Vespa  Il sindaco che parla

 

Tra le curiosità raccolte nel Touriseum di Merano ho trovato
questo inedito manifesto su di un Vermouth di Verona
della Ditta Andreoli di cui non avevo mai sentito parlare…

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November 20th, 2011 alle 8:36 pm

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L’amico di cazzuola

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Perfino Zaia se ne accorto che il territorio veneto è stato troppo cementificato.

«Per molti anni» ha detto «è stato fatto un cambio che pareva giusto: terra in cambio di cemento e di ricchezza»

Solo Tosi e il suo amico di cazzuola Giacino sono rimasti fedeli al principio che è il cemento a creare ricchezza.

 

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November 6th, 2011 alle 9:13 pm

La città pesante

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Si avvicinano le elezioni, i contendenti affilano le spade.

Nel dibattito che il PD ha aperto, in modo meritorio, per disegnare il futuro di Verona c’è un pericolo da evitare. Quello di disperdersi nei mille rivoli delle singole materie perdendo di vista il cuore del programma. Che è disegnare il futuro della città in modo alternativo rispetto alla ‘visione Tosiana’. Non si può solo inseguire ciascuna singola scelta della Giunta criticandola a priori, anche quando questa non è sbagliata, come la sponsorizzazione della mostra Cignaroli/Tiepolo.

Nella testa di Tosi e dei suoi il futuro è basato sul mattone.  A Nord col traforo e a Sud con il Piano degli interventi in ZAI, senza contare la Valpantena e S. Massimo, lo sviluppo viene dettato dalla cementificazione del territorio con nuove costruzioni e interventi connessi. Il volto della città cambierà totalmente, in modo irreversibile.

Altre città storiche – come ad esempio Firenze – hanno deciso di non costruire più e di dedicarsi alla riqualificazione del centro e delle periferie.  Tosi ha deciso di slegare i cani della speculazione edilizia troppo a lungo chiusi in gabbia dalle precedenti Giunte comunali.

A questa strategia - che si può a ragione definire di Destra – la Sinistra veronese non mi pare abbia saputo finora contrapporre una propria visione alternativa. Quale è dunque la Verona che i partiti oggi all’opposizione vorrebbero realizzare? E’ questa la domanda chiave da porsi in relazione ad un programma comune della Sinistra da presentare alle prossime elezioni.

Al cittadino che andrà a votare occorre far sapere che c’è una logica alternativa a quella della città ‘pesante’, coll’ansa dell’Adige accerchiata  (e strangolata) da una muraglia di nuovi insediamenti nati senza una logica di piano (che, ad esempio, coinvolgesse anche i paesi limitrofi).

Al cittadino che andrà a votare occorre spiegare che quella del mattone privato  è una logica perdente sotto tutti i punti di vista: è antistorica perchè nei momenti di crisi si deve pensare alla riqualificazione dell’esistente, è antieconomica perchè spreca risorse ambientali ed energetiche, è superata anche dal punto di vista industriale perchè si basa sull’attività edilizia che non porta nè innovazione nè posti di lavoro stabili. Chi andrà ad abitare in tutti i nuovi vani che formano quell’arlecchinata urbanistica chiamata col nome pomposo di ’Piano degli Interventi’ ?

In un prossimo post cercherò di anteporre alla tosiana Verona pesante la mia idea di una città diversa, a misura dei cittadini ed in grado di aprirsi al futuro.

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November 1st, 2011 alle 7:46 pm